4 Ottobre 2007

Un boccale di Scienza

Scritto da Matteo Aversano

Steampunk beerLa Scienza si annida e si cela in ogni aspetto della nostra vita; negli interruttori che premiamo, negli strumenti che utilizziamo e anche nei boccali che alziamo. Sì, anche lì.

Alla relativa semplicità con cui si ottiene il vino si affiancano, infatti, la scienza e la tecnica della produzione della birra: se nel primo caso la pigiatura dell’uva e la fermentazione rappresentano la sostanza del procedimento, nel caso della birra la questione si fa più complessa, a partire dagli ingredienti: frumento, mais, riso… E poi lievito, sino a comprendere l’intera strumentazione dal look steampunk necessaria perché tutti questi elementi si tramutino nella bevanda in questione.

Ma se l’alcol della birra incontrasse l’alcol del vino? Se, ad esempio, si tentassero di incrociare birra e moscato? È proprio questa la sfida lanciata dal Festival della Scienza: con un incontro svoltosi il primo ottobre presso le distillerie del Bìcu, Magazzini del Cotone, sì è dato il via a un curioso esperimento che unisce “il sacro e il profano” dell’enogastronomia: creare una birra al moscato.

Il compito è arduo, e per nulla banale. La chimica sancisce che da tutto ciò che contiene zuccheri si possa ricavare alcol; il problema, però, è che nel caso del vino, e nel nostro caso specifico del Moscato, la fermentazione dei mosti è esclusivamente una questione di tempo, ma lo stesso non può dirsi dei cereali dai quali si ottiene la birra: luppolo, malto e simili non fermentano autonomamente, bensì è l’intervento umano a dare il via a questa trasformazione. Calibrare, quindi, le due variabili dell’equazione alcolica è la difficoltà maggiore che ci si trova ad affrontare.

Per riuscire nell’impresa è stato messo assieme un team che riunisce entrambe le anime oggetto dell’esperimento: Giuseppe Merlino e Giampiero Marrone. Il primo è il proprietario del Ristorante - Fabbrica della Birra Bìcu, mentre il secondo è produttore di vino moscato del comune di La Morra; il dinamico duo è stato inoltre supportato dall’esperienza di Marino Giordani, Presidente dell’Associazione Italiana Sommelier Liguria, e David Mc Kenzie Bell, un solare personaggio di origine scozzese, una persona con una storia alle spalle, una storia che ci porta sino in Arabia Saudita. Laggiù, nelle cantine dell’ambasciata britannica, Mc Kenzie produsse birra per sé e per i compagni della squadra di rugby, importando legalmente il luppolo, distillando (e bevendo) fino a 150 litri di birra alla settimana.

I locali del Bìcu sono la sede dell’esperimento, che durerà diciotto mesi; al termine del periodo necessario per la fermentazione, circa venticinque giorni, sarà lo stesso pubblico del Festival a giudicare se il tentativo di creare una birra dal forte profumo di moscato sia andato a buon fine. Accanto a questa sfida troviamo anche un’altra curiosità: la creazione di una birra tutta al femminile, dedicata alle donne; la birra così prodotta avrà una minore gradazione alcolica ma anche un gusto più dolce e un profumo più ricco, con il quale confrontare la “birra moscata” e valutarne il successo.

L’attesa terminerà con l’inizio del Festival e, sicuramente, il 27 ottobre, in concomitanza con una festa rock che si preannuncia già grande, le due birre sperimentali made in Bìcu vedranno la luce.

Nel laboratorio sulla birra, inoltre, gli animatori illustreranno al pubblico le fasi della preparazione e della lavorazione che porteranno al risultato dell’esperimento.

Non resta che attendere e preparare i boccali, magari scherzando sulle parole di Marino Giordani che hanno così concluso l’incontro d’avvio dell’esperimento:

“Chi beve birra campa cent’anni” “E chi beve vino?” “Non muore mai!”

La Birra sarà protagonista del Festival in tre eventi:
La birra del Festival
La chimica e la fisica della birra
La chimica e la fisica della birra e del vino

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