La mente del Samurai
Qui gioco in casa, lo so, e non sono nemmeno del tutto imparziale, guidato da una passione decennale per il mondo delle arti marziali. Ma, diciamocela tutta, è anche uno dei vantaggi per cui posso parlare senza freni dell’evento La mente del Samurai, che si tiene all’ultimo piano, il quinto, dei Magazzini dell’abbondanza al porto antico.
Dicevo, a proposito della conferenza di ieri al Bìcu, che i bambini non sono fatti per i talk, gli incontri frontali, ma vogliono usare le mani, il loro corpo, sperimentare, vedere e sentire direttamente, fare esperienza. E, infatti, sul tatami de La mente del Samurai, una quarantina di bambini stamane si divertivano a provare le tecniche di Judo che i Maestri dimostravano loro con pazienza, aiutati dagli animatori.
Poco più in là, per una scolaresca liceale chiavarese, la lezione era un po’ più complessa, e sicuramente più concettuale che pratica: rapporti tra vista, cervello e riflessi, su come i nostri muscoli varino il “loro impegno” a seconda della situazione in cui ci troviamo. Nonostante ciò, e nonostante un isolato commento di chiusura “…speravo si menasse qualcuno”, i ragazzi si sono mostrati attenti e interessati, coinvolti dalla lezione - laboratorio.
Le arti marziali sono efficaci solo quando sanno sfruttare appieno i vincoli e i “trucchi” che la natura, del nostro corpo e dell’ambiente, ci offre. Sbilanciare l’avversario, legarne i movimenti sfruttando la sua spinta, la sua forza e le sue articolazioni, sono tutte tecniche che si basano su precise leggi fisiche, a partire dal baricentro corporeo sino ai vettori delle forze.
Omar è entusiasta di come sta andando quest’edizione: l’apertura del laboratorio, nonostante la gelida e piovosa accoglienza genovese, ha già visto più di trecento persone calcare il tatami, un risultato notevole che non può che sottolineare il successo di un progetto che si ripete edizione dopo edizione, grazie alla sua originalità ed eterogeneità, sia nelle arti proposte (judo, karate, aikido, ma anche molte provenienti dall’antica Cina, come il tai-chi) che nell’idea di affiancare la teoria del movimento ad un campo di applicazione affascinante ed esotico come quello delle arti marziali.
Come sempre, inoltre, non si impara un metodo per ferire e danneggiare il prossimo, bensì una maggiore consapevolezza delle potenzialità del nostro corpo e, soprattutto, un rapporto di rispetto con il nostro “avversario”, che in questo caso potremmo definire a tutti gli effetti un compagno di laboratorio.
Ancora complimenti e… Os!


Come sapete la vodka ha una gradazione alcolica di circa 40 gradi. Perché proprio 40? Ovviamente c’è una spiegazione scientifica, per la quale vi rimando alle ricerche personali. Quella di colore fornita da Andrei invece va assolutamente riportata qui. Accade, circa nel millecinquecento, che in Russia il non troppo simpatico Ivan il Terribile decide di monopolizzare la produzione della vodka, fino ad allora deputata alle singole osterie. L’inevitabile incremento dei costi, quindi, costrinse i baristi ad allungare l’amato nettare con l’acqua, in modo da limitare i danni.








