26 Ottobre 2007

La mente del Samurai

Scritto da Matteo Aversano

OndaQui gioco in casa, lo so, e non sono nemmeno del tutto imparziale, guidato da una passione decennale per il mondo delle arti marziali. Ma, diciamocela tutta, è anche uno dei vantaggi per cui posso parlare senza freni dell’evento La mente del Samurai, che si tiene all’ultimo piano, il quinto, dei Magazzini dell’abbondanza al porto antico.

Dicevo, a proposito della conferenza di ieri al Bìcu, che i bambini non sono fatti per i talk, gli incontri frontali, ma vogliono usare le mani, il loro corpo, sperimentare, vedere e sentire direttamente, fare esperienza. E, infatti, sul tatami de La mente del Samurai, una quarantina di bambini stamane si divertivano a provare le tecniche di Judo che i Maestri dimostravano loro con pazienza, aiutati dagli animatori.

Poco più in là, per una scolaresca liceale chiavarese, la lezione era un po’ più complessa, e sicuramente più concettuale che pratica: rapporti tra vista, cervello e riflessi, su come i nostri muscoli varino il “loro impegno” a seconda della situazione in cui ci troviamo. Nonostante ciò, e nonostante un isolato commento di chiusura “…speravo si menasse qualcuno”, i ragazzi si sono mostrati attenti e interessati, coinvolti dalla lezione - laboratorio.

Le arti marziali sono efficaci solo quando sanno sfruttare appieno i vincoli e i “trucchi” che la natura, del nostro corpo e dell’ambiente, ci offre. Sbilanciare l’avversario, legarne i movimenti sfruttando la sua spinta, la sua forza e le sue articolazioni, sono tutte tecniche che si basano su precise leggi fisiche, a partire dal baricentro corporeo sino ai vettori delle forze.

Omar è entusiasta di come sta andando quest’edizione: l’apertura del laboratorio, nonostante la gelida e piovosa accoglienza genovese, ha già visto più di trecento persone calcare il tatami, un risultato notevole che non può che sottolineare il successo di un progetto che si ripete edizione dopo edizione, grazie alla sua originalità ed eterogeneità, sia nelle arti proposte (judo, karate, aikido, ma anche molte provenienti dall’antica Cina, come il tai-chi) che nell’idea di affiancare la teoria del movimento ad un campo di applicazione affascinante ed esotico come quello delle arti marziali.

Come sempre, inoltre, non si impara un metodo per ferire e danneggiare il prossimo, bensì una maggiore consapevolezza delle potenzialità del nostro corpo e, soprattutto, un rapporto di rispetto con il nostro “avversario”, che in questo caso potremmo definire a tutti gli effetti un compagno di laboratorio.

Ancora complimenti e… Os!

26 Ottobre 2007

Splendida Jane

Scritto da Federico Fasce

Che fosse una conferenza imperdibile, lo sapevamo.
Jane Goodall è un personaggio di uno spessore tale che sarebbe riuscita a togliere il fiato alla platea anche restando in silenzio per due ore.
La conferenza di Jane Goodall
Ambasciatrice di pace delle Nazioni Unite, una vita straordinaria spesa a studiare il comportamento dei primati, vivendo con loro, condividendo tutti gli aspetti delle comunità di questi straordinari animali, Jane è una signora piccola piccola, con un viso dolce che il tempo non ha coperto. Racconta la sua storia con uno squisito accento inglese (e che peccato vedere ancora tante persone con le cuffie affidarsi alla traduzione simultanea perdendo, inevitabilmente, un po’ di spontaneità), come se fosse la cosa più normale del mondo.

Ma ogni singolo aspetto della sua vita è invece incredibile: dalla partenza alla volta dell’Africa per inseguire un sogno, combattendo la diffidenza di una società che di certo non vedeva di buon occhio una donna come Jane, alla scoperta - sensazionale - della capacità degli scimpanzé di costruire oggetti, scoperta che getta una nuova luce nello studio dei primati.

Davvero un peccato non poter restare fino alla fine. Ma ancora più triste è vedere la sala del Maggior Consiglio non così affollata come si vorrebbe per un’occasione più unica che rara.

26 Ottobre 2007

Internet e diari online

Scritto da Marina Rossi

L’AREA BLOG allestita nella Loggia della Mercanzia in piazza Banchi viene inaugurata oggi pomeriggio alle 15.30 è l’occasione per conoscere da vicino internet e il mondo dei diari online. Sul palco scienziati, blogger ed esperti di cultura digitale si alternano presentando argomenti e dibattiti e interagendo con i presenti…

Da: Il Secolo XIX

26 Ottobre 2007

Ivan e la vodka

Scritto da Federico Fasce

Riprendo per un attimo la conferenza di ieri mattina (la chimica e la fisica della birra e del vino) della quale il mio compare ha già parlato in maniera esaustiva, per raccontarvi un simpatico aneddoto sulla vodka raccontato da Andrei Varlamov.

IvanCome sapete la vodka ha una gradazione alcolica di circa 40 gradi. Perché proprio 40? Ovviamente c’è una spiegazione scientifica, per la quale vi rimando alle ricerche personali. Quella di colore fornita da Andrei invece va assolutamente riportata qui. Accade, circa nel millecinquecento, che in Russia il non troppo simpatico Ivan il Terribile decide di monopolizzare la produzione della vodka, fino ad allora deputata alle singole osterie. L’inevitabile incremento dei costi, quindi, costrinse i baristi ad allungare l’amato nettare con l’acqua, in modo da limitare i danni.
La cosa, ça va sans dire, oltre a far decadere la qualità globale della vodka, faceva innervosire non poco i sudditi del primo Zar della storia. Sapete come sono i russi con la vodka, no?
Il buon (!) Ivan, allora, trova la soluzione. I liquidi alcolici bruciano ad esattamente trentotto gradi. Quindi, in maniera empirica, ma non certo senza una certa intelligenza di fondo, il sovrano decreta che, qualora un oste venga sorpreso a servire una vodka che non riesca a prender fuoco, l’avventore può vantare sul disonesto il diritto a picchiarlo finché vuole.
Dura la vita, a quei tempi. Non c’è che dire.