27 Ottobre 2007

Gli Ig Nobel alla Loggia

Scritto da Marina Rossi

I Premi Ig Nobel sono per la scienza ciò che i Monty Python rappresentano per il cinema. Per esempio, la velocità di una rondine che trasporta una noce di cocco potrebbe ispirare una delle bizzarre ricerche che ogni anno vengono insignite del prestigioso e insolito premio.

Ig Nobel e Blogger

I premi IgNobel onorano i risultati scientifici che fanno sorridere la gente, per portarla poi a riflettere più seriamente.

Però in realtà c’è poco da scherzare. Si tratta sì di un evento irriverente – anche nei modi in cui viene presentato – ma raccoglie veri lavori scientifici. Gli Ig Nobel nascono infatti dal fecondo mondo del MIT che, per i primi quattro anni li ha ospitati. Oggi, dopo diciassette anni di esperienza, i premi sono accolti dall’Università di Harvard.

La chiacchierata scorre piacevole. Marc Abrahams, Kees Moeliker e Ruurd de Jong sono presenti al tavolo dei blogger rispondendo alle nostre curiosità sull’altrettanto curioso evento. Qual è l’obiettivo degli Ig Nobel? Avvicinare le persone alla scienza, ma anche avvicinare la scienza alle persone, rendendo più umano un mondo che troppo spesso viene considerato intoccabile; in Italia come in tutto il mondo.

Scienza non è solo paroloni e formule complicate, ma soprattutto stravaganza e storie da raccontare. In Inghilterra, paese che accoglie sempre molti eventi degli Ig Nobel, le persone sono fiere della propria eccentricità. In Italia invece c’è ancora molta ritrosia.

Alla fine, Kees si è rivelato essere lo scienziato più stravagante. Ci ha infatti narrato le vicissitudini dell’anatra, anch’essa presente, che gli hanno valso il premio nel 2003 grazie a una ricerca scientifica tutta da scoprire. E ovviamente anche la foto di rito con l’anatra è stato un momento interessante.

Please, stop! I’m bored! Please, stop! I’m bored! Please, stop! I’m bored! Please, stop! I’m bored! Please, stop! I’m bored! Please, stop! I’m bored! Please, stop! I’m bored! Please, stop! I’m bored! Please, stop! I’m bored!

27 Ottobre 2007

Voci nello Spazio Blog

Scritto da Andrea Baresi

non te-me-te, la risposta a tutti i dubbi è dentro al coniglio
… l’essere umano è per sua natura un po’ autoreferenziale.

Loggia della Mercanzia inaugurazione dello Spazio Blog. Libri, palme e pinguini infreddoliti.

Visita allo stand Chiquita. Frutta fresca cartonata con tutto quello che può servire per soddisfare in modo veloce e sostenibile i desideri imprenditoriali più selvaggi. Emersione con banana, subitamente gonfiata, di 37cm e inconfondibile bollino; e son cose — il frutto polimerico è stato e verrà più e più volte immortalato nelle foto a 6 megapixel-e-oltre degli astanti.

Breve sessione live Suz vs Tao di Gorillas (sì sì, era gorilla.bas): angolo OK / velocità OK / vai bananina! — lampo di perversione sexy-geek evocato dall’oggetto…

Gorillas

Due passi tra i libri per appurare la presenza di una comunità nutrita di opere di Zichichi, stuff happens.

Ed eccomi lì, pronto a soddisfare la mia curiosità, desiderio impulsivo spontaneo, bisogno innato radicato/atavico. Ospiti primevi Marco Pratellesi (di Corriere.it — direttore) e Massimo Razzi (Repubblica.it — vicedirettore), con gradita “incursione” di Vittorio Bo.

Si apre il confronto con alcuni esimi esponenti del sistema weblog nostrano (o blogosfera — presto in figurine, con tanto di album offline), perché i blogger non sono completamente virtuali.

Simpatica diatriba sul primato di embracing del modello blog, tra Repubblica.it e Corriere.it. Pare che il proto-blogger italiano possa essere Beppe Severgnini, che nel 1998 faceva cose che noi “umani” non possiamo nemmeno ricordare.

Da qui i discorsi si fondono in una chiacchierata fluida, che riporto in chunks.

Tema caro alla società odierna è la paura. Sul fattore fear si è detto che il giornalismo — per natura un po’ autoreferenziale — comincia a trovare difficoltà nel confrontarsi con i creatori disintermediati. Dall’interazione dei quoitidiani con i produttori liberi di contenuti (o produttori di contenuti liberi) può però nascere un’interazione positiva. Questo costituirà il filo rosso della conversazione loggiana.

Il Futuro — a breve termine — dei media tradizionali nostrani sarà improntato sull’utilizzo di nuove forme di espressione e sul confronto con (nuove) realtà, contenitori (la cara normalizzazione della conoscenza), vettori, produttori e gusti dei consumatori. Più siamo meglio stiamo.

… E la qualità?

Nelle conversazioni su questi temi si finisce sempre per parlare di Qualità. Il fattore Q (come il fattore C) è fondamentale anche per una redazione giornalistica. Quando i contenuti generati dagli utenti del sito di una testata vengono pubblicati è necessario mettere in atto forme puntuali di controllo… O di selezione?! A volte al lettore basta sapere che i suoi  commenti verranno moderati per contenersi.

Knilio in Loggia

La rete è un po’ diversa. La quintessenza della Rete (e quindi dei blog) sono le opinioni, le opinioni della gente. La verità, la vera letteratura è nella Rete.

La cronaca invece è la nemesi della blogosfera.
La cronaca è il punto di forza dei giornali.

Poi arriva la rivoluzione, lo spostamento di risorse dal cartaceo all’elettronico.
Un quotidiano è (e sarà) rappresentato da buon giornalismo, non da un particolare medium. Ma allora… Cosa sfoglieremo in bagno?

Si assiste(rà) a un declino del modello di business del giornale.
Necessità di ridurre i costi.

  • eliminare progressivamente la carta
  • diminuire il numero delle “pagine”
  • enfasi sulla bontà dei contenuti (iterativamente)

Un discorso simile potrebbe applicarsi all’industria libraria. Il contenuto dei libri (saggistica/narrativa) è un racconto. E’ necessario trovare una forma diversa di racconto. Potrebbe il modello dell’editoria futura essere quello dei quotidiani online?

Il Festival della Scienza è un medium, un contenitore.
… Strutture di aggregazione che possono doventare altro.
… Gli (eventuali) sprechi potranno diventare altro.

27 Ottobre 2007

Oggi a Genova

Scritto da Marina Rossi

Dalle 17:00
Conversazioni con gli Ig Nobel
Incontro con Marc Abrahms e i vincitori dei Premi Ignobel (Loggia Banchi, spazio blogger).

Dalle 23:00
@Festival
Festa con fuochi artificiali, spiegati da fisici e chimici.
Concerto della Big Boss Band e degli Used Cars che presentano, in prima assoluta, la Canzone del Festival (Porto Antico).
Viene anche offerta la Birra del Festival, un esperimento che unisce la birra del Ristorante-Fabbrica della Birra Bìcu al moscato di Giampiero Marrone.

27 Ottobre 2007

Niente nuvole

Scritto da Federico Fasce

Questa mattina avrei dovuto seguire “La Scienza tra le Nuvole”, un viaggio tra scienza e fumetti in compagnia di Sergio Bonelli, Giulio Giorello e del leggendario Gionni Galassia di Jacovitti.

Avrei dovuto. Avrei dovuto recarmi ai Magazzini del Cotone, sala Scirocco e Libeccio, Modulo Nove, Terzo Piano.

Avrei dovuto. Sì perché le sale Scirocco e Libeccio, Magazzini del Cotone, Modulo Nove, Terzo Piano erano totalmente irraggiungibili. Le scale esterne terminano in una porta chiusa. L’accesso interno è transennato. Nessuno degli animatori lì intorno sapeva nulla. Nessun cartello forniva informazioni in merito. Dal programma sembra che la conferenza non sia stata cancellata. Eppure, garantisco, non mi è stato possibile capire come arrivarci.
aereo
Un vero peccato. La prossima volta, qualche informazione logistica in più sarebbe molto gradita.
In ogni caso ho dato un’occhiata veloce a “La Fisica al Volo“, laboratorio sugli aerei piccolo ma grazioso, al centro del quale campeggia un bell’aereo da turismo (non chiedetemi quale). I numerosi monitor al fondo della sala attirano la mia attenzione. Mi viene presentato un simulatore sperimentale che servirà alla formazione sui campi più disparati.

Caratteristica del progetto è di essere modulare: più computer possono condividere lo stesso scenario, ognuno dei quali simula un singolo mezzo. Questo permette la realizzazione di scenari anche molto complessi. Immaginate di avere un mezzo che scarica i container dalla nave, un altro che li prende e li carica su un camion il quale, a sua volta, li porta a destinazione.
In questo modo è possibile simulare non solo il mezzo in sé, ma la sua relazione con l’ambiente e l’interazione con gli altri lavoratori.

Se voleste saperne di più, qui trovate il sito di riferimento.

27 Ottobre 2007

Quando la scienza diverte tutti

Scritto da Marina Rossi

La classe quarta ci ha provato a sedersi in terzultima fila, lontani dal palco, in zona sicura e protetta dagli occhi attenti di accompagnatori e ospiti. Ma Cristina, animatrice nella sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, è impassibile: bisogna andare più avanti, la sala è ancora mezza vuota. E così resterà, purtroppo, per tutto l’incontro.

Premio Ig Nobel 2007I premi Ig Nobel, presentati da un vulcanico Marc Abrahams, è stata la conferenza più divertente vista finora e, sicuramente, uno degli eventi più importanti di questa quinta edizione del Festival. E tutti, compresa la classe quarta, sono stati contagiati dalle folli teorie scientifiche che prima fanno divertire e poi pensare.

Un’ora e mezza di pure risate, di domande, di coinvolgimento di tutti i presenti. Un pubblico partecipante nello spirito e nella forma. E la scienza si è riscoperta divertente, scanzonata e permeante ogni aspetto della nostra vita. Niente di più vicino alla realtà. Ed è bello sentirsi così vicini a un mondo troppo spesso cattedratico, bello che un progetto come gli Ig Nobel giunga dall’Università di Harvard, la cui serietà e reputazione è riconosciuta ovunque.

Eppure, la percezione della scienza, in Italia, è molto più fredda e spesso viene considerata come appartenente a un mondo a parte, superiore e sempre didattico. Ma se Harvard crea un circuito di scienziati così appassionati e appassionanti – tanto da coinvolgere chiunque sul loro percorso – non vedo perché non si possa creare progetti più vicini alla gente anche nel nostro paese. Quante volte, durante un qualsiasi convegno, avremmo voluto che una bambina di otto anni (Miss Sweetie Poo) andasse dal relatore e dicesse «Please stop! I’m bored!» (Fermati! Mi stai annoiando!)?

Ma arriviamo al dunque. Ecco i premi di quest’anno, assegnati già tre settimane fa.

Premio per la Medicina
Brian Witcombe di Gloucester, Regno Unito, e Dan Meyer di Antioch, Usa, per uno studio sugli effetti collaterali di mangiare le spade

Premio per la Biologia
Johanna E.M.H. Van Bronswijk di Eindohoven ha vinto il premio per aver censito tutti i batteri, funghi, insetti e ragni che popolano ogni notte i nostri letti

Premio per la Chimica
Mayu Yamamoto ha dimostrato come produrre una fragranza di vaniglia dagli escrementi di una mucca

Premio per l’Aviazione
Diego A. Golombek, dell’università nazionale di Quiles, Argentina, spiega che il viagra può essere assunto dai criceti per superare i disturbi provocati da cambiamento del fuso orario

Premio per l’Alimentazione
Brian Wansink della Cornell University, Usa, per aver studiato l’appetito apparentemente illimitato degli esseri umani dando loro da mangiare una quantità illimitata di zuppa

Premio per la Fisica
Lakshminarayanan Mahadevan della Harvard University, Usa, e Enrique Cerda Villablanca dell’Università di Santiago del Cile per aver studiato come le lenzuola si spiegazzano

Premio per la Pace
Il laboratorio statunitense della Air Force Wright, per aver svolto ricerche e aver sviluppato la gay bomb, un’arma chimica non letale che provoca comportamenti omosessuali diffusi tra le truppe nemiche

Premio per la Linguistica
Università di Barcellona, per aver dimostrato che i topi non sono in grado di distinguere tra una persona che parla giapponese al contrario e una che parla olandese al contrario.

Premio per la Letteratura
Glenda Browne di Blue Mountains, Australia, per lo studio sulla parola “the” (il/lo/la/i/gli/le) e su come può confondere le persone che devono indicizzare contenuti in ordine alfabetico.

Premio per l’Economia
Kuo Cheng Hsieh di Taiwan per aver brevettato un sistema che può catturare i rapinatori di banche lasciando cadere una rete su di essi.

Premio per la migliore capigliatura
Piero Paravidino

27 Ottobre 2007

Scienza e società

Come sarà. La debolezza avrà il sopravvento. Il corpo imporrà il dominio sul pensiero. Con un violento spintone la paura della morte tornerà facilmente a occupare tutte le posizioni che ho strappato alla mia ignoranza, ai miei agi, al mio orgoglio, alla mia viltà, indolenza, pudore. Riuscirà a spazzar via con facilità anche il proposito per il quale, venendo qui, cercai e trovai la formula: non voglio perdere la coscienza, fino alla fine.

Mafalda-mondoProprio per non perdere la coscienza ci siamo trovati, nella fredda sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, per ascoltare una riunione di novelle cassandre (Pietro Greco, Settimo Termini, Nicla Vassallo, Marcello De Cecco, Nico Pitrelli e Simona Morini) e discutere attorno al delicato tema di Scienza & Società. Punto nevralgico della conferenza, come ha subito evidenziato Angelo Guerraggio – moderatore dell’evento – non è tanto la condizione disastrosa in cui versa la ricerca scientifica nel nostro Paese – cosa tristemente nota ai più –,  quanto la sistematica attenzione impiegata dai suoi cittadini nella metodica rimozione del problema. In questo senso la definizione di Pietro Greco di cassandre, riferita ai pochi che sembrano rilevare non solo l’esistenza ma la gravità della situazione, pare quanto mai appropriata.

 Il cavallo di Troia dell’Italia del nuovo millennio è – purtroppo – identificabile nel progressivo e inarrestabile declino culturale. Lo stesso Paese che in passato reagì sia culturalmente che economicamente con puntuale intensità, ad esempio, al disastro lasciato dalla Seconda Guerra Mondiale, sta ora scivolando in un periodo di solo apparente tranquillità, mentre affonda nelle sabbie mobili dell’arretratezza tecnologica e del decadimento intellettuale. Forse, osserva Settimo Termini (autore insieme a P. Greco del libro contestualmente presentato “Contro il declino”), è proprio quest’illusione di prosperità assicurata ad oscurare la visione della realtà, è il non trovarsi davanti ad un baratro di un aut aut impietoso ma il sentirsi ancora in tempo, ancora incastrati in qualche piega di Storia solo momentaneamente sfavorevole, che preserva la maggioranza da un’augurabile ansia.

La situazione non è così facilmente recuperabile. Non ci sono secondi appelli per quest’Italia che investe appena l’1% del prodotto in ricerca, surclassata da un’Europa che ci doppia per quantità di fondi dedicati alla ricerca. Termini sottolinea come sia necessaria una risposta compatta da parte dell’intera Società, minata da crescenti disuguaglianze sociali, per affrontare i tre principali problemi attuali: il rilancio della ricerca scientifica, specie quella ricerca di base, scarsa produttività del Paese e il problema dell’occupazione giovanile, ormai sempre meno qualificata.
La soluzione pare essere unica: ripristinare nel sentire comune l’importanza della ricerca scientifica, ottenendo contemporaneamente il rilancio dei settori industriali ad alto contenuto tecnologico e quindi, inevitabilmente, un aumento di occupazione per i giovani qualificati.
Il quadro è chiaro, l’intero sistema economico italiano riceverebbe una scossa e l’ormai decennale fuga dei cervelli subirebbe un’inversione di tendenza.

Dunque, cosa rimane? Rimane la certezza di dover completamente rivedere le politiche culturali di un paese, il nostro, non solo alla luce di auspicabili rivoluzioni economiche e dinamiche di finanziamenti massicci, ma anche – e soprattutto – con la consapevolezza che, come dichiara Nicla Vassallo, parte del danno causato alla ricerca proviene dai detrattori della scienza. In Italia abbiamo, infatti, un’etica della scienza iper-sviluppata che impedisce di osservare con il dovuto distacco gli sviluppi della ricerca e che, spesso su basi infondate, punta il dito contro la scienza togliendole fondi e respiro. Per quanto questa sia identificabile come l’era della conoscenza, l’era ossia in cui il sapere è facilmente reperibile e veicolabile attraverso i più moderni sistemi di comunicazione in grado di abbattere confini spazio-temporali, si assiste giorno dopo giorno ad un livellamento dell’offerta culturale. Tra tutte le conoscenze possibili quella scientifica appare come fondamentale, perché non relativista, non soggetta cioè ad interpretazioni possibili.

È giunto il tempo che scienziati, politici ed economisti siedano allo stesso tavolo, così come hanno fatto per il Festival della Scienza, e risollevino le sorti del nostro Paese dando ascolto a quelle poche cassandre rimaste, magari tenendo a portata di mano “I fisici” di Dürrenmatt da una parte e “Contro il declino” dall’altra.

Non vedevo nulla. Sovraccaricata dal dono della veggenza, ero cieca. Vedevo solo quello che c’era, praticamente niente.

Da “Cassandra” di Christa Wolf, edizioni e/o, 1984

27 Ottobre 2007

Rock’n'roll Robot

Scritto da Federico Fasce

Robot intelligentiLa mia generazione è cresciuta con il mito del robottone. I cartoni animati giapponesi dei primi anni ottanta hanno popolato l’immaginario dei bimbi di allora e innestato un pezzo delle fisime e delle contraddizioni tipiche del popolo del Sol Levante. Intro a base di sociologia spicciola per dire che i robot, a noi di quella generazione, affascinano non poco. E quindi un laboratorio sugli automi non poteva che interessarmi.

Figuratevi la mia totale esaltazione quando nel laboratorio ho visto tutto un fiorire di Lego Mindstorm, il giocattolo geek definitivo che mette assieme la robotica con un altro mito dell’infanzia. I mattoncini Lego.

Federico, il mio omonimo simpaticissimo animatore nonché studente di informatica mi guida attraverso le attrazioni del laboratorio. Si parte con i robot insettiformi che reagiscono alla luce per proseguire in un piccolo viaggio verso l’intelligenza artificiale.

gerrideInsetti Robot
Questi piccoli oggetti utilizzano come cervello una sim simile a quelle che ogni giorno mettiamo nei telefonini. La loro intelligenza è di tipo azione-reazione: illuminati con una torcia si muovono a scatti, quasi fossero dei cybergerridi. Carini.

Il rover fatto in casa
Questo robot radiocomandato ha una telecamera che inquadra quello che ha davanti. L’immagine viene inviata, Via Bluetooth, a un monitor, permettendo così all’operatore di guidarlo in un labirinto.

selezione naturaleSelezione naturale
Un software simula i movimenti di una serie di robot all’interno di un’arena irta di ostacoli. Ad ogni “generazione” vengono scelti i tre individui che si sono comportati meglio e che costituiranno la base genetica della generazione successiva. In questo modo si arriva, per selezione artificiale, ad isolare l’intelligenza migliore. Che viene trasferita nel cervello di silicio di un robot reale. Quest’ultimo sarà quindi in grado di evitare gli ostacoli di un’arena fisica.

Il Totti meccanico
Il passo successivo nell’intelligenza artificiale è, ovviamente, prendere i robot e farli giocare a calcio. Il software permette di regolare alcuni parametri relativi all’aggressività, alla velocità, alla raffinatezza del giocatore. La partita a cui ho assistito mi ha ricordato più gli scontri tra Zidane e Materazzi che i leziosi tocchi di palla della nazionale Carioca.

BananathereminBanana musicale
Non propriamente un robot, è vero. Ma questo oggetto che riproduce suoni manipolando una buccia di banana collegata a un piccolo altoparlante ha divertito un po’ tutti. Dovessi dire, lo chiamerei Theremin a banana.

Se vi interessasse, i ragazzi del laboratorio “Giochiamo con i Robot” sono presenti tutti i giorni fino al 6 Novembre, ai magazzini del Cotone. Qui maggiori informazioni.