Gli Ig Nobel alla Loggia
I Premi Ig Nobel sono per la scienza ciò che i Monty Python rappresentano per il cinema. Per esempio, la velocità di una rondine che trasporta una noce di cocco potrebbe ispirare una delle bizzarre ricerche che ogni anno vengono insignite del prestigioso e insolito premio.

I premi IgNobel onorano i risultati scientifici che fanno sorridere la gente, per portarla poi a riflettere più seriamente.
Però in realtà c’è poco da scherzare. Si tratta sì di un evento irriverente – anche nei modi in cui viene presentato – ma raccoglie veri lavori scientifici. Gli Ig Nobel nascono infatti dal fecondo mondo del MIT che, per i primi quattro anni li ha ospitati. Oggi, dopo diciassette anni di esperienza, i premi sono accolti dall’Università di Harvard.
La chiacchierata scorre piacevole. Marc Abrahams, Kees Moeliker e Ruurd de Jong sono presenti al tavolo dei blogger rispondendo alle nostre curiosità sull’altrettanto curioso evento. Qual è l’obiettivo degli Ig Nobel? Avvicinare le persone alla scienza, ma anche avvicinare la scienza alle persone, rendendo più umano un mondo che troppo spesso viene considerato intoccabile; in Italia come in tutto il mondo.
Scienza non è solo paroloni e formule complicate, ma soprattutto stravaganza e storie da raccontare. In Inghilterra, paese che accoglie sempre molti eventi degli Ig Nobel, le persone sono fiere della propria eccentricità. In Italia invece c’è ancora molta ritrosia.
Alla fine, Kees si è rivelato essere lo scienziato più stravagante. Ci ha infatti narrato le vicissitudini dell’anatra, anch’essa presente, che gli hanno valso il premio nel 2003 grazie a una ricerca scientifica tutta da scoprire. E ovviamente anche la foto di rito con l’anatra è stato un momento interessante.
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Proprio per non perdere la coscienza ci siamo trovati, nella fredda sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, per ascoltare una riunione di novelle cassandre (Pietro Greco, Settimo Termini, Nicla Vassallo, Marcello De Cecco, Nico Pitrelli e Simona Morini) e discutere attorno al delicato tema di
La mia generazione è cresciuta con il mito del robottone. I cartoni animati giapponesi dei primi anni ottanta hanno popolato l’immaginario dei bimbi di allora e innestato un pezzo delle fisime e delle contraddizioni tipiche del popolo del Sol Levante. Intro a base di sociologia spicciola per dire che i robot, a noi di quella generazione, affascinano non poco. E quindi un laboratorio sugli automi non poteva che interessarmi.
Insetti Robot
Selezione naturale
Banana musicale








