Scienza e società
Come sarà. La debolezza avrà il sopravvento. Il corpo imporrà il dominio sul pensiero. Con un violento spintone la paura della morte tornerà facilmente a occupare tutte le posizioni che ho strappato alla mia ignoranza, ai miei agi, al mio orgoglio, alla mia viltà, indolenza, pudore. Riuscirà a spazzar via con facilità anche il proposito per il quale, venendo qui, cercai e trovai la formula: non voglio perdere la coscienza, fino alla fine.
Proprio per non perdere la coscienza ci siamo trovati, nella fredda sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, per ascoltare una riunione di novelle cassandre (Pietro Greco, Settimo Termini, Nicla Vassallo, Marcello De Cecco, Nico Pitrelli e Simona Morini) e discutere attorno al delicato tema di Scienza & Società. Punto nevralgico della conferenza, come ha subito evidenziato Angelo Guerraggio – moderatore dell’evento – non è tanto la condizione disastrosa in cui versa la ricerca scientifica nel nostro Paese – cosa tristemente nota ai più –, quanto la sistematica attenzione impiegata dai suoi cittadini nella metodica rimozione del problema. In questo senso la definizione di Pietro Greco di cassandre, riferita ai pochi che sembrano rilevare non solo l’esistenza ma la gravità della situazione, pare quanto mai appropriata.
Il cavallo di Troia dell’Italia del nuovo millennio è – purtroppo – identificabile nel progressivo e inarrestabile declino culturale. Lo stesso Paese che in passato reagì sia culturalmente che economicamente con puntuale intensità, ad esempio, al disastro lasciato dalla Seconda Guerra Mondiale, sta ora scivolando in un periodo di solo apparente tranquillità, mentre affonda nelle sabbie mobili dell’arretratezza tecnologica e del decadimento intellettuale. Forse, osserva Settimo Termini (autore insieme a P. Greco del libro contestualmente presentato “Contro il declino”), è proprio quest’illusione di prosperità assicurata ad oscurare la visione della realtà, è il non trovarsi davanti ad un baratro di un aut aut impietoso ma il sentirsi ancora in tempo, ancora incastrati in qualche piega di Storia solo momentaneamente sfavorevole, che preserva la maggioranza da un’augurabile ansia.
La situazione non è così facilmente recuperabile. Non ci sono secondi appelli per quest’Italia che investe appena l’1% del prodotto in ricerca, surclassata da un’Europa che ci doppia per quantità di fondi dedicati alla ricerca. Termini sottolinea come sia necessaria una risposta compatta da parte dell’intera Società, minata da crescenti disuguaglianze sociali, per affrontare i tre principali problemi attuali: il rilancio della ricerca scientifica, specie quella ricerca di base, scarsa produttività del Paese e il problema dell’occupazione giovanile, ormai sempre meno qualificata.
La soluzione pare essere unica: ripristinare nel sentire comune l’importanza della ricerca scientifica, ottenendo contemporaneamente il rilancio dei settori industriali ad alto contenuto tecnologico e quindi, inevitabilmente, un aumento di occupazione per i giovani qualificati.
Il quadro è chiaro, l’intero sistema economico italiano riceverebbe una scossa e l’ormai decennale fuga dei cervelli subirebbe un’inversione di tendenza.
Dunque, cosa rimane? Rimane la certezza di dover completamente rivedere le politiche culturali di un paese, il nostro, non solo alla luce di auspicabili rivoluzioni economiche e dinamiche di finanziamenti massicci, ma anche – e soprattutto – con la consapevolezza che, come dichiara Nicla Vassallo, parte del danno causato alla ricerca proviene dai detrattori della scienza. In Italia abbiamo, infatti, un’etica della scienza iper-sviluppata che impedisce di osservare con il dovuto distacco gli sviluppi della ricerca e che, spesso su basi infondate, punta il dito contro la scienza togliendole fondi e respiro. Per quanto questa sia identificabile come l’era della conoscenza, l’era ossia in cui il sapere è facilmente reperibile e veicolabile attraverso i più moderni sistemi di comunicazione in grado di abbattere confini spazio-temporali, si assiste giorno dopo giorno ad un livellamento dell’offerta culturale. Tra tutte le conoscenze possibili quella scientifica appare come fondamentale, perché non relativista, non soggetta cioè ad interpretazioni possibili.
È giunto il tempo che scienziati, politici ed economisti siedano allo stesso tavolo, così come hanno fatto per il Festival della Scienza, e risollevino le sorti del nostro Paese dando ascolto a quelle poche cassandre rimaste, magari tenendo a portata di mano “I fisici” di Dürrenmatt da una parte e “Contro il declino” dall’altra.
Non vedevo nulla. Sovraccaricata dal dono della veggenza, ero cieca. Vedevo solo quello che c’era, praticamente niente.
Da “Cassandra” di Christa Wolf, edizioni e/o, 1984


