30 Ottobre 2007

Marc Hauser e Freeman Dyson

Scritto da Marina Rossi

Marc Hauser, professore di psicologia e antropologia biologica ad Harvard. Si presenta con una serie di slide, fitte fitte, ma chiare. Illustrazioni, punti elenco, ogni concetto viene esplicitato fino in fondo. Non si tratta di argomenti facili, perciò è necessario dedicare attenzione. Si parla dell’origine della morale, della spinta altruistica indipendentemente dalla cultura o dalla religione. Si parla dei massimi sistemi non riconducibili semplicemente all’influenza sociale, ma che hanno antichissime radici innate. L’argomento è affascinante, interamente trattato nel libro La mente morale, e la presentazione di Hauser è un buon esempio di comunicazione della conoscenza. La Sala del Maggior Consiglio strabordava di persone.
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La Sala del Maggior Consiglio

Freeman Dyson, ex professore di fisica a Princeton. Affronta temi spinosi come il surriscaldamento globale e le biotecnologie, sferrando innumerevoli colpi di fioretto. Le sue parole stupiscono, sconvolgono. Si parla di biologia open source, di biotech addomesticato, di un futuro eretico, ma anche estremamente affascinante. Idee forti, scomode forse per alcuni, ma proprio per questo idee vere. La nota negativa riguarda l’esposizione dell’intervento, interamente letto con cadenza troppo regolare per mantenere la giusta attenzione sui temi trattati. Ieri chi conosceva Dyson ha avuto un’occasione unica per incontrarlo, chi invece non lo conosceva bene ha oggi l’occasione di leggere le sue idee, i suoi libri e i suoi articoli. La Sala del Maggior Consiglio strabordava di persone.
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Ne parlo anche su VisionPost.

30 Ottobre 2007

La scienza del bene e del male

Scritto da Matteo Aversano

missilesiloLos Alamos significa “I pioppi”, alberi alti e affilati come lance che puntano al cielo; per un curioso presagio o un’ironica scelta del destino è nella desertica Los Alamos che l’era atomica ha preso letteralmente il largo, dallo sviluppo di Little Boy sino alle fasi successive degli armamenti balistici intercontinentali, araldi a lungo raggio dei superpoteri bellici.

Lo spettacolo teatrale Faust a Hiroshima associa all’opera di Goethe le vicende che porteranno alla creazione, e purtroppo all’esplosione su suolo nipponico, dei primi due ordigni atomici: l’idea scatenante, e principio di un’era buia come il secondo dopoguerra, nasce come un patto tra il diavolo e il deciso Oppenheimer, contrapposto al più mite ma combattuto Joseph Rotblat, uno dei primi scienziati protagonisti del progetto di sviluppo della bomba atomica ma anche uno dei primi ad allontanarsene per motivi etici, diventandone nei decenni fiero oppositore, guadagnandosi nel 1995 il Premio Nobel per la Pace.

Lo spettacolo, ideato da Gianni Guardigli e Imogen Kusch, percorre i fili di questa storia tragica e decadente in modo malinconico, con il continuo rimbombo silenzioso del pentimento per non poter disinventare un simile strumento, creato con la scusante della fine, necessaria, del secondo conflitto mondiale e rivelatosi fin da subito futuro deterrente globale e, nostro malgrado, garante dei fragilissimi equilibri tra Unione Sovietica e Stati Uniti.

Dalle fragili fasi iniziali del progetto, con l’amaro ottimismo che la bomba non sarà mai realmente lanciata in azione, sino ai primi incidenti e le crescenti fragilità nella coscienza e nella morale dei protagonisti, la messinscena utilizza la struttura del musical, lasciando che un decadente cabaret canti i passi principali della narrazione, con soluzioni visive semplici ma efficaci.

Ma qual è, quindi, il limite etico tra l’azione e il rifiuto, per lo scienziato? E cosa spinge lo stesso a intraprendere una ricerca, intraprendere magari una strada che si preannuncia come un’arma a doppio taglio capace di tenere in scacco l’umanità intera? Avremmo voluto capirlo meglio, ma purtroppo la conferenza L’etica dello scienziato, legata proprio a questo tema e sorella di Faust a Hiroshima, non ha saputo affrontare in modo soddisfacente tale domanda, evitandola a più riprese e lasciando troppo spazio alle personali considerazioni generali (diverse volte eccessivamente autobiografiche) dei relatori Marcello Cini e Jeffrey Laurenti.

Altrettanto colpevole la platea, bisogna ammetterlo: scolaresche delle superiori, ragazzi che come me saranno eredi delle politiche odierne e degli errori del passato, hanno recepito con poco entusiasmo l’opportunità di porre domande, di pungere proprio l’evasività del discorso, di deviare dai casi specifici di Oppenheimer e Rotblat ed inserirsi nell’attualità della ricerca che, è evidente, vede nello sviluppo bellico del nucleare solo uno dei fattori in gioco, senza dimenticarci delle problematiche etiche legate ai futuri sviluppi e applicazioni delle biotecnologie.

Speriamo che, perlomeno, dove la conferenza ha mancato il bersaglio possa arrivare la messinscena teatrale: pur con diverse mancanze tecniche, infatti, Faust a Hiroshima ha saputo colpire la platea (purtroppo ben poco affollata, almeno per quanto concerne la prima serata).

30 Ottobre 2007

Senza barriere (linguistiche)

Scritto da Federico Fasce

Dr. MoleculaDr. Molecula, al secolo Ori Weyl, è uno scienziato israeliano che organizza spettacoli per bambini al museo Bloomfield di Gerusalemme. Ori ha vinto il premio per il miglior spettacolo scientifico al Festival Wonders 2006. E non è difficile capire perché.

Durante il suo divertente show il Dr. Molecula esegue una serie di esperimenti apparentemente magici; si va dalla costruzione di un petardo fatto in casa, a piccole dimostrazioni di fisica sulla forza centrifuga e sulla pressione. Il tutto con un’ironia un po’ clownesca e una grande capacità di intrattenere i più piccoli, pubblico ideale per lo spettacolo.

Ori non parla italiano, il suo show è quindi condotto interamente in lingua inglese. Eppure quasi non serve l’intervento degli animatori, sempre solerti a tradurre le parole dell’artista-scienziato: il suo grande talento sta nell’abbattere ogni barriera linguistica e nel farsi capire senza difficoltà da tutti gli spettatori.

Lo spettacolo del Dr. Molecula, pur pensato per un pubblico di bambini, non manca di stupire anche i grandi. Quando uno sa intrattenere, sa intrattenere. Le repliche sono disseminate un po’ per tutto il giorno, fino alla fine del festival, al Teatro della Tosse. Personalmente mi sento di consigliarlo.

30 Ottobre 2007

Le meraviglie della serendipity*

Scritto da Federico Fasce

Arrivo trafelato al Teatro della Tosse, ieri mattina ore undici meno un quarto. Determinato a seguire lo spettacolo del Dr. Molecula, del quale tutti mi dicono meraviglie. Dottor Molecula? Mi dice Claudia, responsabile dello spettacolo. Ok, ma sei un po’ in anticipo. In effetti, se avessi letto attentamente il programma avrei scoperto l’errore clamoroso. Il Dr. Molecula avrebbe iniziato alle 12. Niente paura, mi dico. Casa Paganini è a due passi. E guarda caso, ospita una mostra della quale mi hanno parlato bene.

La Metamorfosi del senso.

AuditoriumEntro nella bellissima casa Paganini, intitolata al violinista, ma mai abitata da lui (in effetti si tratta di un ex-convento, la vera casa di Paganini andò distrutta tempo fa). Una meraviglia di affreschi datati fin dal medioevo. Gli animatori mi accolgono con piacere, ma c’è un piccolo problema: devono gestire una seconda elementare in berrettino azzurro, che sembra agguerrita come non mai.
Il giro dura una quarantina di minuti e non ho molto tempo. Ma gli animatori sono gentilissimi, e vengo accompagnato attraverso le installazioni in senso contrario, in modo da evitare la piccola orda.

infomusLa mostra è organizzata da Infomus Lab, un laboratorio di ricerca che si occupa di contaminare la musica con i sistemi informatici per la realizzazione di numerose applicazioni. Andiamo dall’installazione artistica alla cura dei malati di Parkinson. Il fil rouge che attraversa la mostra è in effetti la rilevazione del movimento per comporre musica: si va da sistemi di tracking del corpo basati su una telecamera fissa, al riconoscimento della posizione e della fluidità di movimento. Il tutto con una precisione che mi ha stupito non poco.

Pezzo forte della mostra è l’installazione allestita nell’auditorium: quattro aree sensibili al movimento controllano altrettante voci di un madrigale polifonico. A seconda della velocità con cui ci si muove all’interno di un’area, è possibile modulare le voci in modo da creare una versione sempre diversa del brano. Si tratta di qualcosa che é difficile descrivere. La sensazione immersiva nell’installazione è qualcosa che toglie il fiato.
Ecco un video nel quale alcuni ballerini interagiscono con l’installazione.

* Serendipity è un termine coniato dallo scrittore Horace Walpole, e riferito a un’antica fiaba orientale. Ha un significato difficile da cogliere, e denso di sfaccettature. Si riferisce - a grandi linee - alla scoperta casuale di qualcosa di rilevante mentre si cercava altro.

30 Ottobre 2007

Oggi a Genova

Scritto da Redazione

Dalle 15:00
Nuove tecnologie per i Beni Culturali
Con Corrado Fanelli, Carlo Federici, Ercole Gialdi, Anna Maria Guiducci
Biblioteca Berio – Sala dei Chierici
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Dalle 15:30
La guerra delle correnti
Vite perpendicolari: Thomas Edison e Nikola Tesla. La scienza e l’industria
Con Paolo Brenni
Palazzo Ducale, Sala del Minor Consiglio
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Dalle 16:00
Regioni polari e cambiamenti climatici
Con Ilaria Ermolli, Massimo Frezzotti, Luca Mercalli, Giuseppe Orombelli, Carlo Alberto Ricci. Modera: Giovanni Caprara
Aula Polivalente San Salvatore, Piazza Sarzano
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Dalle 16:30
Spazio Blogger
Con Marco Zamperini
Loggia della Mercanzia, Piazza Banchi

Dalle 18:30
Tecnologia e democrazia
Con Luciano Gallino. Introduce: Vittorio Bo
Palazzo Ducale, Sala del Minor Consiglio

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Dalle 21:00
Le origini della scienza moderna
Con Costantino Esposito, Giulio Giorello, Giorgio Israel
Magazzini del Cotone, sala Scirocco e Libeccio, modulo 9, terzo piano
Per maggiori informazioni, qui

Tutti gli eventi di oggi, qui.

30 Ottobre 2007

Comunicazione, rete e politica

Scritto da Federico Fasce

Antonio SofiPiacevole conversazione con Antonio Sofi sulle contaminazioni tra Internet e politica. Antonio è una di quelle persone con le quali si converserebbe per ore, non solo per la sua solida preparazione e per la lucidità intellettuale, ma anche per la straordinaria carica intellettuale.

Durante la discussione abbiamo esplorato il difficile campo della comunicazione politica in Rete, argomento che mi compete solo parzialmente. La formazione sociologica di Antonio traspare nel momento in cui analizza il rapporto tra politico e rete. Internet è un medium esperienziale, al quale non si può accedere senza un’adeguata preparazione. I primi passi dei politici italiani, ci sembra, sono più tesi ad aprire un nuovo canale emittente che a sfruttare la rete per le sue potenzialità che stanno nell’ascolto e nell’interazione.

Ma molto spesso il politico ha un retroscena da difendere, non può essere completamente trasparente. E questo va in qualche modo contro al modo stesso in cui funziona Internet. In effetti i politici che hanno saputo sfruttare davvero la rete a loro vantaggio, poi si sono dimostrati endemicamente refrattari ai media tradizionali. Che però, non si può negare, son quelli che davvero incidono sulla campagna elettorale.

Un dubbio sorge spontaneo: la parte abitata della rete sarà mai in grado di generare numeri tali da incidere sull’agenda politica e da spostare voti?

Non c’è ancora una risposta, a questo quesito. Ma forse è la domanda stessa ad essere scorretta. Non sarà che internet, più che spostare voti, possa costituire uno strumento di relazione in grado di facilitare processi di discussione e di cittadinanza attiva dai quali partire per una migliore cultura politica?