30 Ottobre 2007

Le meraviglie della serendipity*

Scritto da Federico Fasce

Arrivo trafelato al Teatro della Tosse, ieri mattina ore undici meno un quarto. Determinato a seguire lo spettacolo del Dr. Molecula, del quale tutti mi dicono meraviglie. Dottor Molecula? Mi dice Claudia, responsabile dello spettacolo. Ok, ma sei un po’ in anticipo. In effetti, se avessi letto attentamente il programma avrei scoperto l’errore clamoroso. Il Dr. Molecula avrebbe iniziato alle 12. Niente paura, mi dico. Casa Paganini è a due passi. E guarda caso, ospita una mostra della quale mi hanno parlato bene.

La Metamorfosi del senso.

AuditoriumEntro nella bellissima casa Paganini, intitolata al violinista, ma mai abitata da lui (in effetti si tratta di un ex-convento, la vera casa di Paganini andò distrutta tempo fa). Una meraviglia di affreschi datati fin dal medioevo. Gli animatori mi accolgono con piacere, ma c’è un piccolo problema: devono gestire una seconda elementare in berrettino azzurro, che sembra agguerrita come non mai.
Il giro dura una quarantina di minuti e non ho molto tempo. Ma gli animatori sono gentilissimi, e vengo accompagnato attraverso le installazioni in senso contrario, in modo da evitare la piccola orda.

infomusLa mostra è organizzata da Infomus Lab, un laboratorio di ricerca che si occupa di contaminare la musica con i sistemi informatici per la realizzazione di numerose applicazioni. Andiamo dall’installazione artistica alla cura dei malati di Parkinson. Il fil rouge che attraversa la mostra è in effetti la rilevazione del movimento per comporre musica: si va da sistemi di tracking del corpo basati su una telecamera fissa, al riconoscimento della posizione e della fluidità di movimento. Il tutto con una precisione che mi ha stupito non poco.

Pezzo forte della mostra è l’installazione allestita nell’auditorium: quattro aree sensibili al movimento controllano altrettante voci di un madrigale polifonico. A seconda della velocità con cui ci si muove all’interno di un’area, è possibile modulare le voci in modo da creare una versione sempre diversa del brano. Si tratta di qualcosa che é difficile descrivere. La sensazione immersiva nell’installazione è qualcosa che toglie il fiato.
Ecco un video nel quale alcuni ballerini interagiscono con l’installazione.

* Serendipity è un termine coniato dallo scrittore Horace Walpole, e riferito a un’antica fiaba orientale. Ha un significato difficile da cogliere, e denso di sfaccettature. Si riferisce - a grandi linee - alla scoperta casuale di qualcosa di rilevante mentre si cercava altro.

9 Risposte a “Le meraviglie della serendipity*”

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  1. Serendipity: per un fisico (feynman?) era andare nel pagliaio per cercare l’ago e trovare la figlia del contadino.

    ciao
    z

    30 Ottobre 2007

  2. Una delle mostre che vorrei riuscire a NON perdere :)
    Intanto grazie della descrizione.
    Buon lavoro, lì alla Loggia. Magari ci si rivede. Ciao

    30 Ottobre 2007

  3. Toh. Si direbbero le voci del mio quartetto vocale. Anzi sono sicuro: lì in mezzo c’è la mia voce. Eppure non ricordavo né d’aver registrato questo “Come again” (di Dowland, cantato anche da Sting), né che qualcuno ci avesse detto che lo avrebbe utilizzato e remixato.
    Son le strane cose che succedono a Genova!
    Mi toccherà andare a vederla, questa installazione…

    31 Ottobre 2007

  4. E se non è serendipity questa… Uhm, la cosa dovrebbe essere approfondita :)

    31 Ottobre 2007

  5. Uhm. Fermi tutti: c’è discussione nel quartetto. A un più preciso ascolto con le cuffie non sembriamo noi. Quindi come non detto. Niente serendipity, peccato perché ci sarebbe stata bene. Resta il fatto che mi toccherà venirla a vedere presto, questa installazione! Sorry: avrei dovuto commentare a mente più fresca.

    31 Ottobre 2007

  6. Sandro

    Dopo un iniziale approccio nel quale Manuela Arata mi ha ricordato che la curiosità e femmina, infatti è stata Eva a mangiare la mela, forse per curiosità tipicamente di origine femminile quando in origine era il verbo e non la specie umana.
    La curiosità è anche dare un senso alla vita di relazione con gli atri esseri responsabili che non siano asessuati. Il problema è della filosofia di dare un senso alla vita per curiosità se non si trova in un senso si rucerca per la curiosità della conoscenza in un altro senso e comunque la vita non è solo fatta di relativismo storico naturalistico di evoluzione della specie animale in evoluzione.
    L’aspettativa umana non è certo quella amimalesca irresponsabile ed a proposito di quei geni materiali ma egoistici in fatto di tramandare la biosiversità, nel senso evangelico penso che quel gesù terreno e minuscolo se fosse stato egoista non avrebbe trasmesso l’amore spirituale verso il genere umano che la creazione ci ha donato con il concorso di quell’Essere Supremo che ha animato l’uomo.
    La riproduzione meccanicista dell’evoluzione formisce sltanto ipotesi materiali atte a verificare con fatti antropologici la teoria scientifica, in una sfera escusivamente biologica e non secondo l’etica che è fatta di costumi morali ma spprattutto di virtù. Secondo l’etica del fine l’uomo responsabile è amimato da una morale superiore perchè si è sviluppato nello spirito e non evoluto nella materia che conosciamo soltanto dall’esperienza sensibile per la quale se non si trova in un senso si cerca in un’atro senso come quando si dice che bisogna sensibilezzare l’opinione scientifica ma anche quella pubblica che contribuisce ai benefattori finanziamenti di una bioetica moralmente cosciente e responsabkle sotto il profilo umano.
    Un dato di fatto non materiale è che il principio immateriale e non negoziabile ma credibile mi dice che in origine era il verbo e che il verbo si è fatto carne non l’rigine di una specie animale che non possiede un’anima.
    Sandro Ruello.

    1 Novembre 2007

  7. jeabbergo

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    30 Gennaio 2009

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    1 Settembre 2009

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