La loggia si anima
Simona Morini insegna alla facoltà di design IUAV di Venezia la teoria delle decisioni razionali e dei giochi, ma la sua formazione dimora nella filosofia della scienza. Il suo è uno sguardo trasversale che abbraccia la scienza con passione e consapevolezza, e che riesce contemporaneamente a comunicare agli altri questo stesso amore per la scienza.
Proprio questa passione ha condotto Simona Morini al Festival della Scienza, attraverso il ciclo di eventi “Vite appassionanti”, conferenze dedicate alle figure di scienziati che si sviluppano secondo due modalità: da un lato le Vite perpendicolari di personaggi che hanno effettuato scelte diverse in diversi campi, da un lato i Salotti scientifici che presentano la figura di uno scienziato attraverso gli occhi di un “non scienziato”.
L’idea di narrare il personaggio, al posto delle classiche teorie, nasce da una visita a un palazzo ottocentesco di via Roma proprio qui a Genova. Quattro quadri appesi alle pareti rappresentano altrettanti personaggi della storia scientifica in momenti intimi e perfino drammatici della loro vita: Galileo Galilei morente, Alessandro Volta intento a riordinare il tavolo, Archimede sul punto di essere arrestato, Cristoforo Colombo stancamente steso sul divano. Raccontare le biografie è un modo fantastico per avvicinare la scienza alle persone, distruggendo quell’aura di sacralità che molto tempo fa ha posto un muro tra gli uomini e gli studiosi.
L’esperienza del Festival, ci racconta Simona Morini, ruota attorno al piacere di mostrare le cose, non solo di scriverle. Proprio per questo, in occasione della scorsa edizione del Festival ha curato una mostra sugli specchi mentre, le Vite appassionanti sarebbero dovute essere spettacoli teatrali. Il risultato finale è un misto di generi che si influenzano magicamente a vicenda e che portano costumi di scena anche nel mezzo di una conferenza.
Ecco i concetti che più ci hanno affascinato durante l’incontro con Simona Morini. Parafrasando un’idea di Edoardo Boncinelli, ciò che accomuna questi grandi uomini e pensatori è l’ossessione, un’ossessione creativa che si sviluppa dalla curiosità di perseguire una strada. Se analizzati da questa prospettiva, gli scienziati appaiono molto più umani di quanto non si tenda credere. È necessario comprendere proprio l’umanità di questi personaggi, la soggettività delle loro ricerche e la spinta creativa che va ben oltre la teoria.
Troppo spesso, si considerano le teorie o le idee scientifiche come preesistenti, in attesa semplicemente di qualcuno in grado di scoprirle. In realtà non si tratta di un processo così diverso dalla creazione di un saggio letterario; la scienza nasce dagli incontri, dalle relazioni, dalle controversie in grado di generare valore per la comunità scientifica e civile. Controversia e concorrenza esclusivamente costruttiva e non distruttiva come quella che caratterizza l’attuale situazione italiana, in cui è perfino difficile individuare una comunità scientifica. Bisogna cambiare metodo di lavoro per dar vita a una comunità scientifica. Bisogna condividere, confrontarsi, anche scontrarsi, ma senza mai danneggiare il valore generale per il vantaggio del singolo.

Che la fotografia sia prima di tutto emozione è cosa risaputa.
Furio di Castri (contrabbasso e live electronics) e Jon Balke (piano, tastiere, live electronics e samples) raccontano così il rapporto tra jazz e scienza. Il jazz è un linguaggio e perciò è distante dal mondo scientifico perché composto da improvvisazioni che seguono una grammatica, così come il linguaggio parlato. Le improvvisazioni si muovono lungo due dimensioni: lo spazio e il tempo. Non si tratta però di concetti scientifici; il tempo è il ritmo – che non è astratto come nella musica classica – e lo spazio è il luogo in cui vengono messi i suoni. Il jazz è quindi uno spazio astratto, ma anche uno spazio profondo.
Tra i numerosi laboratori presenti quest’anno al Festival, Le Meraviglie della Scienza è di certo quello che più ricorda le grandi città della scienza come il parco La Villette a Parigi. A fianco di alcuni lavori realizzati dalle scuole della Liguria, infatti, campeggia una serie di moduli cabinati ognuno dei quali mostra un piccolo esperimento scientifico.
Qualche giorno fa, lo sapete, è successo che non sono riuscito ad arrivare alla conferenza “La scienza tra le nuvole”. Il post che scrissi per l’occasione è stato commentato dal professor Giulio Giorello, che ha chiesto un incontro chiarificatore. Ovvio che non ce lo siamo fatti ripetere, e abbiamo immediatamente invitato il professore nell’area blogger per una chiacchierata.
Il palazzo della Borsa è avvolgente, dà il fianco a via xx settembre e si affaccia su piazza De Ferrari. Dalla pianta circolare, la Borsa è da sempre la location che preferisco. Saranno le vetrate, le colonne, le nicchie disposte su tutto il perimetro interno; ogni volta che calpesto quei pavimenti lucidi, scorre un brivido di emozione e mi manca il fiato. Quella sala, così ampia da impedirti di respirare, si chiama Sala delle Grida. Ironico. 








