1 Novembre 2007

La loggia si anima

Scritto da Marina Rossi

Simona MoriniSimona Morini insegna alla facoltà di design IUAV di Venezia la teoria delle decisioni razionali e dei giochi, ma la sua formazione dimora nella filosofia della scienza. Il suo è uno sguardo trasversale che abbraccia la scienza con passione e consapevolezza, e che riesce contemporaneamente a comunicare agli altri questo stesso amore per la scienza.

Proprio questa passione ha condotto Simona Morini al Festival della Scienza, attraverso il ciclo di eventi “Vite appassionanti”, conferenze dedicate alle figure di scienziati che si sviluppano secondo due modalità: da un lato le Vite perpendicolari di personaggi che hanno effettuato scelte diverse in diversi campi, da un lato i Salotti scientifici che presentano la figura di uno scienziato attraverso gli occhi di un “non scienziato”.

L’idea di narrare il personaggio, al posto delle classiche teorie, nasce da una visita a un palazzo ottocentesco di via Roma proprio qui a Genova. Quattro quadri appesi alle pareti rappresentano altrettanti personaggi della storia scientifica in momenti intimi e perfino drammatici della loro vita: Galileo Galilei morente, Alessandro Volta intento a riordinare il tavolo, Archimede sul punto di essere arrestato, Cristoforo Colombo stancamente steso sul divano. Raccontare le biografie è un modo fantastico per avvicinare la scienza alle persone, distruggendo quell’aura di sacralità che molto tempo fa ha posto un muro tra gli uomini e gli studiosi.

L’esperienza del Festival, ci racconta Simona Morini, ruota attorno al piacere di mostrare le cose, non solo di scriverle. Proprio per questo, in occasione della scorsa edizione del Festival ha curato una mostra sugli specchi mentre, le Vite appassionanti sarebbero dovute essere spettacoli teatrali. Il risultato finale è un misto di generi che si influenzano magicamente a vicenda e che portano costumi di scena anche nel mezzo di una conferenza.

Ecco i concetti che più ci hanno affascinato durante l’incontro con Simona Morini. Parafrasando un’idea di Edoardo Boncinelli, ciò che accomuna questi grandi uomini e pensatori è l’ossessione, un’ossessione creativa che si sviluppa dalla curiosità di perseguire una strada. Se analizzati da questa prospettiva, gli scienziati appaiono molto più umani di quanto non si tenda credere. È necessario comprendere proprio l’umanità di questi personaggi, la soggettività delle loro ricerche e la spinta creativa che va ben oltre la teoria.

Troppo spesso, si considerano le teorie o le idee scientifiche come preesistenti, in attesa semplicemente di qualcuno in grado di scoprirle. In realtà non si tratta di un processo così diverso dalla creazione di un saggio letterario; la scienza nasce dagli incontri, dalle relazioni, dalle controversie in grado di generare valore per la comunità scientifica e civile. Controversia e concorrenza esclusivamente costruttiva e non distruttiva come quella che caratterizza l’attuale situazione italiana, in cui è perfino difficile individuare una comunità scientifica. Bisogna cambiare metodo di lavoro per dar vita a una comunità scientifica. Bisogna condividere, confrontarsi, anche scontrarsi, ma senza mai danneggiare il valore generale per il vantaggio del singolo.

1 Novembre 2007

That’s Life

Scritto da Federico Fasce

lifeChe la fotografia sia prima di tutto emozione è cosa risaputa.
La mostra itinerante di Life, composta da una selezione di immagini del fotografo californiano Frans Lanting, è, in effetti, emozione allo stato puro.
L’idea è trasformare la fotografia naturalistica in un affascinante viaggio nel tempo e nello spazio, riscoprendo analogie e parallelismi.

L’allestimento nella palazzina Caffa, dalle parti della Darsena, è eccellente. Le fotografie, protette da una lastra di plexiglass e perfettamente illuminate, risultano perfettamente valorizzate. Ma lo sarebbero in qualsiasi contesto, tanto è raffinato il lavoro di Lanting. Rettili, mammiferi, microrganismi, piante si mostrano in tutta la loro bellezza, raccontando la storia del nostro pianeta. È il caso delle tartarughe e dei tuatara, veri e propri fossili viventi.
I colori di questa mostra rendono opera d’arte ogni scatto: i verdi, i rossi, i gialli e gli azzurri sono tanto vivi da sembrare incredibili, e dipingono un mondo tutto da scoprire.

Non sono un patito delle mostre di fotografia, ma questa è così potente da non lasciare indifferente nessuno. La meraviglia della natura in sali d’argento, insomma.

Appena rientrato in Loggia mi sono assicurato della qualità del libro collegato alla mostra. È ottimo e ha un prezzo abbordabile, cosa rara per i cataloghi delle mostre, spesso restii a far vedere al pubblico più dello stretto necessario. Spesso a tutta pagina, stampate su carta di qualità, le fotografie sono molte più di quelle presentate in mostra.

Il sito del progetto comprende anche la possibilità di scaricare le stock photo di Lanting, ma non ho idea di quali siano i prezzi, dal momento che dipendono dall’uso che si intende farne. Ho idea che usarle come wallpaper non sia un’opzione contemplata. Fossi in lui penserei a vendere (o magari, perché no, a regalare) pacchetti di sfondi per il desktop. Le sue foto sembrano fatte apposta. Oltre al digitale, esiste anche l’analogico; volete quel meraviglioso scatto del tarsio che vi ricorda tanto un alieno? Potete averla, ma ovviamente dovrete essere preparati a spendere un po’. Ma l’arte di Frans Lanting davvero non ha prezzo.

Andate. A. Vedere. Life.
Subito.

1 Novembre 2007

Il jazz nello spazio

Scritto da Marina Rossi

Space is the place è uno spettacolo di improvvisazione musicale che, attraverso le suggestioni del jazz e le immagini del cosmo, accompagna il pubblico in un viaggio verso lo spazio profondo. Sei le tappe del viaggio: la nascita dell’universo, il sistema solare, i viaggi spaziali, lo spazio profondo, la luna e gli alieni.

Furio di Castri nella LoggiaFurio di Castri (contrabbasso e live electronics) e Jon Balke (piano, tastiere, live electronics e samples) raccontano così il rapporto tra jazz e scienza. Il jazz è un linguaggio e perciò è distante dal mondo scientifico perché composto da improvvisazioni che seguono una grammatica, così come il linguaggio parlato. Le improvvisazioni si muovono lungo due dimensioni: lo spazio e il tempo. Non si tratta però di concetti scientifici; il tempo è il ritmo – che non è astratto come nella musica classica – e lo spazio è il luogo in cui vengono messi i suoni. Il jazz è quindi uno spazio astratto, ma anche uno spazio profondo.

Contemporaneamente, esiste la scienza del jazz, ovvero il concetto di esplorazione e di sperimentazione. Così come lo scienziato esplora la realtà scoprendo ciò che ancora non si conosce, il jazz esplora il campo musicale attraverso l’esperienza individuale e quella interattiva. Ma il jazz è anche magia che evoca diversi livelli di interpretazione. E il confine tra scienza e magia è sempre molto sottile.

Chiediamo a Furio e Jon quale sia il loro rapporto con la tecnologia, e in particolare con le culture di rete. Furio prende la parola, spiegando come il computer sia molto presente nella sua vita, non solo per la sua professione, ma anche per i contatti con l’esterno. Fino a ieri il mezzo principale era l’email, oggi usa molto MySpace, che vede come una contaminazione tra la posta elettronica e il sito della band. Perché proprio MySpace? Furio ammette di essersi avvicinato alla piattaforma per caso: continui inviti da parte di amici e conoscenti l’hanno, alla fine, portato a iscriversi al servizio. Inoltre, per la musica, MySpace è un mondo ricco di contatti, un modo per conoscere altre realtà creative. In fondo, conclude Furio di Castri, MySpace – così come YouTube – è uno dei tanti esperimenti. Pubblicare musica a costo zero può creare un eccesso di contenuti; Jon Balke ci consiglia un libro in proposito, “La coda lunga” di Chris Anderson. Si tratta di un volume molto noto a chi si interessa di culture di retee di un manuale indispensabile per chi vuole capire come si sta evolvendo il mercato grazie all’internet. Ma come sarà davvero il mercato della musica domani, è ancora da scoprire.

1 Novembre 2007

Le meraviglie della scienza

Scritto da Federico Fasce

esperimentiTra i numerosi laboratori presenti quest’anno al Festival, Le Meraviglie della Scienza è di certo quello che più ricorda le grandi città della scienza come il parco La Villette a Parigi. A fianco di alcuni lavori realizzati dalle scuole della Liguria, infatti, campeggia una serie di moduli cabinati ognuno dei quali mostra un piccolo esperimento scientifico.

Ora, è evidente che per un appassionato di videogame ogni cosa assomigli anche lontanamente a un coin-op sia fonte di curiosità e attrazione. E devo dire che la mostra non manca di meravigliare lo spettatore. Tra fluidi non newtoniani, elettrocalamite e tubi al plasma c’è di che divertirsi e sporcarsi le mani con la parte sperimentale e pratica della scienza.

I numerosi pannelli posti a fianco degli esperimenti spiegano con dovizia di particolari i fenomeni descritti; l’esperimento risulta un ottimo sistema di divulgazione, e il fatto che sia distribuito in pillole, molto semplici e veloci da fruire, rende la visita molto appagante anche per chi non ha moltissimo tempo.

1 Novembre 2007

Se Maometto non va alla montagna

Scritto da Federico Fasce

Giulio GiorelloQualche giorno fa, lo sapete, è successo che non sono riuscito ad arrivare alla conferenza “La scienza tra le nuvole”. Il post che scrissi per l’occasione è stato commentato dal professor Giulio Giorello, che ha chiesto un incontro chiarificatore. Ovvio che non ce lo siamo fatti ripetere, e abbiamo immediatamente invitato il professore nell’area blogger per una chiacchierata.

Appena possibile, vale a dire nel tardo pomeriggio di oggi, Giulio Giorello si è presentato sorridente in loggia, dopo una giornata decisamente piena (della quale renderemo ovviamente conto). Dopo essersi scusato per l’inconveniente di qualche giorno fa, ci ha fatto gradito omaggio del libro intitolato come la conferenza, e scritto insieme a Pierluigi Gaspa.

Giorello ha accettato con estremo piacere di sedersi al nostro tavolo, e ha cominciato subito a raccontarci il tema della sua conferenza. Ovvero come nel corso degli anni i fumetti abbiano saputo raccontare e divulgare la scienza. Non solo: come la combinazione di immagini e parole tipica del fumetto sia di fatto utilizzata anche nella ricerca scientifica. Non può che venirmi in mente, esempio mirabile delle due visioni, quel Capire il Fumetto di Scott Mc Cloud che è a un tempo un fumetto divertente, un’opera di divulgazione, ma anche un trattato di semiotica molto serio.

Il professore analizza la visione dello scienziato in diversi fumetti, dallo scienziato pazzo e ossessivo che vuole conquistare il mondo a quello buono che è El Morisco di Tex, che si contrappone alla magia (qui vista come imbroglio e gioco di prestigio) del malvagio Mefisto.
Passa poi a citare le grandi graphic novel, con particolare attenzione alle opere di Ottaviani, che ripercorre la vita di Bohr e racconta la nascita della prima bomba atomica. Uno sguardo, insomma, anche sulle vite degli uomini di scienza, il che è un leit motif che sta ritornando costantemente in tutte le nostre chiacchierate.

Proseguiamo ricordando capolavori come Topolino e la banda Tubi, che lessi all’età di sette anni senza capirne una parola, tanto era adulto e intriso degli stilemi del noir, con una vena di ottimismo nel vedere come il fumetto stia riacquistando una certa importanza nel panorama culturale del mondo.

Giulio Giorello considera il fumetto una forma narrativa al pari della letteratura, e osserva come molto spesso sia stato occasione anche di critica sociale. Ricordo Topolino e il computer anticrimine (1984) su testi di Giorgio Pezzin: solo apparentemente parabola antitecnologica, la storia mostrava una Topolinia vessata da inflessibili poliziotti robot controllati da un supercomputer che punivano ogni minima violazione della legge. Una critica sociale sulla cultura del controllo che partiva dal 1984 di Orwell per arrivare al Foucault di Sorvegliare e Punire.

Non posso che chiudere ringraziando Giulio Giorello della disponibilità e di avere replicato la conferenza a uso e consumo nostro e dei lettori di questo spazio, portando di fatto la proverbiale montagna a Maometto.

1 Novembre 2007

Tomorrow. Il futuro sensibile

Scritto da Marina Rossi

La mela reintegrata di PistolettoIl palazzo della Borsa è avvolgente, dà il fianco a via xx settembre e si affaccia su piazza De Ferrari. Dalla pianta circolare, la Borsa è da sempre la location che preferisco. Saranno le vetrate, le colonne, le nicchie disposte su tutto il perimetro interno; ogni volta che calpesto quei pavimenti lucidi, scorre un brivido di emozione e mi manca il fiato. Quella sala, così ampia da impedirti di respirare, si chiama Sala delle Grida. Ironico.

Come perdersi, dunque, Tomorrow. Il futuro sensibile situato proprio nella sala?

Una mostra concettuale, arte che addita ai nostri comportamenti incivili di abitanti della Terra. Una mostra che urla e che ricorda che domani, sì domani, qualcosa potrebbe cambiare. In meglio, in peggio. Per merito nostro, o per colpa nostra.

La mela gigante campeggia al centro della sala, tre metri per tre. È bianca e soffice, ricoperta di vello di pecora. È come la mela del peccato, morsicata e poi ricucita con punti metallici che tengono insieme artificialmente bocconi di natura. Si tratta della Mela reintegrata di Pistoletto. Mentre l’installazione Paradise di Yi Zhou proietta su un soffitto di stoffa, ombre di una rinascita in bianco e nero.

Dal concetto, si passa subito all’azione. Second Life diventa un mezzo con cui si possono presentare i progetti di sviluppo sostenibile. Come EnelPark, un’isola virtuale nata lo scorso 24 luglio e interamente dedicata al programma per ambiente di Enel, sponsor della mostra insieme a National Geographic che presenta un planisfero multimediale. Ecco infine i materiali da toccare con mano. Concettuale, virtuale, reale. In venti minuti, Tomorrow accompagna il visitatore in strati successivi dell’essere.