1 Novembre 2007

Il jazz nello spazio

Scritto da Marina Rossi

Space is the place è uno spettacolo di improvvisazione musicale che, attraverso le suggestioni del jazz e le immagini del cosmo, accompagna il pubblico in un viaggio verso lo spazio profondo. Sei le tappe del viaggio: la nascita dell’universo, il sistema solare, i viaggi spaziali, lo spazio profondo, la luna e gli alieni.

Furio di Castri nella LoggiaFurio di Castri (contrabbasso e live electronics) e Jon Balke (piano, tastiere, live electronics e samples) raccontano così il rapporto tra jazz e scienza. Il jazz è un linguaggio e perciò è distante dal mondo scientifico perché composto da improvvisazioni che seguono una grammatica, così come il linguaggio parlato. Le improvvisazioni si muovono lungo due dimensioni: lo spazio e il tempo. Non si tratta però di concetti scientifici; il tempo è il ritmo – che non è astratto come nella musica classica – e lo spazio è il luogo in cui vengono messi i suoni. Il jazz è quindi uno spazio astratto, ma anche uno spazio profondo.

Contemporaneamente, esiste la scienza del jazz, ovvero il concetto di esplorazione e di sperimentazione. Così come lo scienziato esplora la realtà scoprendo ciò che ancora non si conosce, il jazz esplora il campo musicale attraverso l’esperienza individuale e quella interattiva. Ma il jazz è anche magia che evoca diversi livelli di interpretazione. E il confine tra scienza e magia è sempre molto sottile.

Chiediamo a Furio e Jon quale sia il loro rapporto con la tecnologia, e in particolare con le culture di rete. Furio prende la parola, spiegando come il computer sia molto presente nella sua vita, non solo per la sua professione, ma anche per i contatti con l’esterno. Fino a ieri il mezzo principale era l’email, oggi usa molto MySpace, che vede come una contaminazione tra la posta elettronica e il sito della band. Perché proprio MySpace? Furio ammette di essersi avvicinato alla piattaforma per caso: continui inviti da parte di amici e conoscenti l’hanno, alla fine, portato a iscriversi al servizio. Inoltre, per la musica, MySpace è un mondo ricco di contatti, un modo per conoscere altre realtà creative. In fondo, conclude Furio di Castri, MySpace – così come YouTube – è uno dei tanti esperimenti. Pubblicare musica a costo zero può creare un eccesso di contenuti; Jon Balke ci consiglia un libro in proposito, “La coda lunga” di Chris Anderson. Si tratta di un volume molto noto a chi si interessa di culture di retee di un manuale indispensabile per chi vuole capire come si sta evolvendo il mercato grazie all’internet. Ma come sarà davvero il mercato della musica domani, è ancora da scoprire.

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