Se Maometto non va alla montagna
Qualche giorno fa, lo sapete, è successo che non sono riuscito ad arrivare alla conferenza “La scienza tra le nuvole”. Il post che scrissi per l’occasione è stato commentato dal professor Giulio Giorello, che ha chiesto un incontro chiarificatore. Ovvio che non ce lo siamo fatti ripetere, e abbiamo immediatamente invitato il professore nell’area blogger per una chiacchierata.
Appena possibile, vale a dire nel tardo pomeriggio di oggi, Giulio Giorello si è presentato sorridente in loggia, dopo una giornata decisamente piena (della quale renderemo ovviamente conto). Dopo essersi scusato per l’inconveniente di qualche giorno fa, ci ha fatto gradito omaggio del libro intitolato come la conferenza, e scritto insieme a Pierluigi Gaspa.
Giorello ha accettato con estremo piacere di sedersi al nostro tavolo, e ha cominciato subito a raccontarci il tema della sua conferenza. Ovvero come nel corso degli anni i fumetti abbiano saputo raccontare e divulgare la scienza. Non solo: come la combinazione di immagini e parole tipica del fumetto sia di fatto utilizzata anche nella ricerca scientifica. Non può che venirmi in mente, esempio mirabile delle due visioni, quel Capire il Fumetto di Scott Mc Cloud che è a un tempo un fumetto divertente, un’opera di divulgazione, ma anche un trattato di semiotica molto serio.
Il professore analizza la visione dello scienziato in diversi fumetti, dallo scienziato pazzo e ossessivo che vuole conquistare il mondo a quello buono che è El Morisco di Tex, che si contrappone alla magia (qui vista come imbroglio e gioco di prestigio) del malvagio Mefisto.
Passa poi a citare le grandi graphic novel, con particolare attenzione alle opere di Ottaviani, che ripercorre la vita di Bohr e racconta la nascita della prima bomba atomica. Uno sguardo, insomma, anche sulle vite degli uomini di scienza, il che è un leit motif che sta ritornando costantemente in tutte le nostre chiacchierate.
Proseguiamo ricordando capolavori come Topolino e la banda Tubi, che lessi all’età di sette anni senza capirne una parola, tanto era adulto e intriso degli stilemi del noir, con una vena di ottimismo nel vedere come il fumetto stia riacquistando una certa importanza nel panorama culturale del mondo.
Giulio Giorello considera il fumetto una forma narrativa al pari della letteratura, e osserva come molto spesso sia stato occasione anche di critica sociale. Ricordo Topolino e il computer anticrimine (1984) su testi di Giorgio Pezzin: solo apparentemente parabola antitecnologica, la storia mostrava una Topolinia vessata da inflessibili poliziotti robot controllati da un supercomputer che punivano ogni minima violazione della legge. Una critica sociale sulla cultura del controllo che partiva dal 1984 di Orwell per arrivare al Foucault di Sorvegliare e Punire.
Non posso che chiudere ringraziando Giulio Giorello della disponibilità e di avere replicato la conferenza a uso e consumo nostro e dei lettori di questo spazio, portando di fatto la proverbiale montagna a Maometto.










