I due del Festival
Manuela Arata e Vittorio Bo si sono prestati con grande simpatia ed entusiasmo alla tortura della loggia.
Seduti sullo splendido divano artistico che oggi attirava più visitatori del solito hanno raccontato, più o meno a ruota libera, le loro vite, come sono arrivati al Festival e come funziona, oggi, questo evento-medium che dopo cinque anni sembra giunto a una definitiva maturità.
Vittorio e Manuela hanno seguito percorsi di vita molto diversi: un taglio più dirigenziale per Manuela, che ha seguito i lavori di un centro di ricerca dopo aver lavorato per Ansaldo, più umanistico per Vittorio, filosofo e letterato, fondatore della casa editrice Il Melangolo nel 1989.
Il Festival nasce, come spesso accade per eventi di questo tipo, con un salto nel buio. È il 2003, il sindaco di Genova vorrebbe spostarlo all’anno successivo, nel quale Genova sarà Capitale della Cultura, ma Vittorio e Manuela insistono: se si vuole fare, che si inizi subito.
È andata bene, e oggi il Festival è uno degli appuntamenti più importanti della città, in grado di mobilitare 650 animatori divisi per 500 eventi. Ma come viene scelto un evento? Dalla seconda edizione in poi è stato lanciato un call for proposal, che ha luogo immediatamente dopo la fine del Festival. Attraverso successive scremature si arriva alla lista finale e si inizia l’organizzazione vera e propria.
Ma perché così tanti eventi? Non saranno troppi? Domande legittime, che arrivano anche dal mondo politico. Per Manuela Arata volare bassi significa rimanere chiusi nella città, non riuscire ad aprirsi all’esterno. Non solo: l’idea di entrambi è che il Festival sia come la televisione. Deve essere un mezzo caro al pubblico, pervasivo e in grado di offrire un bouquet di eventi più ampio possibile, in modo da favorire le diverse inclinazioni del pubblico e di generare nelle persone un effetto di insoddisfazione positiva che invoglia a tornare.
Le conferenze non sono volutamente tenute da divulgatori, a parte alcune eccezioni. Per presidente e direttore è importante che siano gli scienziati stessi a parlare alle persone, a raccontarsi. Costringerli a condividere le loro esperienze con il pubblico abbandonando il linguaggio tecnico può servire a smorzare quel senso di casta che a volte aleggia intorno alla comunità scientifica. E il coinvolgimento del pubblico è fondamentale: come fa notare Manuela, no public awareness, no money.
Quali sono state le scelte vincenti? Il periodo, innanzitutto, lontano dai convegni scientifici, ma incastonato in un ponte che permette alle persone di muoversi con maggiore libertà. E soprattutto, racconta Vittorio, l’idea di collocare gli eventi in un’area cittadina molto vasta, sul modello di altre manifestazioni simili.
Come sono le giornate di Vittorio e Manuela? Decisamente pesanti, soprattutto nei primi giorni: bisogna sistemare in fretta quello che non funziona e cercare di arrivare a regime prima possibile. Subito dopo, spazio alle public relation. Più piacevoli, forse, ma non meno faticose. Durante i giorni del Festival si dorme comunque poco.
I progetti per il futuro sono molti, incidentalmente legati anche a questa piattaforma. Si va da una sorta di book digitale del Festival, che ne raccolga gli highlight, a un consolidamento del blog e degli eventi a esso correlato, magari con l’istituzione di chicchierate periodiche sul modello di quelle provate in Loggia. Ci ragioneremo insieme. Niente Festival permanente: non sarebbe una mossa vincente a causa soprattutto dei costi di mantenimento. Esistono però realtà permanenti legate al Festival, piccole ma molto interessanti: è il caso di Matefitness, il laboratorio di matematica ospitato da Palazzo Ducale.
La chiacchierata si chiude con una domanda curiosa, che moltissimi frequentatori del Festival hanno posto agli animatori in questi giorni: cosa significa il logo del Festival della Scienza?
Lo spiega Vittorio: l’asterisco, con la sua funzione di richiamo, dà l’idea della moltitudine di eventi sparsi per la città e fuori. Torna ancora il concetto di medium molto caro al direttore. Le parentesi quadre lo racchiudono in una sorta di fermo immagine, uno still life scientifico.
Da parte nostra, i migliori auguri per migliorare ancora uno dei pochi eventi che ancora conferiscono valore a una città chiusa come Genova, e un ringraziamento a entrambi per il (molto) tempo concessoci.











Secondo me il logo del Festiva è davveo stupendo!
Semplice ma allo stesso tempo complicato … racchiude nel contempo fisicità e metafisicità in un fill-in estemporaneo di luci ed ombre dove le luci così semplici e brillanti della scienza spiegata in modo cosi semplice ma sempre petuale si antepongono alle “complicazioni” della sceienza “studiatalontana dalla gente
L’asterisco secondo me rappresenta l’infinito, le miriadi di possibilità delimitate, però, dalle parentesi quadre della conoscienza.
Grazie
2 Novembre 2007
Per Gianni: ma di cosa ti sei fatto prima di fare questo intervento?Un animatore
4 Novembre 2007
Concordo pienamente con Gianni e con il suo pensiero metafisicamente lambiccato.
L’asterisco… un resoconto imparziale e sfaccettato dai molteplici significati.. che aleggia libero tra le due parentesi quadre, quasi per contenere l’inebriante e dirompente energia dello stesso!! Parentesi che nel loro significato simbolico esprimono freddezza e razionalità ma tinte di colore rosso che nella psicologia dei colori esprime Passione, impeto, forza!! Un connubio eccezionale di fisica e psicologia…la vera metafisica!!!
A tutto questo va aggiunto il valore aggiunto di quest’anno…dato dalla scimmia “Cebi dai cornetti”. Queste scimmie sono molto curiose, manipolative, innovative…per questo sono attratte dalla energia sprezzante che fuoriesce dal logo del Festival!! Appare evidente come aspirano con voluttà l’energia positiva del logo!!
Ma qui mi pongo l’unica domanda…c’è scritto sugli opuscoli che “in questo caso non si è trattato di sfruttare le scimmie per scopi pubblicitari, ma di dar loro qualcosa di interessante da esplorare” e come è che la città è invasa dalla scimmie…ambulanti e non??!!??!!
Grazie
8 Novembre 2007
Il logo del festival è come il monolito di 2001 odissea nello spazio… sprigiona conoscenza!!!
P.S.: Ma le scimmie non troverebebro più interessante una banana di gomma??
8 Novembre 2007