5 Novembre 2007

Il triangolo secondo Naouri

Scritto da Redazione

Questo pomeriggio, per puro caso, ho avuto la fortuna di trascorrere all’incirca un paio d’ore con Aldo Naouri. Il pediatra e analista, invece di farsi intervistare da loro, si è fatto offrire un caffè dalla sottoscritta e le ha raccontato cosa si nascondeva dietro la conferenza che si accingeva a tenere davanti a un pubblico di oltre trecento persone. Il tutto senza consentirmi di estrarre una sigaretta dalla borsa prima di avermi offerto e acceso una delle sue Malboro Lights così poco francesi - l’unica cosa, in lui, poco francese.

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5 Novembre 2007

La curiosità per la curiosità

Scritto da Redazione

ScimmiaVenerdì scorso Carlo Penco, Alberto Greco e Cristiano Castelfranchi hanno tenuto un incontro su “Curiosità e sorpresa nella scienza e nella vita quotidiana – La spiegazione delle scienze cognitive”. Impegnati negli incontri in Loggia, non abbiamo potuto essere presenti e sfortunatamente non c’è stata la possibilità di organizzare una chiacchierata qui nell’area blogger. A rimediare ha pensato lo stesso Alberto Greco che ci ha gentilmente inviato un riassunto della discussione.
Sarebbe molto bello se questo spazio diventasse un’occasione per continuare il dibattito. Ci sembra che l’argomento sia di grande interesse; le scienze cognitive sono oggi un campo di studi molto importante, dal momento che conviviamo, ogni giorno, con un’impressionante moltitudine di interfacce. Di seguito, l’email inviata dal Professor Greco.

Ho introdotto io, con il motto “curiosità sulla curiosità”, dicendo che tutti gli scienziati sono gente curiosa, ma alcuni hanno una curiosità particolare: sono curiosi di sapere come conosciamo, cosa spinge le persone a conoscere e quindi, tra l’altro, di sapere come mai le persone (compresi se stessi!) sono curiose… Che tipo di scienziati sono? psicologi cognitivi, filosofi, neuroscienziati, studiosi di intelligenza artificiale e altri: oggi ci si è accorti che c’è bisogno di una collaborazione multidisciplinare e tutte queste discipline insieme sono le “scienze cognitive” (nel cui ambito proprio in questi giorni sono aperte nella nostra università le iscrizioni al secondo Master in scienze cognitive che cerca di mettere a frutto in chiave applicativa queste curiosità).

Io per introdurre il tema ho cercato di far vedere in quali circostanze “scatta” la curiosità: quando si sa qualcosa ma non troppo (tendenza al completamento delle informazioni), quando le cose non sono come ce le aspettavamo (tendenza alla coerenza), quando comunque rispondiamo a una necessità - fine a se stessa - di esplorazione. Ed è interessante porsi la domanda se la curiosità sia una prerogativa umana o per esempio si possano costruire macchine curiose.

Carlo Penco ha ripreso una distinzione di Kahneman su due sistemi di comprensione, uno standard, automatico e non razionale, e uno attivato in casi in cui il primo non funzioni. Carlo ha fatto vedere dei casi concreti (anche molto divertenti) in cui la curiosità viene sfruttata nella pubblicità per superare gli schemi standard di ragionamento e attivare apparenti ragionamenti in realtà irrazionali.

Cristiano Castelfranchi ha fatto un’analisi del concetto di aspettativa, che rivela la natura “anticipatoria” della mente umana (l’anticipazione ci è utile all’adattamento perché ci consente ad es. di prevedere i pericoli). L’aspettativa deriva dall’incrocio tra credenze e scopi, quindi le variabili che la compongono hanno a che fare con la certezza da una parte e l’importanza dall’altra. In base alla combinazione di aspettative positive/negative e al verificarsi reale di cose piacevoli/spiacevoli, Castelfranchi distingue tra sorpresa negativa (delusione) e positiva (sollievo). La curiosità per C. è un’emozione, non una cosa puramente cognitiva. Infatti è associata ad un’attivazione dell’organismo, come la speranza o la paura. E l’aspettativa non è una semplice previsione come quella che possono fare i computer, ma richiede scopi, “interessi”. C. ha parlato anche del pessimismo e dell’ottimismo, delle profezie che si auto-verificano, e dell’importanza che queste cose hanno ad es. nella scuola.

La discussione è stata bella e fruttuosa e questo mi fa pensare che sul blog ci possa essere spazio e voglia di continuarla. Spero che la sintesi che vi ho fatto sia sufficiente a darvi un’idea ma se avete domande io e Carlo possiamo ovviamente rispondervi.

5 Novembre 2007

La fantasia è la figlia ribelle della noia

Scritto da Marina Rossi

Renzo BergamoLa prima domanda che appare naturale è: per quale motivo EstEtica del caos, mostra dedicata alle opere di Renzo Bergamo (1934-2004), si trova all’interno del Festival della Scienza? Innanzitutto l’arte non è poi così distante dal mondo della scienza, ma anzi spesso è proprio l’arte – letteraria o visiva – a essere la prima forma di divulgazione scientifica. Insomma, si tratta del classico dualismo delle culture – quella scientifica e umanistica – che troppo spesso viene professato. Ecco quindi che, tra gli obiettivi del Festival, c’è anche l’approccio artistico alla scienza.

La luce è pensiero anteriore, la volontà materia esteriore.

La conferenza prima e la mostra poi, affrontano la concezione del caos nell’arte e nella scienza. Nell’arte, l’astrattismo cerca nuovamente l’espressione di un invisibile e di un apparentemente illogico, ma che studia al contempo la luce; nella scienza, lo studio delle origini dell’universo, nella formazione dello spazio. Philippe Daverio e Giulio Giorello hanno così presentato il quadro filosofico-scientifico che sta alla base della visione del mondo dell’artista, mentre Stefano Moriggi ha illustrato il lavoro di Renzo Bergamo e le sue tappe fondamentali.

La produzione di Renzo Bergamo si può suddividere in sette periodi artistici: giovanile (1947-1950), arcaico (1950-1960), concetti cosmici (1960-1969), astrarte (1970-1979), immagine e somiglianza (1980-1989), estetica del caos (1990-2000), archeologia cosmica (2000-2004). E proprio il periodo che copre gli anni Novanta è quello in mostra, che si apre però con un acquerello del 1982, intitolato ? che rappresenta il Mistero. Un mistero che ricorre in tutta l’opera di Bergamo e che si traduce nello splendido uso dei colori.

Estetica Etica e Caos sono solo frammenti della nostra universalità.

Dal punto di vista espositivo, l’allestimento della mostra appare perfettamente riuscito. I quadri sono disposti all’interno delle sei sale in modo coerente e piacevole, permettendo la fruizione di ogni singola opera d’arte. L’espediente utilizzato è una struttura semicircolare di cartongesso bianco che isola ogni realtà pittorica in un piccolo frammento di spazio. Per ogni postazione, una targhetta esplica il nome dei quadri, l’anno e l’ordine in cui vanno fruiti. Le opere vengono così vissute contemporaneamente come una tappa di un percorso e come un’esperienza isolata.

Nella terza sala, i quattro dipinti – bozzetti preparatori senza nome – sono disposti ognuno esattamente di fronte a uno specchio, accentuando l’esperienza del caos e dell’energia dei colori. La quinta – e penultima – sala accoglie due gigantografie di due testi autografi che rappresentano alcuni pensieri di Renzo Bergamo. Bellissima l’idea di far prendere vita anche agli appunti manoscritti, alle frasi, ai pensieri compiuti. Gentilissimi, come sempre, gli animatori che ci hanno accompagnato nel percorso espositivo con disponibilità. Ottimo, infine, il materiale cartaceo informativo che – riprendendo i testi del sito ufficiale e la biografia – propone in un bel formato tabloid contenuti esplicativi in italiano e in inglese e una utile mappa.

Splendida la tela circolare intitolata L’occhio del verde finocchio, nella cui sala è presente un video di analisi in cui intervengono Philippe Daverio e Giulio Giorello. Il ringraziamento più grande va quindi rivolto alla moglie Caterina Bergamo e all’Archivio Renzo Bergamo. Prima della fine della mostra – un percorso circolare che termina all’inizio, proprio dal quadro ? – una sala oscurata presenta Renzo Bergamo in un video, alle prese con la pittura e con la composizione musicale; il filmato dimostra la sensibilità di un uomo che va al di là dell’acquerello e coinvolge ogni aspetto della vita umana.

Link:
Archivio Renzo Bergamo
Intervista a Piergiorgio Odifreddi

5 Novembre 2007

Steampunk Electric Mirabilia

Scritto da Matteo Aversano
If Edison had a needle to find in a haystack, he would proceed at once with the diligence of the bee to examine straw after straw until he found the object of his search… I was a sorry witness of such doings, knowing that a little theory and calculation would have saved him ninety percent of his labor.

Nikola Tesla - 1931

È come dovrebbe essere insegnata la scienza ai ragazzi: un flusso di passioni, una serie di sfide contro l’ignoto e contro l’inventore rivale; una semplificazione, forse, ma capace di trasmettere interesse e curiosità verso un mondo che a troppi appare solo come un agglomerato di formule, numeri ed esponenti.

teslaPaolo Brenni ha saputo imbrigliare l’attenzione del pubblico, numeroso, che ha voluto seguirlo nel confronto tra due grandi scienziati del secolo scorso: Thomas Edison e Nikola Tesla. Non è stato solo un viaggio attraverso le scoperte e le rivalità personali tra i due geni dell’elettricità, ma anche un percorso nella vita del tempo: i salotti e l’alta società, la vita di laboratorio e la percezione del grande pubblico delle due figure, con Edison sacralizzato sin dall’adolescenza e Tesla prima considerato un divo, quasi uno stregone, e poi dimenticato, ormai anziano e povero.

La guerra delle correnti è stata una conferenza coinvolgente, che ha unito in un’unica narrazione le vicende e gli scontri legati ai due inventori. Le angherie e le scorrettezze, i colpi bassi che si sono susseguiti tra Edison e Tesla non sono solo il condimento di una storia, ma sono il fulcro e il nervo della vicenda stessa, in quanto la scienza è sì fatta di prove, errori e calcoli, di vite spese in laboratorio, ma è anche legata al mercato, all’economia, al progresso e al profitto. La corrente continua di Edison si trovava così in conflitto con la più dinamica e conveniente, ma letale, corrente alternata di Tesla.

Una collaborazione brevissima tra i due scienziati, poi la rottura e la corsa alla ricerca di fondi, sovvenzioni, sponsorizzazioni; la quantità di invenzioni e brevetti sfornati da entrambi i protagonisti della storia è impressionante, come impressionanti sono le teorie di Tesla, ammettiamolo: il fascino di poter trasmettere energia elettrica senza fili, poter alimentare a distanza, a grande distanza, apparecchiature che necessitano di elettricità è sicuramente un tema che ancora oggi cattura l’immaginazione di molti.

Sedersi in una sala con il proprio computer portatile e non doversi collegare ad acuna presa di corrente, avere sistemi di trasporto pubblici completamente automatizzati ed alimentati senza alcun cavo sospeso, sono solo alcune delle suggestioni che grazie a Tesla avremmo potuto realizzare, forse. Va comunque detto che Nikola Tesla è il padre della corrente alternata, la corrente che tutti i giorni entra nelle nostre case, che può attraversare enormi distanze, così come Edison è uno dei padri dei più importanti strumenti legati all’elettricità che oggi utilizziamo, dalla lampadina al fonografo, fondamentale antenato dei moderni hi-fi casalinghi.

edisonMa i posteri sembrano ricordare Edison e Tesla in modi molto distanti dalla realtà, mitizzando il primo come il padre assoluto dell’elettricità moderna, simbolo dell’ingegno statunitense e incarnazione del sogno americano (il giovane ragazzino povero ma ricco di inventiva che scala a mani nude la montagna del successo), e il secondo come un sognatore misterioso, custode di grandi segreti dell’elettromagnetismo, portati nella tomba.

Sicuramente ci sono fondi di verità in entrambe le leggende, ma è anche vero che Tesla, per decenni membro della high society americana, dei salotti ricchi tra le quattrocento famiglie più importanti di New York, negli ultimi anni della sua vita ha tentato disperatamente di mantenere vivo il suo stesso mito, a cavallo tra scienza e stregoneria, parlando di raggio della morte, di entità extraterrestri, di levitazione magnetica e molto altro.

Non sapremo mai quanto di vero ci fosse realmente nelle parole dell’anziano e povero Tesla, inseguito dai creditori e dimenticato, dodici anni dopo la morte del suo storico rivale. Edison, invece, lo troviamo elevato agli altari della gloria nazionale, correttamente, certo, ma anche con un’evidente forzatura dei suoi meriti effettivi.

Ciò che si può sicuramente affermare è che la scienza, narrata in questo modo, con passione, con curiosità, come un romanzo avvincente, è capace di catturare l’attenzione di moltissime persone e può, concretamente, annullare la barriera, vera o percepita, che la ammanta e allontana la persona comune, i ragazzi, i curiosi occasionali.