5 Novembre 2007

La fantasia è la figlia ribelle della noia

Scritto da Marina Rossi

Renzo BergamoLa prima domanda che appare naturale è: per quale motivo EstEtica del caos, mostra dedicata alle opere di Renzo Bergamo (1934-2004), si trova all’interno del Festival della Scienza? Innanzitutto l’arte non è poi così distante dal mondo della scienza, ma anzi spesso è proprio l’arte – letteraria o visiva – a essere la prima forma di divulgazione scientifica. Insomma, si tratta del classico dualismo delle culture – quella scientifica e umanistica – che troppo spesso viene professato. Ecco quindi che, tra gli obiettivi del Festival, c’è anche l’approccio artistico alla scienza.

La luce è pensiero anteriore, la volontà materia esteriore.

La conferenza prima e la mostra poi, affrontano la concezione del caos nell’arte e nella scienza. Nell’arte, l’astrattismo cerca nuovamente l’espressione di un invisibile e di un apparentemente illogico, ma che studia al contempo la luce; nella scienza, lo studio delle origini dell’universo, nella formazione dello spazio. Philippe Daverio e Giulio Giorello hanno così presentato il quadro filosofico-scientifico che sta alla base della visione del mondo dell’artista, mentre Stefano Moriggi ha illustrato il lavoro di Renzo Bergamo e le sue tappe fondamentali.

La produzione di Renzo Bergamo si può suddividere in sette periodi artistici: giovanile (1947-1950), arcaico (1950-1960), concetti cosmici (1960-1969), astrarte (1970-1979), immagine e somiglianza (1980-1989), estetica del caos (1990-2000), archeologia cosmica (2000-2004). E proprio il periodo che copre gli anni Novanta è quello in mostra, che si apre però con un acquerello del 1982, intitolato ? che rappresenta il Mistero. Un mistero che ricorre in tutta l’opera di Bergamo e che si traduce nello splendido uso dei colori.

Estetica Etica e Caos sono solo frammenti della nostra universalità.

Dal punto di vista espositivo, l’allestimento della mostra appare perfettamente riuscito. I quadri sono disposti all’interno delle sei sale in modo coerente e piacevole, permettendo la fruizione di ogni singola opera d’arte. L’espediente utilizzato è una struttura semicircolare di cartongesso bianco che isola ogni realtà pittorica in un piccolo frammento di spazio. Per ogni postazione, una targhetta esplica il nome dei quadri, l’anno e l’ordine in cui vanno fruiti. Le opere vengono così vissute contemporaneamente come una tappa di un percorso e come un’esperienza isolata.

Nella terza sala, i quattro dipinti – bozzetti preparatori senza nome – sono disposti ognuno esattamente di fronte a uno specchio, accentuando l’esperienza del caos e dell’energia dei colori. La quinta – e penultima – sala accoglie due gigantografie di due testi autografi che rappresentano alcuni pensieri di Renzo Bergamo. Bellissima l’idea di far prendere vita anche agli appunti manoscritti, alle frasi, ai pensieri compiuti. Gentilissimi, come sempre, gli animatori che ci hanno accompagnato nel percorso espositivo con disponibilità. Ottimo, infine, il materiale cartaceo informativo che – riprendendo i testi del sito ufficiale e la biografia – propone in un bel formato tabloid contenuti esplicativi in italiano e in inglese e una utile mappa.

Splendida la tela circolare intitolata L’occhio del verde finocchio, nella cui sala è presente un video di analisi in cui intervengono Philippe Daverio e Giulio Giorello. Il ringraziamento più grande va quindi rivolto alla moglie Caterina Bergamo e all’Archivio Renzo Bergamo. Prima della fine della mostra – un percorso circolare che termina all’inizio, proprio dal quadro ? – una sala oscurata presenta Renzo Bergamo in un video, alle prese con la pittura e con la composizione musicale; il filmato dimostra la sensibilità di un uomo che va al di là dell’acquerello e coinvolge ogni aspetto della vita umana.

Link:
Archivio Renzo Bergamo
Intervista a Piergiorgio Odifreddi

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