Language: the human instinct
Il linguaggio è un istinto prettamente umano, è ciò che - a un livello di sviluppo così sofisticato - ci differenzia nettamente dal resto del mondo animale. Ma come si sviluppa questo istinto? Quanto dipende dalla Natura e quanto dall’ambiente in cui cresciamo?
Gli studi condotti da Charles Yang (Professore di linguistica alla University of Pennsylvania) hanno evidenziato come le due scuole di pensiero esistenti in materia non siano da contrapporre ma da seguire in modo complementare. La scuola di Chomsky prevede che l’apprendimento di una lingua da parte del bambino avvenga attraverso il sistema dei Principi e dei parametri, delle signature (frasi firma) che guidano il discente all’analisi dei punti fulcro all’interno della Grammatica Universale; in netta opposizione troviamo invece i sostenitori dell’approccio statistico, secondo cui il bambino apprenderebbe attraverso lo studio della casistica delle sequenze di parole registrata nella vita di tutti i giorni.
Follow the beat
Yang ha osservato come un gruppo di neonati francesi fosse in grado di distinguere alla nascita il russo dal francese nonché l’italiano dall’inglese. Dunque la domanda diventa: che cosa percepiscono i bambini prima di nascere? Il ritmo della lingua. E se analizzassimo il ritmo di alcuni linguaggi potremmo facilmente creare due insiemi di tre lingue ciascuno: nel primo insieme inseriremmo l’italiano, il francese e lo spagnolo, mentre nel secondo l’inglese, il tedesco e il russo. Se poi studiassimo il grafico del suono e del ritmo di questi due insiemi capiremmo perché i bambini sono in grado, fin dal grembo materno, di riconoscere le differenze tra le lingue proposte: il grafico del primo insieme è quello di un sistema melodico e regolare, mentre il grafico del secondo insieme è completamente irregolare.
Tower of Babel
I parlanti adulti di giapponese hanno problemi con la pronuncia del fonema /r/ e tendono a sostituirlo con /l/ (il che può portare, come sottolinea sornione Yang, a una serie di incomprensioni più o meno gravi: rice -> lice, right -> light, election -> …). Tuttavia i bambini della stessa nazionalità non hanno alcun problema con la pronuncia dei medesimi suoni. Questo avviene perché gli infanti sono “universal listeners” (letteralmente: ascoltatori universali) e smettono di essere tali allo scoccare dei 10 mesi circa; nascono quindi predisposti all’ascolto e alla riproduzione di qualsiasi lingua e, via via che crescono, impostano il loro sistema fonatorio sulla riproduzione dei suoni che hanno assorbito crescendo.
Baby English
Spesso i bambini commettono errori nel pronunciare le prime frasi. Ma non pensiate che siano errori casuali. Probabilmente vostro figlio sta dilettandosi nell’esercizio della grammatica di un sotto-dialetto delle Filippine, mentre voi vi interrogate sulle sue prime necessità e, con aria contrita, cercate di insegnargli la vostra lingua. Lui le sa tutte. Siete voi che le avete dimenticate.
Tuttavia, nell’immensa casistica degli errori commessi, ce ne sono alcuni che il vostro bambino poliglotta potrà fare e ce ne sono altri che, invece, non farà mai. Questo perché, come si diceva sopra, non sono errori veri, sono semplici tentativi di creare costrutti sintatticamente complessi abbandonati non appena il nucleo della frase viene esplicitato.
Ad esempio un bambino potrà dire: “for cookies” e intendere “The warm milk is for cookies.”, o ancora “all gone” intendendo “The juice is all gone”. Ma non dirà mai: “cookies for” per dire “Cookie Monster has cookies for supper.”, oppure “gone all” con significato “Daddy’s gone all the time.” Questi ultimi sono errori impossibili. In versione italiana; errori possibili: dire solo “per la mamma” intendendo “La torta è per la mamma.” vs errori impossibili: dire solo “la mamma per” intendendo “L’ha fatta la mamma per me.”
Babies know grammar
Nella frase “The milk (is [for cookies])” estrarre [for cookies] è possibile, mentre ripetere lo stesso procedimento con “cookies for” in “Cookie Monster (has cookies [for supper])” implicherebbe la rottura di una doppia struttura grammaticale, cosa che nessun bambino farà mai perché, in fondo, conosce già i parametri base che muovono e dirigono la sua lingua.
La Grammatica Universale (Chomsky) è, infatti, caratterizzata da parametri: come per la tavola periodica degli elementi, un piccolo numero di parametri crea le differenze all’interno delle lingue del mondo.
Limitandoci alla disposizione dei tre elementi chiave all’interno della frase possiamo osservare come l’ordine stabilito dalle lingue non è assolutamente univoco:
Inglese: Soggetto - Verbo - Oggetto
Giapponese: Soggetto - Oggetto - Verbo
Taglog (Filippine): Verbo - Soggetto - Oggetto
The wondering child
Un bambino, quindi, non fa altro che provare differenti combinazioni di parametri e successivamente scegliere il pattern linguistico coerente al contesto in cui è inserito. Si nasce con varie opzioni possibili e si cresce eliminando strada facendo quelle che non servono, quelle che non sono supportate dal sistema in cui viviamo. Alcuni errori in una lingua, quindi, non sono considerabili tali in un’altra:
[En] I weared my jacket. –> A girdle she weared. (Chaucer) [Old En]
[En] He doesn’t want no milk. –> Gianni non ha visto niente. [It]
[En] Johnny likes self. –> Gianni si piace. [It]
Per quanto il linguaggio sia un evento evolutivo recente, la Natura adotta sempre lo stesso trucco antico: ci crea predisposti a tutte le possibilità e ci immette nel sistema in grado di affrontare qualsiasi contesto - in questo caso - linguistico.
Myths about language
E ora, per chiudere, Yang sfata per noi alcuni sempiterni miti legati all’apprendimento linguistico dei bambini, con estremo piacere li riporto permettendomi qualche chiosa qua e là:
a) “mama” “papa” “dada” e tutto il resto dei balbettii confusi (babbling sounds, è talmente bello che è intraducibile nella sua carica onomatopeica) emessi dai vostri bambini: no, non sono parole. Mamme, nonne, zie, riponete le telecamere pronte ad immortalare la prima parola del frugoletto. Sono-solo-movimenti-meccanici.
b) i genitori possono correggere gli errori linguistici dei bambini in modo efficace: come si diceva sopra, probabilmente non sono errori - parliamo sempre di primi suoni emessi in tenerissima età -; entrerebbero comunque in gioco i parametri e la casistica anche senza la vostra costante correzione.
c) le scene imbarazzanti di un’intera famiglia che si sforza di parlare il “bambinese”: non state né aiutando né danneggiando vostro figlio, è un’azione del tutto irrilevante ai fini della sua crescita linguistica. Se imitarlo vi gratifica procedete pure senza tema, chissà, magari state rispolverando qualche vecchia conoscenza di aramaico senza nemmeno accorgervene.
Detto questo, Yang ci lascia con la domanda - senza risposta - circa il possibile futuro della lingua e con l’immagine proiettata sul grande schermo del dono infinito: suo figlio.