5 Novembre 2007

La curiosità per la curiosità

Scritto da Redazione

ScimmiaVenerdì scorso Carlo Penco, Alberto Greco e Cristiano Castelfranchi hanno tenuto un incontro su “Curiosità e sorpresa nella scienza e nella vita quotidiana – La spiegazione delle scienze cognitive”. Impegnati negli incontri in Loggia, non abbiamo potuto essere presenti e sfortunatamente non c’è stata la possibilità di organizzare una chiacchierata qui nell’area blogger. A rimediare ha pensato lo stesso Alberto Greco che ci ha gentilmente inviato un riassunto della discussione.
Sarebbe molto bello se questo spazio diventasse un’occasione per continuare il dibattito. Ci sembra che l’argomento sia di grande interesse; le scienze cognitive sono oggi un campo di studi molto importante, dal momento che conviviamo, ogni giorno, con un’impressionante moltitudine di interfacce. Di seguito, l’email inviata dal Professor Greco.

Ho introdotto io, con il motto “curiosità sulla curiosità”, dicendo che tutti gli scienziati sono gente curiosa, ma alcuni hanno una curiosità particolare: sono curiosi di sapere come conosciamo, cosa spinge le persone a conoscere e quindi, tra l’altro, di sapere come mai le persone (compresi se stessi!) sono curiose… Che tipo di scienziati sono? psicologi cognitivi, filosofi, neuroscienziati, studiosi di intelligenza artificiale e altri: oggi ci si è accorti che c’è bisogno di una collaborazione multidisciplinare e tutte queste discipline insieme sono le “scienze cognitive” (nel cui ambito proprio in questi giorni sono aperte nella nostra università le iscrizioni al secondo Master in scienze cognitive che cerca di mettere a frutto in chiave applicativa queste curiosità).

Io per introdurre il tema ho cercato di far vedere in quali circostanze “scatta” la curiosità: quando si sa qualcosa ma non troppo (tendenza al completamento delle informazioni), quando le cose non sono come ce le aspettavamo (tendenza alla coerenza), quando comunque rispondiamo a una necessità - fine a se stessa - di esplorazione. Ed è interessante porsi la domanda se la curiosità sia una prerogativa umana o per esempio si possano costruire macchine curiose.

Carlo Penco ha ripreso una distinzione di Kahneman su due sistemi di comprensione, uno standard, automatico e non razionale, e uno attivato in casi in cui il primo non funzioni. Carlo ha fatto vedere dei casi concreti (anche molto divertenti) in cui la curiosità viene sfruttata nella pubblicità per superare gli schemi standard di ragionamento e attivare apparenti ragionamenti in realtà irrazionali.

Cristiano Castelfranchi ha fatto un’analisi del concetto di aspettativa, che rivela la natura “anticipatoria” della mente umana (l’anticipazione ci è utile all’adattamento perché ci consente ad es. di prevedere i pericoli). L’aspettativa deriva dall’incrocio tra credenze e scopi, quindi le variabili che la compongono hanno a che fare con la certezza da una parte e l’importanza dall’altra. In base alla combinazione di aspettative positive/negative e al verificarsi reale di cose piacevoli/spiacevoli, Castelfranchi distingue tra sorpresa negativa (delusione) e positiva (sollievo). La curiosità per C. è un’emozione, non una cosa puramente cognitiva. Infatti è associata ad un’attivazione dell’organismo, come la speranza o la paura. E l’aspettativa non è una semplice previsione come quella che possono fare i computer, ma richiede scopi, “interessi”. C. ha parlato anche del pessimismo e dell’ottimismo, delle profezie che si auto-verificano, e dell’importanza che queste cose hanno ad es. nella scuola.

La discussione è stata bella e fruttuosa e questo mi fa pensare che sul blog ci possa essere spazio e voglia di continuarla. Spero che la sintesi che vi ho fatto sia sufficiente a darvi un’idea ma se avete domande io e Carlo possiamo ovviamente rispondervi.

2 Novembre 2007

Anatomia della similitudine. Quando Venezia scorre parallela a Genova.

Ci si riconosce tutti di mattina presto. Conti le occhiaie e i passi che si muovono verso una direzione prestabilita, in modo del tutto inerziale. Lasci che sia una forza superiore a trascinarti. Come se nottetempo avessero magnetizzato il centro delle nostre peregrinazioni e contemporaneamente fossimo muniti di una fonte sottocutanea del polo opposto.

Il clan degli accreditati
Cosa ci attira? Il fallout degli eventi che stiamo seguendo, l’entropia magica riversata nella città dall’allinearsi - alle medesime coordinate spazio-temporali - di menti, personaggi e illustri intellettuali - o di registi, attori e sceneggiatori - raramente avvicinabili se non in questo contesto.
Il clan si autodefinisce senza che nemmeno una parola venga proferita. Il popolo dei festival ha pensieri densi, parla per immagini ed è rimasto incastrato tra l’ultimo evento visto e l’abstract di quello successivo. Fra la proiezione delle 2 di notte e quella delle 8.30 del mattino, in un continuum di e-visioni raramente digeribili nell’arco di un solo ciclo biologico. Il clan ha le solite caratteristiche: l’occhio sbarrato e la mano pronta all’appunto facile, oltre all’aver acquisito la fondamentale skill +5 visione notturna o - per i real geek - aver trovato in un negozio di giochi didattici la penna che illumina appena tocca il foglio. Siamo creature che si adattano facilmente anche ai microclimi peggiori.

Il festival del genere
Venezia 64 o Festival della Scienza. Un raduno legalizzato di maniaci del genere. Una kermesse di specialisti, professionisti, entusiasti, ossessionati, giornalisti, arrivisti e veggenti. La sensazione è la stessa. Una colorata e deliziosamente delirante missione per cui tutti si sono mossi abbandonando famiglie, vita ordinaria e senso comune. Sei lì, con il tuo fiocco colorato al collo e un badge che ti identifica. E, nell’identificazione, ti bagna le labbra nel Lete, rendendo inesorabilmente inutile il passato reale che ti porti dietro. Il tempo nei Festival è sospeso, concentrato e frizionato sulle tempie dell’evento. Come se non ci fosse domani. Tutto e subito. Immersi tra passerelle, flash ed editoriali. Il cartonato e il patinato. All in one, glossy e sexy come solo i riflettori di un’intera città sanno rendere qualsiasi cosa su cui concentrino le loro scintillanti forze elettriche.

La zona rossa
Un recinto per il pascolo delle menti. Per il Festival di Venezia siamo circondati dall’acqua, no way out. Per Genova siamo costretti a rimbalzare tra punti vicini-lontani-comunicanti. In fondo al Programma c’è la mappa di tutte le location, mi chiedo se qualcuno abbia mai tentato il classico “unisci i puntini” e suggerisco invece all’organizzazione del Festival del prossimo anno di nascondere un qualche tesoro scientifico laddove c’è l’intersezione delle linee che uniscono gli asterischi sparsi per la città.
Dunque siamo confinati e creiamo un flusso di adepti che scorre per le città come i salmoni risalgono le correnti, in direzione ostinata e contraria. Spinti non dal caso ma dalla necessità, verso una ricerca di conoscenza - sia essa visiva o scientifica - paragonabile all’eterna quest che spinge da sempre noi animali curiosi verso nuovi orizzonti.

La miopia locale
Quando si è scenario di eventi di tale portata si penserebbe a una gestione dimensionalmente proporzionale per quanto riguarda infrastrutture e organizzazione degli spazi pubblici. Invece si eclissa, insieme alla nozione di presente - rimandata alla fine dell’evento -, anche ogni basilare forma di logica. Il Festival di Venezia raccoglie visitatori da tutto il mondo. Non per questo sembra corretto aumentare il numero e la frequenza dei traghetti. Il vero cinefilo arriva in sala bagnato, dopo una nuotata sana e riposante, brandendo come colazione una meritatissima sogliola tra i denti. A Genova nessuno pensa all’idea di tenere aperti i ristoranti in zona Festival - Palazzo Ducale di Domenica. Per carità. Essendo festivo non ha senso. Senza pensare alle famiglie, agli scienziati, agli animatori, ai visitatori stranieri che sì possono, fino a un certo punto, cibarsi di cultura, ma che, volenti o nolenti, prima o poi dovranno fare i conti con i più basilari dei bisogni umani. Il Festival potrebbe essere un’ottima vetrina per sponsorizzare la cucina locale, i piatti tipici e per creare gustosi menù internazionali e, perché no, potrebbe essere un momento di vita per tutta la città, abolendo i classici orari genovesi e abbracciando quelli da full immersion dell’Evento.

I cambi di programma
Qui come lì, Cinema come Scienza. Ti svegli alle sei del mattino per essere seduto al Palabiennale e vedere Cassandra’s Dream. Salti il pranzo e ti precipiti per vedere Penso dunque mento. Ma i programmi saltano. E quindi - ora in coda, ora a spasso per le vie che conducono alle sale di aggregazione - il telefono senza fili degli assidui tesserati-accreditati del Sistema ti avverte che qualcosa è cambiato. E non sempre le sostituzioni riescono (e finisci con il vedere contro voglia The Nanny Diaries invece che recuperare un paio di ore di sonno perdute).

Il gemellaggio
Perché no? Se davvero, come è stato annunciato, il Festival della Scienza di Genova dovesse ricevere la targa, la nomina e l’attenzione di un Festival Nazionale, allora sarebbe realmente possibile legare i due eventi. Unire ancora di più due mondi solo apparentemente distanti (cfr mostra: Gli effetti speciali cinematografici e relativo post) ma dotati della stessa energia, della stessa passione per l’arte o la scienza che rappresentano. Certamente non degli stessi fondi (anche considerando i pesanti tagli che gli anni scorsi ha subito la Mostra del Cinema), ma sarebbe un problema risolvibile nel momento in cui anche la piccola ma agguerrita Genova dovesse diventare la Venezia della Scienza.

Il blog
Alla Mostra del Cinema manca un blog ufficiale. Manca l’inter-regno in cui piccoli-grandi osservatori muovono parole sulle scacchiere infinite della rete. Manca un occhio invisibile ma di enorme potenza/portata. La piccola Zena, in questo, è più avanti di una ormai storica manifestazione internazionale, e vanta - paradossalmente - un ulteriore obiettivo (di cui Venezia è priva perdendosi, conseguentemente, un’altra fetta di target possibile e di facile - oltre che pratico-comodo - coinvolgimento).

Il “muro del pianto
In compenso, però, il Festival del Cinema può vantare l’invidiabilissima usanza del Muro. Un supporto in legno dove aff(l)iggere la propria recensione, un forum cartaceo in snail-tech dove lo spettatore (accreditato o meno che sia) può inveire liberamente contro il tale regista o il tale attore, mantenendo un certo contegno è ovvio, e gareggiare - insieme a tutte le altre riscritture di cinema affisse - all’ambìto premio di “Miglior stroncatura” dell’edizione in corso. Uno stimolo, in conclusione, all’analisi accurata e tagliente, ma anche un divertente diversivo che finisce ogni anno con il raccogliere vere perle di cinico sarcasmo e ottima letteratura di genere.

Poi ci si ritira a casa, o in albergo, e si fissa in silenzio un punto. Il sovraccarico di informazioni è sempre un sintomo da “Festival ben riuscito” e l’arretrato di cose da scrivere che si materializza in file di testo aperti e mai conclusi è l’effetto principe di un simile stato confusionale in cui ci si ritrova dopo un paio di giornate imm/p-ersi nel flusso del Conoscere.

31 Ottobre 2007

La notte (e la cucina) delle streghe

Scritto da Marina Rossi

StregaLa notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre è la notte delle streghe. Si ritiene che Halloween sia originaria degli Stati Uniti, ma in verità, questa festa ha profonde radici europee e deriva dalla celebrazione celtica e pagana di Samhain, diffusa in particolare nel Regno Unito. Perfino la ricorrenza cristiana di Ognissanti è stata assegnata al 1 novembre, per opera di Papa Gregorio III, in seguito alla festività pagana. Durante questa notte, le diverse tradizioni regionali sono accomunate da cerimonie in onore dei defunti e del regno dell’oltretomba, con candele e feticci che rappresentano streghe o fantasmi.

Un rito di passaggio che richiama le antiche celebrazioni di fine estate e inizio della stagione invernale, nonché il capodanno celtico. Secondo questo calendario, infatti, l’anno è diviso in due parti: una metà di luce e una metà di oscurità, cioè Samhain.

Se ieri si è parlato della cucina delle streghe al Ristorante-Fabbrica della Birra Bìcu, questa è la notte giusta per festeggiare. Ci sono proposte?

17 Ottobre 2007

Urbino saluta i blogger

Scritto da Federico Fasce

La commissione by Antonio SofiUrbino è stata culla del Rinascimento italiano. E allo stesso modo, oggi, Urbino vuole essere la culla del rinascimento culturale legato alla Rete e alle nuove tecnologie.
È in quest’ottica che l’Università degli Studi Carlo Bo ha organizzato il Festival dei Blog, tenutosi il 13 e il 14 ottobre scorsi. All’interno della manifestazione due eventi principali.

Il primo, più ludico, è stato il Treasure Hunt Wireless Game, organizzato all’interno del centro storico cittadino contaminando il tradizionale schema della caccia al tesoro con le nuove tecnologie, grazie all’appoggio della rete wireless che connette vari luoghi di Urbino.

Durante il secondo sono stati invece assegnati i Blog Awards ai weblog migliori divisi per categorie. Segnalati dal pubblico attraverso una pagina Wiki, i blog sono successivamente stati giudicati da una giuria di tutto rispetto composta da Luca Conti, Massimo Russo, Giuseppe Granieri, Lele Dainesi, Giovanni Boccia Artieri e Roberta Bartoletti.

Ecco i blog premiati per ogni categoria:

Giornalismo: Webgol
Marketing e azienda: Ninja Marketing
Politica e istituzioni: Decidiamo Insieme
Intrattenimento: Nonsolomamma
Kindergarten: Salvatore Aranzulla e Le gatte di Via Plinio

Non posso che augurarmi di vedere premiati e membri della giuria nello spazio blogger allestito alla Loggia della Mercanzia, per fare due chiacchiere tutti insieme.

[La foto è di Antonio Sofi]

16 Ottobre 2007

Doris Lessing, elogio della semplicità

Scritto da Federico Fasce

Doris LessingAmmetto che non ho mai letto i libri di Doris Lessing.
E sulle prime parlare di un Nobel per la Letteratura in un blog sul festival della Scienza può sembrare quantomeno fuori luogo. Però abbiamo già visto come scienza e letteratura siano due mondi solo artificiosamente messi in antitesi.

E davvero è difficile dire qualcosa di questa splendida signora inglese se non prendendola dal suo lato squisitamente umano. Non può che essere immediatamente simpatica, quando viene a sapere del premio con in mano il sacchetto della spesa, e risponde ai giornalisti tra un carciofo e un peperone.

È lontana anni luce, Doris, da certi trombonismi di intellettuali che coprono i loro limiti con un’artificiosa altezzosità. Già a Ginevra avevo notato come le persone di vero spessore (in quel caso Robert Cailliau e Fabiola Gianotti, ça va sans dire) siano sempre eccezionalmente trasparenti e semplici, capaci di trasferire concetti anche complicati come se fossero acqua fresca.

Ed è soprattutto per questa limpidezza e questa normalità che il Nobel a Doris Lessing mi colpisce e mi riempe di ammirazione.

E, prometto, rimedierò quanto prima alla mia lacuna letteraria.

12 Ottobre 2007

Premio Nobel per la Pace 2007

Scritto da Marina Rossi

Al GoreProprio oggi, leggendo il blog statunitense Page 3.14 ho notato questa sottile – ma neanche tanto – ironia e autocommiserazione americana che nasce dalla delusione di vedere la maggior parte dei Premi Nobel sbarcare principalmente in Europa. Francia, Germania, Italia, Inghilterra sono protagoniste di quest’anno e gli Stati Uniti sembrerebbero amareggiati per aver ottenuto solo due terzi del Nobel per la Medicina. Un atteggiamento più vicino al mondo sportivo, al conteggio delle medaglie olimpiche, piuttosto che al mondo della scienza.

In ogni caso, oggi gli Stati Uniti recuperano il vantaggio europeo ottenendo (metà) Premio Nobel per la Pace, grazie all’impegno di Al Gore nel processo di diffusione dell’informazione circa i cambiamenti climatici. Un premio a metà, appunto, con la Svizzera sede ufficiale dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (sito dell’IPCC), il comitato internazionale che dal 1988 si occupa di studiare e diffondere dati relativi al surriscaldamento globale.

Eppure poco importa se il Nobel è condiviso tra l’IPCC e Al Gore. La notizia, trasmessa da tutti gli organi di informazione, è che l’ex vicepresidente Usa ha ottenuto – dopo l’Academy Award – anche il Nobel, associando a esso un valore politico prima ancora che sociale. In tutto questo, emerge ancora una volta una mancata informazione dell’opinione pubblica che reputa le politiche ambientali di impatto e di importanza quasi irrilevante.

Si parlerà di cambiamenti climatici anche al Festival con mostre, eventi e conferenze sul tema:
Alt ai cambiamenti climatici: come ridurre le nostre emissioni di CO2!
Antartide
CO2: colpevole o innocente?
Come l’Antartide regola il clima
Gli effetti dei cambiamenti di habitat sui primati in pericolo
Il clima sta cambiando
Quale sarà il clima di domani?
Regioni polari e cambiamenti climatici
Soleevento. Il pianeta rinnovabile

11 Ottobre 2007

Premio Nobel per la Fisica 2007

Scritto da Marina Rossi

Albert Fert e Peter GrünbergSi tratta di un Premio Nobel per la Fisica tutto europeo quello assegnato, proprio quest’anno a Albert Fert e Peter Grünberg. Nati rispettivamente in Francia e in Germania, i due fisici hanno visto riconoscersi il premio più importante al mondo per una scoperta che ha cambiato il nostro mondo, la magnetoresistenza gigante. Se ai più ciò appare come una oscura materia, ogni giorno ci scontriamo con questo effetto della fisica quantistica: Grazie a Fert e Grünberg, infatti, è stato possibile costruire l’hard disk.

I padri dell’hard disk, tecnologia che nell’ultimo ventennio ha rivoluzionato non solo la scienza, ma la società nel suo complesso. Ancora oggi, nonostante l’incalzare della memoria flash-based come le chiavette Usb, l’hard disk resta fondamentale, soprattutto per quanto riguarda la capacità di archiviazione dei dati che, grazie alla miniaturizzazione, supera continuamente ogni aspettativa. Dai megabyte ai gigabyte fino ai terabyte.

Insomma, dopo gli innumerevoli riconoscimenti internazionali, Albert Fert e Peter Grünberg coronano la loro importante carriera scientifica con un Nobel che stimola anche l’attenzione del grande pubblico. Perché gli effetti di quella ricerca si toccano ancora oggi con mano e hanno cambiato lo scenario tecnologico e sociale. Questo stesso blog – e molto altro di maggiore impatto – non sarebbe potuto esistere senza quell’invenzione.

3 Ottobre 2007

I luoghi delle parole a Chivasso

Scritto da Federico Fasce

I luoghi delle parole
Si è inaugurato ieri a Chivasso iluoghidelleparole, festival internazionale di letteratura che durerà fino al prossimo 7 ottobre.

Letteratura e Scienza si sono sempre guardate un po’ in cagnesco, con un certo sospetto. Eppure una parte importante della divulgazione scientifica viene proprio dalla letteratura. Ecco perché iluoghidelleparole, il cui tema è appunto la letteratura scientifica e fantascientifica, unisce ai percorsi letterari una serie di esperimenti scientifici guidati collocati in alcuni punti della città.

Vi ricorda qualcosa? Bravi.
In effetti, se durante la settimana passate dalle parti di Chivasso, potrebbe essere l’occasione per dare un’occhiata. E magari per scrivere le vostre impressioni nei commenti a questo post.