Questo pazzo, pazzo Polo
C’è un dubbio forte, che sa di scommessa, che aleggia al modulo 7 dei Magazzini del Cotone: quanto tempo impiega un numero non meglio precisato di animali a trasmigrare dalle gelide e diversamente ospitali Isole Svalbard alle fredde ma decisamente più miti lande genovesi?
Non è una domanda di facile soluzione, specie se consideriamo che gli animali in questione sono impagliati e, fino a ieri pomeriggio, fermi in quel di Oslo, dopo aver dovuto ritardare di una settimana almeno la loro partenza a causa delle condizioni pessime del mare.
Succede di scoprire anche questo girando per i backstage del Festival della Scienza, vedendo le casse ancora da aprire e le pareti degli allestimenti immacolate. In meno di tre giorni il tutto prenderà forma, ma la vita già brulica sotto la sua pelle, sciamando per stage e esposizioni sotto forma di operai, tecnici, elettricisti, carpentieri che concludono in apparente disordine l’assemblaggio dei vari spazi. Se in tre giorni, ad oggi due, gli animali da esporre possano a farcela è davvero un’incognita, anche se un po’ di adrenalina non guasta mai (che poi, si sa, l’intoppo è immancabile a giochi praticamente chiusi, fa parte dei patti col destino).
Eppure tutto ciò non ferma lo staff della mostra Pole Position - Avventura fra i ghiacci agli estremi della Terra, che tra touch screen da installare, pennuti impagliati e atmosfere artiche, trovano il tempo di illustrarci la situazione, senza lasciar trapelare preoccupazione ed essendo, anzi, davvero disponibili.
Anche Paola Astrici, che ci ha guidato per i backstage principali nonostante fosse più che impegnata a coordinare telefonicamente le ultime fasi della preparazione di The Event, approfitta dell’”intoppo artico” per raccontare che in cinque edizioni si sono susseguite dissavventure di ogni genere e che, se improbabili erano i disguidi, ancora più improbabili sono state le soluzioni scelte per arginarli.
Anno dopo anno la tecnica si affina e all’urlo di “prevenire è meglio che curare” il team organizzativo riesce a prevedere i pericoli e le insidie annidiate nelle fasi di gestazione di un evento cittadino così esteso. Eppure non c’è da lasciarsi ingannare dalle apparenze: non sono gli orsi polari ritardatari a minare un’esposizione, nemmeno i lavori di allestimento apparentemente fermi, bensì gli imprevisti più piccoli e invisibili alle maglie selettive della pianificazione: un martello che manca, i chiodi finiti in piena domenica o una scala troppo bassa che impedisce di avvitare i faretti sul soffitto. È tutto capitato, come il toner del fax dei vigili urbani che, essendo a secco, decide di non stampare le targhe dei veicoli adibiti al trasporto materiali per il Festival nelle zone a traffico limitato o interdetto.
Così, su queste note di colore, ci ritiriamo, terminando il tour e lasciando lo staff del Museo Tridentino di Scienze Naturali, che per l’evento in questione collabora con il Museo Nazionale dell’Antartide e l’Università degli Studi di Trento, ai preparativi e all’apertura delle ultime casse di materiali, facendo un grosso in bocca al lupo e sperando, con loro, che gli esemplari assenteisti si manifestino in tempo, magari con un arrivo in pieno stile Phileas Fogg, cha fa sempre stile.

Finalmente arriva anche nelle nostre mani il catalogo cartaceo del Festival! È stata un’emozione, per me che – insieme al carissimo Luca Caridà con cui ho condiviso lavoro e deliri – ho lavorato alla redazione dei testi. Vedere mesi di lavoro prendere una così bella forma, è stato un momento sia di liberazione che di nostalgia.
Film come Ghostbusters hanno segnato l’immaginazione di almeno un paio di generazioni di ragazzi. Il Palazzo della Borsa di Genova, nella fattispecie la Sala delle Grida, sembra ricalcato sullo stile dei due film degli acchiappafantasmi; dal grattacielo/portale del primo episodio, sino al salone del museo del secondo capitolo. Tutto, dalle luci allo stile delle decorazioni, con una spruzzata di Piramide di paura, rimanda al non incrociare i flussi, ad acceleratori protonici e a scarafaggi che “staccano la testa a morsi”.
La Scienza si annida e si cela in ogni aspetto della nostra vita; negli interruttori che premiamo, negli strumenti che utilizziamo e anche nei boccali che alziamo. Sì, anche lì.
Devo dire che ho uno strano rapporto con il Sudoku. Inizialmente il gioco mi sembrava solo una futile moda, uno di quei giochini di enigmistica un po’ pompati, ma con poca sostanza.








