4 Novembre 2007

Earth is the place

Scritto da Matteo Aversano

LifeÈ la prima volta che in Europa viene presentato lo spettacolo Life, avvolgente proiezione delle fotografie naturalistiche di Frans Lanting, musicate da Philip Glass. Al Teatro della Corte di Genova è stata allestita la prima: sul palco, sotto la direzione del maestro Carlo Boccadoro, l’Orchestra Filarmonica di Torino esegue con energia l’accompagnamento musicale, anche se “accompagnamento” è da considerarsi termine improprio. La musica è, infatti, parte e anima integrante dello spettacolo, non è solo valore aggiunto, ma rappresenta il respiro dell’esibizione.

Frans Lanting ripercorre i tre miliardi di anni del nostro pianeta: le sue fotografie, proiettate dinamicamente su tre grandi teli, sono uno spaccato emozionante del divenire terrestre: l’infanzia, con i vulcani irrequieti, la formazione degli oceani e le prime forme di vita. Una corsa attraverso i millenni sino a giungere alla nostra comparsa, uno spicchio minuto di tempo se lo confrontiamo con l’eternità che ci ha preceduti.

Racchiudere in un’ora e mezza un percorso così ampio dell’esistenza della vita, intesa sia come ribollire primordiale del magma, dei vapori nel cielo e delle acque degli oceani, sia come vita in senso stretto, ossia esistenza di esseri viventi mono o pluricellulari, è un’impresa da record. Il Festival della Scienza è ovviamente orgoglioso, primariamente nelle figure di Manuela Arata e Vittorio Bo, che si alternano sul palco per presentare l’evento, di aver ottenuto un simile risultato, ossia di aver potuto offrire al pubblico del Festival la prima europea di Life.

Ma è tutto oro ciò che luccica? Se qualcosa traspare fortemente, al di là della preziosa arte e grande abilità di Lanting, già peraltro apprezzabile nella mostra alla Darsena e nell’ottimo libro Vita, è la ricchezza e il pregio del nostro pianeta midori, un pianeta carico di energia, trepidante di esseri viventi di ogni tipo e forma, un forziere che dobbiamo a tutti i costi conservare e non sperperare.

Lanting è stato anche in grado, e in ciò si rintraccia uno dei più grandi punti di forza del suo lavoro, di trasmettere all’osservatore la dignità e il carattere dei soggetti fotografati: le piante nella loro eleganza, il pianeta nella sua forza e gli animali nella loro vitalità estrema sono onorati dagli scatti discreti ma profondi dell’artista di origine olandese.

Con toni meno entusiastici si può parlare, invece, della colonna sonora e della messinscena dell’opera. Philip Glass è eseguito con grande maestria dall’Orchestra Filarmonica di Torino, ma è la struttura in sé, la musica, che risulta ripetitiva e poco coinvolgente: sostanzialmente ciò che si percepisce è una struttura basilare ripetuta, su cui vengono fatte alcune variazioni (specie con ottoni e percussioni) nemmeno troppo incisive.

Lo spettacolo non è noioso, per carità, ma nemmeno trascinante, da questo punto di vista: la struttura a temi (il tema del volo, delle piante, delle prime forme di vita…) in questi casi non è efficace, poiché alcune sezioni, come Out of the Dark, possono estendersi per quindici, venti minuti e l’accompagnamento risulta, così, ripetitivo.

Altra nota negativa è l’utilizzo poco intelligente dei tre schermi. Se è vero che una semplice proiezione a tutto schermo delle fotografie sarebbe stata, alla lunga, molto noiosa, la scelta fatta di mostrare alcune foto a grandi dimensioni e altre più piccole che si sovrapponevano non è felice. L’effetto di alcune transizioni o animazioni delle stesse, per di più, scade nel ridicolo, per di più, come il criticatissimo canguro (la foto di un canguro si sposta lungo i tre teli rimbalzando, cadendo quindi in un’eccessiva banalizzazione). A volte sono presenti più foto, dai soggetti diversi, che spiazzano lo spettatore, poiché nessuna delle tre risulta apprezzabile appieno. Non insistiamo oltre, ma di certo Life è un ottimo spettacolo il cui potenziale scenico è ridotto da ingenuità visive e da una colonna sonora decisamente poco coinvolgente.

Ma è incredibile come, nonostante ciò, lo spettatore possa tornare a innamorarsi del suo pianeta natale, dei suoi abitanti, delle sue incredibili forze.

30 Ottobre 2007

La scienza del bene e del male

Scritto da Matteo Aversano

missilesiloLos Alamos significa “I pioppi”, alberi alti e affilati come lance che puntano al cielo; per un curioso presagio o un’ironica scelta del destino è nella desertica Los Alamos che l’era atomica ha preso letteralmente il largo, dallo sviluppo di Little Boy sino alle fasi successive degli armamenti balistici intercontinentali, araldi a lungo raggio dei superpoteri bellici.

Lo spettacolo teatrale Faust a Hiroshima associa all’opera di Goethe le vicende che porteranno alla creazione, e purtroppo all’esplosione su suolo nipponico, dei primi due ordigni atomici: l’idea scatenante, e principio di un’era buia come il secondo dopoguerra, nasce come un patto tra il diavolo e il deciso Oppenheimer, contrapposto al più mite ma combattuto Joseph Rotblat, uno dei primi scienziati protagonisti del progetto di sviluppo della bomba atomica ma anche uno dei primi ad allontanarsene per motivi etici, diventandone nei decenni fiero oppositore, guadagnandosi nel 1995 il Premio Nobel per la Pace.

Lo spettacolo, ideato da Gianni Guardigli e Imogen Kusch, percorre i fili di questa storia tragica e decadente in modo malinconico, con il continuo rimbombo silenzioso del pentimento per non poter disinventare un simile strumento, creato con la scusante della fine, necessaria, del secondo conflitto mondiale e rivelatosi fin da subito futuro deterrente globale e, nostro malgrado, garante dei fragilissimi equilibri tra Unione Sovietica e Stati Uniti.

Dalle fragili fasi iniziali del progetto, con l’amaro ottimismo che la bomba non sarà mai realmente lanciata in azione, sino ai primi incidenti e le crescenti fragilità nella coscienza e nella morale dei protagonisti, la messinscena utilizza la struttura del musical, lasciando che un decadente cabaret canti i passi principali della narrazione, con soluzioni visive semplici ma efficaci.

Ma qual è, quindi, il limite etico tra l’azione e il rifiuto, per lo scienziato? E cosa spinge lo stesso a intraprendere una ricerca, intraprendere magari una strada che si preannuncia come un’arma a doppio taglio capace di tenere in scacco l’umanità intera? Avremmo voluto capirlo meglio, ma purtroppo la conferenza L’etica dello scienziato, legata proprio a questo tema e sorella di Faust a Hiroshima, non ha saputo affrontare in modo soddisfacente tale domanda, evitandola a più riprese e lasciando troppo spazio alle personali considerazioni generali (diverse volte eccessivamente autobiografiche) dei relatori Marcello Cini e Jeffrey Laurenti.

Altrettanto colpevole la platea, bisogna ammetterlo: scolaresche delle superiori, ragazzi che come me saranno eredi delle politiche odierne e degli errori del passato, hanno recepito con poco entusiasmo l’opportunità di porre domande, di pungere proprio l’evasività del discorso, di deviare dai casi specifici di Oppenheimer e Rotblat ed inserirsi nell’attualità della ricerca che, è evidente, vede nello sviluppo bellico del nucleare solo uno dei fattori in gioco, senza dimenticarci delle problematiche etiche legate ai futuri sviluppi e applicazioni delle biotecnologie.

Speriamo che, perlomeno, dove la conferenza ha mancato il bersaglio possa arrivare la messinscena teatrale: pur con diverse mancanze tecniche, infatti, Faust a Hiroshima ha saputo colpire la platea (purtroppo ben poco affollata, almeno per quanto concerne la prima serata).

28 Ottobre 2007

The real world around

Scritto da Federico Fasce

Ore ventitrè di sabato sera. Non poteva mancare la festa in salsa Festival della Scienza.

used carsDa una parte la musica: Used Cars e Big Boss Band ci mettono il cuore e regalano un po’ di rock a questa serata ventosa. Alla musica si alternano i fuochi d’artificio, presentati in chiave del tutto nuova; ad ogni esplosione fa seguito la spiegazione di un esperto che ne commenta la realizzazione e i particolari tecnici. Ok, forse la cosa poteva essere un po’ più approfondita, ma di certo l’idea è ottima, lo spettacolo rende e spero ci saranno altri esperimenti simili.
Andrea Beggi li ha chiamati fuochi d’artificio 2.0. Davvero mancava solo il permalink.

Finalmente abbiamo l’occasione di assaggiare la famosa (famigerata?) birra del festival. L’intruglio a base di birra e moscato non è per nulla pessimo come qualcuno, con un pizzico di understatement, prevedeva. Si tratta di una chiara molto leggera, non deliziosa, ma sicuramente gradevole. Il gusto persistente di cereali rivela la natura artigianale della birra. Io prediligo le scure, però: il prossimo anno perché non provare, che so, una rossa al rum scuro?

fireworksLa serata è anche l’occasione per ascoltare quello che è stato presentato come l’inno del Festival, un pezzo rockeggiante tutto a base di scienza e curiosità, che come sapete è il tema portante di quest’anno. Se foste curiosi di ascoltarlo, beh, non avete che andarla ad ascoltare sul sito di una delle due band linkati poco sopra.

27 Ottobre 2007

Oggi a Genova

Scritto da Marina Rossi

Dalle 17:00
Conversazioni con gli Ig Nobel
Incontro con Marc Abrahms e i vincitori dei Premi Ignobel (Loggia Banchi, spazio blogger).

Dalle 23:00
@Festival
Festa con fuochi artificiali, spiegati da fisici e chimici.
Concerto della Big Boss Band e degli Used Cars che presentano, in prima assoluta, la Canzone del Festival (Porto Antico).
Viene anche offerta la Birra del Festival, un esperimento che unisce la birra del Ristorante-Fabbrica della Birra Bìcu al moscato di Giampiero Marrone.

25 Ottobre 2007

First time at Bìcu

Scritto da Matteo Aversano

Andrei VarlamovRotolando sotto le sferzate di vento e pioggia che assalgono via San Lorenzo si arriva al Porto Antico, con il mare opaco e lattiginoso per le intemperie, con la accogliente voce del Bigo che ti invita a vedere Genova dall’alto. O dalla sopraelevata, a voi la scelta.

L’apertura del Festival ha da subito portato con sé stuoli di ragazzini e greggi di scolaresche, tutti con i loro zainetti simil-eastpack multicromaticamente uguali, i loro piumini smanicati invernali così variegatamente neri e le loro zampine di gatto disegnate sulle tracolle, così effervescenti nella loro totale conformità.
Ma passiamo oltre.

Il Bìcu collabora con il Festival in una serie di occasioni, offrendo i suoi ampi spazi, le sue cucine fornite, le sue maestranze (e la sua fabbrica della birra) ai visitatori, accogliendoli a più riprese per conferenze, laboratori ed eventi a tema culinario.

Stamane le danze sono state aperte da La chimica e la fisica della birra e del vino, conferenza curata e presentata da Andrea Cresta, Marino Giordani, Andrei Varlamov.

Il buon Varlamov, torreggiante fisico di Madre Russia, e il più familiare Giordani conducono l’uditorio in una curiosa e interessante relazione sul mondo degli alcolici, a metà tra lo studio fisico e il divertissement di laboratorio: bere vino rosso aiuta la salute? In che modo e in che quantità, ma soprattutto con quali rischi? Oppure, i motivi per cui la vodka ha una così alta gradazione, fino agli esperimenti casalinghi, quelli sempre utili per incuriosire gli amici a cena, perché no, sulle differenze di suono tra un bicchiere colmo di vino bianco e uno di spumante. E molto altro, ovviamente, che sarà possibile ripercorrere anche nei laboratori correlati, sempre ospiti del Bìcu.

Siccome questo blog vuole anche essere una sorta di cartina tornasole a favore delle edizioni future, è bene far notare che, purtroppo, la conferenza è stata più volte interrotta dagli schiamazzi del pubblico studentesco; e, francamente, viene da domandarsi cosa ci facessero scolaresche delle elementari a presenziare un evento culinario su sostanze che in molti paesi sono persino vietate al di sotto della maggior età; inevitabile, quindi, la distrazione collettiva dei ragazzini e dei ragazzi più grandi, intenti a più riprese a curiosare le proprie agende, i propri sms, mms e a divorare come piccoli Conti Ugolino panini insaccati in silenziose buste di plastica e carta d’alluminio. Per la serie: tutto quel che è fuori da scuola è una grossa e pacchiana ricreazione.

Insegnanti distratti, videofonini senza freni, chiacchiericcio sì infantile ma pur sempre evitabile: sarebbe bastata una più oculata scelta degli eventi in sede scolastica (magari affollando i laboratori, più che le conferenze, come si spera accada nei prossimi giorni…) e qualche controllo in più per badare alla folla under 15 che presenziava in massa ma che difficilmente seguiva l’evento.

Un piccolo peccato di ingenuità, forse, ma da osservatore non posso che pensare che se si fosse ridotto il numero di prenotazioni, evitato di far affollare il temibile tavolo a ferro di cavallo e i punti più distanti dal palco, forse il controllo della situazione sarebbe stato più semplice, anche per i pazienti Animatori.
Fortunatamente il pubblico veramente interessato era nelle prime due file, libero di dibattere con il buon Andrei, pur con qualche screzio, condivisibile, con accompagnatori e insegnanti degli scienziati del futuro.

25 Ottobre 2007

Jane Goodall inaugura il Festival

Scritto da Matteo Aversano

Jane Goodall

27 Settembre 2007

Cailliau ci incanta

Scritto da Federico Fasce

Il Globe
La conferenza stampa del festival si tiene in un luogo importantissimo per la scienza. Si tratta del Globe, un’enorme sfera di legno all’interno del CERN di Ginevra. Qui incontriamo subito Robert Cailliau, inventore, insieme a Tim Berners-Lee, del web.
Il timore reverenziale di un appassionato come me è subito smorzato dalla giovialità di Robert. Quando io e Marina veniamo presentati come i blogger del festival, Robert sorride e ci spiega che il blog era esattamente quello che lui e Tim avevano in mente mentre sviluppavano la loro invenzione.

Robert CailliauEntriamo nel Globe, in una bellissima sala circolare. Una workstation NeXT, il computer che ospitò la prima pagina web (o quasi: Cailliau puntualizza che gli inizi furono talmente entusiasti che le pagine generate contemporaneamente non permettono di dire effettivamente quale fosse la prima) fa bella mostra di sé su un tavolino. Noi che siamo un po’ geek e feticisti informatici non resistiamo a sfiorarlo.

Dopo un po’ di chiacchiere e qualche foto di rito, inizia la conferenza. Robert Cailliau e James Gillies parlano del web, partendo dalla storia della sua nascita. Cailliau è un vero trascinatore. Sa parlare senza annoiare mai la platea, è divertente e piacevole da ascoltare. E non risparmia le critiche: a Wikipedia, che secondo lui tradisce gli intenti del web aggregando i documenti in un unico punto (l’idea di Cailliau è che il WWW sia soprattutto un deposito di conoscenza), ma soprattutto alle nuove generazioni, colpevoli di fermarsi troppo spesso alla superficie e di non approfondire problemi importanti. Per esempio, spiega, in pochi si pongono il problema di dove si trovino, fisicamente, i dati che ogni giorno immettiamo nei vari servizi web. E, ancora peggio, accettiamo senza protestare il comportamento dei provider di telefonia mobile, che unendo l’infrastruttura alla diffusione di contenuti mettono a rischio la neutralità della rete.

Sulla separazione tra rete e contenuti Cailliau si sofferma a lungo, evidenziando come sia fondamentale per garantire la neutralità del web e quindi la sua spinta innovativa. Perdere la neutralità, spiega, sarebbe un enorme passo indietro, che ci riporterebbe ai tempi del videotel.

Segue la presentazione del Festival, durante la quale Manuela Arata e il direttore Vittorio Bo spiegano il perché della scelta del CERN: si tratta di un luogo che mette insieme comunicazione e big science, perfetto per il tema scelto quest’anno: la curiosità. Vittorio Bo ci ringrazia pubblicamente, e un brivido ci percorre la schiena. Speriamo di essere all’altezza della situazione!

Dentro ATLASDopo il buffet ci trasferiamo all’interno dell’esperimento ATLAS. Si tratta di una parte di un sofisticatissimo acceleratore di particelle, che verrà presto ultimato. Fabiola Gianotti, responsabile del progetto, illustra con estrema chiarezza il funzionamento dell’acceleratore, e con grande passione descrive quello che, una volta in funzione, potrà farci scoprire: dalla possibilità di classificare il quark come particella elementare della materia, alla scoperta, se possibile ancora più affascinante, di buona parte dei misteri sulla nascita dell’universo, grazie a un’accurata analisi delle particelle cosmiche.

È un momento senza dubbio affascinante. La nostra visita volge al termine, ci prepariamo a partire per Genova. Saluti di rito, e siamo già in autostrada.

Quasi dimenticavo. I tramezzini, comunque, erano davvero eccellenti.

Update: È disponibile il video della conferenza stampa, direttamente dal sito del CERN (Streaming | Scarica).