Dentro il cinema
Premessa: non sono riuscito a vedere interamente il laboratorio sugli effetti speciali cinematografici. Complice l’ingresso libero, infatti, lo spazio Telecom è sempre piuttosto affollato, e il tempo a mia disposizione non era moltissimo.
In ogni caso, credo di essermi fatto un’idea di questo piccolo tour nella magia del grande schermo, e di poterne raccontare almeno un po’.
Il percorso si snoda in ordine cronologico, partendo dal primo King Kong per arrivare a Matrix e ai moderni prodotti di animazione. Peccato che nei vari padiglioni la temperatura sia al limite della sauna, e quindi non sia possibile coinvolgersi quanto si vorrebbe.
Il caldo non sembra, però, un ostacolo per i numerosi bambini che rendono la vita praticamente impossibile a un paziente animatore che tenta di far girare loro un piccolo short in stop-motion. I pargoli sono impazienti, e i loro tempi non collimano con quelli, ben più ragionati, dell’animazione a passo uno. Poco male, in realtà, dal momento che la tecnica è piuttosto conosciuta.
Saltando a piè pari una buona parte di storia del cinema, rappresentata da Ben Hur e Forbidden Planet, mi dirigo insieme ai compagni d’avventura verso Matrix.
Qui ci spiegano come funziona il chromakey, ovvero quella tecnica che consiste nel riprendere un soggetto su uno sfondo omogeneo (solitamente verde) e di sovrapporlo in tempo reale a uno scenario proveniente da un’altra fonte.
Qualcuno si chiede perché proprio il verde: il fatto è che si tratta di un colore solitamente estraneo alla figura umana. E se dovessimo utilizzarlo su Robin Hood? In quel caso, basterebbe passare dal verde al blu.
Sia come sia, all’interno viene mostrato un chromakey non troppo preciso, condito di presentazione di un futuro software Telecom per la comunicazione a distanza. Nulla di male, per carità. È che altrove mi sembra di aver già visto applicazioni simili funzionare molto meglio.
Il padiglione dedicato alla computer grafica mostra un esempio di motion capture, tecnica attraverso la quale è possibile trasferire i movimenti di un attore a un modello grafico 3d, conferendogli quindi una vitalità e un realismo altrimenti impossibili. Chi ha detto Gollum? Bravi. Peccato che la ballerina che farà vivere i pinguini di Happy Feet si sarebbe palesata solo nell’ora seguente e che i morsi della fame iniziavano a farsi sentire. Mia personale delusione: avrei voluto poter provare un motion capture in prima persona. Pazienza.
Nonostante qualche piccolo problema (ma considerate che conoscevo molti di questi trucchi per background lavorativo pregresso e che quindi sono un po’ disilluso) lo Spazio Telecom merita indubbiamente una visita. Magari togliendo la giacca all’ingresso dei padiglioni.










