If Edison had a needle to find in a haystack, he would proceed at once with the diligence of the bee to examine straw after straw until he found the object of his search… I was a sorry witness of such doings, knowing that a little theory and calculation would have saved him ninety percent of his labor.
Nikola Tesla - 1931
È come dovrebbe essere insegnata la scienza ai ragazzi: un flusso di passioni, una serie di sfide contro l’ignoto e contro l’inventore rivale; una semplificazione, forse, ma capace di trasmettere interesse e curiosità verso un mondo che a troppi appare solo come un agglomerato di formule, numeri ed esponenti.
Paolo Brenni ha saputo imbrigliare l’attenzione del pubblico, numeroso, che ha voluto seguirlo nel confronto tra due grandi scienziati del secolo scorso: Thomas Edison e Nikola Tesla. Non è stato solo un viaggio attraverso le scoperte e le rivalità personali tra i due geni dell’elettricità, ma anche un percorso nella vita del tempo: i salotti e l’alta società, la vita di laboratorio e la percezione del grande pubblico delle due figure, con Edison sacralizzato sin dall’adolescenza e Tesla prima considerato un divo, quasi uno stregone, e poi dimenticato, ormai anziano e povero.
La guerra delle correnti è stata una conferenza coinvolgente, che ha unito in un’unica narrazione le vicende e gli scontri legati ai due inventori. Le angherie e le scorrettezze, i colpi bassi che si sono susseguiti tra Edison e Tesla non sono solo il condimento di una storia, ma sono il fulcro e il nervo della vicenda stessa, in quanto la scienza è sì fatta di prove, errori e calcoli, di vite spese in laboratorio, ma è anche legata al mercato, all’economia, al progresso e al profitto. La corrente continua di Edison si trovava così in conflitto con la più dinamica e conveniente, ma letale, corrente alternata di Tesla.
Una collaborazione brevissima tra i due scienziati, poi la rottura e la corsa alla ricerca di fondi, sovvenzioni, sponsorizzazioni; la quantità di invenzioni e brevetti sfornati da entrambi i protagonisti della storia è impressionante, come impressionanti sono le teorie di Tesla, ammettiamolo: il fascino di poter trasmettere energia elettrica senza fili, poter alimentare a distanza, a grande distanza, apparecchiature che necessitano di elettricità è sicuramente un tema che ancora oggi cattura l’immaginazione di molti.
Sedersi in una sala con il proprio computer portatile e non doversi collegare ad acuna presa di corrente, avere sistemi di trasporto pubblici completamente automatizzati ed alimentati senza alcun cavo sospeso, sono solo alcune delle suggestioni che grazie a Tesla avremmo potuto realizzare, forse. Va comunque detto che Nikola Tesla è il padre della corrente alternata, la corrente che tutti i giorni entra nelle nostre case, che può attraversare enormi distanze, così come Edison è uno dei padri dei più importanti strumenti legati all’elettricità che oggi utilizziamo, dalla lampadina al fonografo, fondamentale antenato dei moderni hi-fi casalinghi.
Ma i posteri sembrano ricordare Edison e Tesla in modi molto distanti dalla realtà, mitizzando il primo come il padre assoluto dell’elettricità moderna, simbolo dell’ingegno statunitense e incarnazione del sogno americano (il giovane ragazzino povero ma ricco di inventiva che scala a mani nude la montagna del successo), e il secondo come un sognatore misterioso, custode di grandi segreti dell’elettromagnetismo, portati nella tomba.
Sicuramente ci sono fondi di verità in entrambe le leggende, ma è anche vero che Tesla, per decenni membro della high society americana, dei salotti ricchi tra le quattrocento famiglie più importanti di New York, negli ultimi anni della sua vita ha tentato disperatamente di mantenere vivo il suo stesso mito, a cavallo tra scienza e stregoneria, parlando di raggio della morte, di entità extraterrestri, di levitazione magnetica e molto altro.
Non sapremo mai quanto di vero ci fosse realmente nelle parole dell’anziano e povero Tesla, inseguito dai creditori e dimenticato, dodici anni dopo la morte del suo storico rivale. Edison, invece, lo troviamo elevato agli altari della gloria nazionale, correttamente, certo, ma anche con un’evidente forzatura dei suoi meriti effettivi.
Ciò che si può sicuramente affermare è che la scienza, narrata in questo modo, con passione, con curiosità, come un romanzo avvincente, è capace di catturare l’attenzione di moltissime persone e può, concretamente, annullare la barriera, vera o percepita, che la ammanta e allontana la persona comune, i ragazzi, i curiosi occasionali.