Rotolando sotto le sferzate di vento e pioggia che assalgono via San Lorenzo si arriva al Porto Antico, con il mare opaco e lattiginoso per le intemperie, con la accogliente voce del Bigo che ti invita a vedere Genova dall’alto. O dalla sopraelevata, a voi la scelta.
L’apertura del Festival ha da subito portato con sé stuoli di ragazzini e greggi di scolaresche, tutti con i loro zainetti simil-eastpack multicromaticamente uguali, i loro piumini smanicati invernali così variegatamente neri e le loro zampine di gatto disegnate sulle tracolle, così effervescenti nella loro totale conformità.
Ma passiamo oltre.
Il Bìcu collabora con il Festival in una serie di occasioni, offrendo i suoi ampi spazi, le sue cucine fornite, le sue maestranze (e la sua fabbrica della birra) ai visitatori, accogliendoli a più riprese per conferenze, laboratori ed eventi a tema culinario.
Stamane le danze sono state aperte da La chimica e la fisica della birra e del vino, conferenza curata e presentata da Andrea Cresta, Marino Giordani, Andrei Varlamov.
Il buon Varlamov, torreggiante fisico di Madre Russia, e il più familiare Giordani conducono l’uditorio in una curiosa e interessante relazione sul mondo degli alcolici, a metà tra lo studio fisico e il divertissement di laboratorio: bere vino rosso aiuta la salute? In che modo e in che quantità, ma soprattutto con quali rischi? Oppure, i motivi per cui la vodka ha una così alta gradazione, fino agli esperimenti casalinghi, quelli sempre utili per incuriosire gli amici a cena, perché no, sulle differenze di suono tra un bicchiere colmo di vino bianco e uno di spumante. E molto altro, ovviamente, che sarà possibile ripercorrere anche nei laboratori correlati, sempre ospiti del Bìcu.
Siccome questo blog vuole anche essere una sorta di cartina tornasole a favore delle edizioni future, è bene far notare che, purtroppo, la conferenza è stata più volte interrotta dagli schiamazzi del pubblico studentesco; e, francamente, viene da domandarsi cosa ci facessero scolaresche delle elementari a presenziare un evento culinario su sostanze che in molti paesi sono persino vietate al di sotto della maggior età; inevitabile, quindi, la distrazione collettiva dei ragazzini e dei ragazzi più grandi, intenti a più riprese a curiosare le proprie agende, i propri sms, mms e a divorare come piccoli Conti Ugolino panini insaccati in silenziose buste di plastica e carta d’alluminio. Per la serie: tutto quel che è fuori da scuola è una grossa e pacchiana ricreazione.
Insegnanti distratti, videofonini senza freni, chiacchiericcio sì infantile ma pur sempre evitabile: sarebbe bastata una più oculata scelta degli eventi in sede scolastica (magari affollando i laboratori, più che le conferenze, come si spera accada nei prossimi giorni…) e qualche controllo in più per badare alla folla under 15 che presenziava in massa ma che difficilmente seguiva l’evento.
Un piccolo peccato di ingenuità, forse, ma da osservatore non posso che pensare che se si fosse ridotto il numero di prenotazioni, evitato di far affollare il temibile tavolo a ferro di cavallo e i punti più distanti dal palco, forse il controllo della situazione sarebbe stato più semplice, anche per i pazienti Animatori.
Fortunatamente il pubblico veramente interessato era nelle prime due file, libero di dibattere con il buon Andrei, pur con qualche screzio, condivisibile, con accompagnatori e insegnanti degli scienziati del futuro.