31 Ottobre 2007

La notte (e la cucina) delle streghe

Scritto da Marina Rossi

StregaLa notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre è la notte delle streghe. Si ritiene che Halloween sia originaria degli Stati Uniti, ma in verità, questa festa ha profonde radici europee e deriva dalla celebrazione celtica e pagana di Samhain, diffusa in particolare nel Regno Unito. Perfino la ricorrenza cristiana di Ognissanti è stata assegnata al 1 novembre, per opera di Papa Gregorio III, in seguito alla festività pagana. Durante questa notte, le diverse tradizioni regionali sono accomunate da cerimonie in onore dei defunti e del regno dell’oltretomba, con candele e feticci che rappresentano streghe o fantasmi.

Un rito di passaggio che richiama le antiche celebrazioni di fine estate e inizio della stagione invernale, nonché il capodanno celtico. Secondo questo calendario, infatti, l’anno è diviso in due parti: una metà di luce e una metà di oscurità, cioè Samhain.

Se ieri si è parlato della cucina delle streghe al Ristorante-Fabbrica della Birra Bìcu, questa è la notte giusta per festeggiare. Ci sono proposte?

30 Ottobre 2007

La scienza del bene e del male

Scritto da Matteo Aversano

missilesiloLos Alamos significa “I pioppi”, alberi alti e affilati come lance che puntano al cielo; per un curioso presagio o un’ironica scelta del destino è nella desertica Los Alamos che l’era atomica ha preso letteralmente il largo, dallo sviluppo di Little Boy sino alle fasi successive degli armamenti balistici intercontinentali, araldi a lungo raggio dei superpoteri bellici.

Lo spettacolo teatrale Faust a Hiroshima associa all’opera di Goethe le vicende che porteranno alla creazione, e purtroppo all’esplosione su suolo nipponico, dei primi due ordigni atomici: l’idea scatenante, e principio di un’era buia come il secondo dopoguerra, nasce come un patto tra il diavolo e il deciso Oppenheimer, contrapposto al più mite ma combattuto Joseph Rotblat, uno dei primi scienziati protagonisti del progetto di sviluppo della bomba atomica ma anche uno dei primi ad allontanarsene per motivi etici, diventandone nei decenni fiero oppositore, guadagnandosi nel 1995 il Premio Nobel per la Pace.

Lo spettacolo, ideato da Gianni Guardigli e Imogen Kusch, percorre i fili di questa storia tragica e decadente in modo malinconico, con il continuo rimbombo silenzioso del pentimento per non poter disinventare un simile strumento, creato con la scusante della fine, necessaria, del secondo conflitto mondiale e rivelatosi fin da subito futuro deterrente globale e, nostro malgrado, garante dei fragilissimi equilibri tra Unione Sovietica e Stati Uniti.

Dalle fragili fasi iniziali del progetto, con l’amaro ottimismo che la bomba non sarà mai realmente lanciata in azione, sino ai primi incidenti e le crescenti fragilità nella coscienza e nella morale dei protagonisti, la messinscena utilizza la struttura del musical, lasciando che un decadente cabaret canti i passi principali della narrazione, con soluzioni visive semplici ma efficaci.

Ma qual è, quindi, il limite etico tra l’azione e il rifiuto, per lo scienziato? E cosa spinge lo stesso a intraprendere una ricerca, intraprendere magari una strada che si preannuncia come un’arma a doppio taglio capace di tenere in scacco l’umanità intera? Avremmo voluto capirlo meglio, ma purtroppo la conferenza L’etica dello scienziato, legata proprio a questo tema e sorella di Faust a Hiroshima, non ha saputo affrontare in modo soddisfacente tale domanda, evitandola a più riprese e lasciando troppo spazio alle personali considerazioni generali (diverse volte eccessivamente autobiografiche) dei relatori Marcello Cini e Jeffrey Laurenti.

Altrettanto colpevole la platea, bisogna ammetterlo: scolaresche delle superiori, ragazzi che come me saranno eredi delle politiche odierne e degli errori del passato, hanno recepito con poco entusiasmo l’opportunità di porre domande, di pungere proprio l’evasività del discorso, di deviare dai casi specifici di Oppenheimer e Rotblat ed inserirsi nell’attualità della ricerca che, è evidente, vede nello sviluppo bellico del nucleare solo uno dei fattori in gioco, senza dimenticarci delle problematiche etiche legate ai futuri sviluppi e applicazioni delle biotecnologie.

Speriamo che, perlomeno, dove la conferenza ha mancato il bersaglio possa arrivare la messinscena teatrale: pur con diverse mancanze tecniche, infatti, Faust a Hiroshima ha saputo colpire la platea (purtroppo ben poco affollata, almeno per quanto concerne la prima serata).

30 Ottobre 2007

Oggi a Genova

Scritto da Redazione

Dalle 15:00
Nuove tecnologie per i Beni Culturali
Con Corrado Fanelli, Carlo Federici, Ercole Gialdi, Anna Maria Guiducci
Biblioteca Berio – Sala dei Chierici
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Dalle 15:30
La guerra delle correnti
Vite perpendicolari: Thomas Edison e Nikola Tesla. La scienza e l’industria
Con Paolo Brenni
Palazzo Ducale, Sala del Minor Consiglio
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Dalle 16:00
Regioni polari e cambiamenti climatici
Con Ilaria Ermolli, Massimo Frezzotti, Luca Mercalli, Giuseppe Orombelli, Carlo Alberto Ricci. Modera: Giovanni Caprara
Aula Polivalente San Salvatore, Piazza Sarzano
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Dalle 16:30
Spazio Blogger
Con Marco Zamperini
Loggia della Mercanzia, Piazza Banchi

Dalle 18:30
Tecnologia e democrazia
Con Luciano Gallino. Introduce: Vittorio Bo
Palazzo Ducale, Sala del Minor Consiglio

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Dalle 21:00
Le origini della scienza moderna
Con Costantino Esposito, Giulio Giorello, Giorgio Israel
Magazzini del Cotone, sala Scirocco e Libeccio, modulo 9, terzo piano
Per maggiori informazioni, qui

Tutti gli eventi di oggi, qui.

28 Ottobre 2007

Il colore, la sua storia e i suoi segreti

Scritto da Matteo Aversano

GiottoAl giorno d’oggi dipingere è un’arte che può avvalersi di numerosi strumenti: in campo digitale tavolette grafiche e software per professionisti riescono a replicare una quantità sterminata di strumenti e gradazioni cromatiche, mentre i colori sintetici ormai dominano le tavolozze della maggiorparte degli artisti.

Eppure un tempo dipingere non era un’impresa semplice, e non soltanto per l’abilità tecnica e la sensibilità artistica richiesta: la mostra Colori proibiti esplora proprio il mondo dei pigmenti utilizzati nell’arte pittorica nel corso dei secoli. Colori preziosi provenienti da luoghi lontani diventavano veri e proprio gioielli che l’artista lasciava indossare ai soggetti sacri e nobiliari dei dipinti.

Il titolo della mostra, allestita presso le stanze del Palazzo del Principe, si riferisce proprio alla difficoltà di reperimento di alcuni pigmenti naturali, specialmente quelli di origine minerale, che richiedeva per l’artista un notevole dispendio di denaro e anche una raffinata arte nella preparazione del colore, in quanto, con un tocco di alchimia, spesso i pigmenti rozzi andavano depurati a più riprese prima di poter essere impastati con collanti e solventi naturali ed esser quindi stesi sulla tela o sull’intonaco.

Grazie a grandi pannelli illustrati il visitatore è guidato attraverso la storia dei principali pigmenti naturali, con diversi livelli di lettura per ognuno: dalla composizione chimica alle curiosità storico-artistiche correlate, il tutto accompagnato dalla presentazione di diversi campioni minerali conservati con cura in piccole teche.

Animatori e animatrici seguono gli interessati di ogni età spiegando la storia e le curiosità del colore, e per i più pratici due tavoli allestiti offrono la possibilità di cimentarsi nella pittura, per provare con mano le qualità dei colori artigianali. Oltre al lato artistico la mostra offre, come già accennato, diversi approfondimenti scientifici sul tema, con tanto di discorsi sulla percezione del colore per noi umani e una postazione dotata di microscopio che rivela i dettagli infinitesimali dei pigmenti.

Una semplice ma buona occasione per scoprire quanta storia si celi dietro ogni goccia di colore e quanti significati scorrano tra le sfumature del lapislazuli o della malachite.

27 Ottobre 2007

Gli Ig Nobel alla Loggia

Scritto da Marina Rossi

I Premi Ig Nobel sono per la scienza ciò che i Monty Python rappresentano per il cinema. Per esempio, la velocità di una rondine che trasporta una noce di cocco potrebbe ispirare una delle bizzarre ricerche che ogni anno vengono insignite del prestigioso e insolito premio.

Ig Nobel e Blogger

I premi IgNobel onorano i risultati scientifici che fanno sorridere la gente, per portarla poi a riflettere più seriamente.

Però in realtà c’è poco da scherzare. Si tratta sì di un evento irriverente – anche nei modi in cui viene presentato – ma raccoglie veri lavori scientifici. Gli Ig Nobel nascono infatti dal fecondo mondo del MIT che, per i primi quattro anni li ha ospitati. Oggi, dopo diciassette anni di esperienza, i premi sono accolti dall’Università di Harvard.

La chiacchierata scorre piacevole. Marc Abrahams, Kees Moeliker e Ruurd de Jong sono presenti al tavolo dei blogger rispondendo alle nostre curiosità sull’altrettanto curioso evento. Qual è l’obiettivo degli Ig Nobel? Avvicinare le persone alla scienza, ma anche avvicinare la scienza alle persone, rendendo più umano un mondo che troppo spesso viene considerato intoccabile; in Italia come in tutto il mondo.

Scienza non è solo paroloni e formule complicate, ma soprattutto stravaganza e storie da raccontare. In Inghilterra, paese che accoglie sempre molti eventi degli Ig Nobel, le persone sono fiere della propria eccentricità. In Italia invece c’è ancora molta ritrosia.

Alla fine, Kees si è rivelato essere lo scienziato più stravagante. Ci ha infatti narrato le vicissitudini dell’anatra, anch’essa presente, che gli hanno valso il premio nel 2003 grazie a una ricerca scientifica tutta da scoprire. E ovviamente anche la foto di rito con l’anatra è stato un momento interessante.

Please, stop! I’m bored! Please, stop! I’m bored! Please, stop! I’m bored! Please, stop! I’m bored! Please, stop! I’m bored! Please, stop! I’m bored! Please, stop! I’m bored! Please, stop! I’m bored! Please, stop! I’m bored!

27 Ottobre 2007

Oggi a Genova

Scritto da Marina Rossi

Dalle 17:00
Conversazioni con gli Ig Nobel
Incontro con Marc Abrahms e i vincitori dei Premi Ignobel (Loggia Banchi, spazio blogger).

Dalle 23:00
@Festival
Festa con fuochi artificiali, spiegati da fisici e chimici.
Concerto della Big Boss Band e degli Used Cars che presentano, in prima assoluta, la Canzone del Festival (Porto Antico).
Viene anche offerta la Birra del Festival, un esperimento che unisce la birra del Ristorante-Fabbrica della Birra Bìcu al moscato di Giampiero Marrone.

27 Ottobre 2007

Quando la scienza diverte tutti

Scritto da Marina Rossi

La classe quarta ci ha provato a sedersi in terzultima fila, lontani dal palco, in zona sicura e protetta dagli occhi attenti di accompagnatori e ospiti. Ma Cristina, animatrice nella sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale, è impassibile: bisogna andare più avanti, la sala è ancora mezza vuota. E così resterà, purtroppo, per tutto l’incontro.

Premio Ig Nobel 2007I premi Ig Nobel, presentati da un vulcanico Marc Abrahams, è stata la conferenza più divertente vista finora e, sicuramente, uno degli eventi più importanti di questa quinta edizione del Festival. E tutti, compresa la classe quarta, sono stati contagiati dalle folli teorie scientifiche che prima fanno divertire e poi pensare.

Un’ora e mezza di pure risate, di domande, di coinvolgimento di tutti i presenti. Un pubblico partecipante nello spirito e nella forma. E la scienza si è riscoperta divertente, scanzonata e permeante ogni aspetto della nostra vita. Niente di più vicino alla realtà. Ed è bello sentirsi così vicini a un mondo troppo spesso cattedratico, bello che un progetto come gli Ig Nobel giunga dall’Università di Harvard, la cui serietà e reputazione è riconosciuta ovunque.

Eppure, la percezione della scienza, in Italia, è molto più fredda e spesso viene considerata come appartenente a un mondo a parte, superiore e sempre didattico. Ma se Harvard crea un circuito di scienziati così appassionati e appassionanti – tanto da coinvolgere chiunque sul loro percorso – non vedo perché non si possa creare progetti più vicini alla gente anche nel nostro paese. Quante volte, durante un qualsiasi convegno, avremmo voluto che una bambina di otto anni (Miss Sweetie Poo) andasse dal relatore e dicesse «Please stop! I’m bored!» (Fermati! Mi stai annoiando!)?

Ma arriviamo al dunque. Ecco i premi di quest’anno, assegnati già tre settimane fa.

Premio per la Medicina
Brian Witcombe di Gloucester, Regno Unito, e Dan Meyer di Antioch, Usa, per uno studio sugli effetti collaterali di mangiare le spade

Premio per la Biologia
Johanna E.M.H. Van Bronswijk di Eindohoven ha vinto il premio per aver censito tutti i batteri, funghi, insetti e ragni che popolano ogni notte i nostri letti

Premio per la Chimica
Mayu Yamamoto ha dimostrato come produrre una fragranza di vaniglia dagli escrementi di una mucca

Premio per l’Aviazione
Diego A. Golombek, dell’università nazionale di Quiles, Argentina, spiega che il viagra può essere assunto dai criceti per superare i disturbi provocati da cambiamento del fuso orario

Premio per l’Alimentazione
Brian Wansink della Cornell University, Usa, per aver studiato l’appetito apparentemente illimitato degli esseri umani dando loro da mangiare una quantità illimitata di zuppa

Premio per la Fisica
Lakshminarayanan Mahadevan della Harvard University, Usa, e Enrique Cerda Villablanca dell’Università di Santiago del Cile per aver studiato come le lenzuola si spiegazzano

Premio per la Pace
Il laboratorio statunitense della Air Force Wright, per aver svolto ricerche e aver sviluppato la gay bomb, un’arma chimica non letale che provoca comportamenti omosessuali diffusi tra le truppe nemiche

Premio per la Linguistica
Università di Barcellona, per aver dimostrato che i topi non sono in grado di distinguere tra una persona che parla giapponese al contrario e una che parla olandese al contrario.

Premio per la Letteratura
Glenda Browne di Blue Mountains, Australia, per lo studio sulla parola “the” (il/lo/la/i/gli/le) e su come può confondere le persone che devono indicizzare contenuti in ordine alfabetico.

Premio per l’Economia
Kuo Cheng Hsieh di Taiwan per aver brevettato un sistema che può catturare i rapinatori di banche lasciando cadere una rete su di essi.

Premio per la migliore capigliatura
Piero Paravidino

26 Ottobre 2007

La mente del Samurai

Scritto da Matteo Aversano

OndaQui gioco in casa, lo so, e non sono nemmeno del tutto imparziale, guidato da una passione decennale per il mondo delle arti marziali. Ma, diciamocela tutta, è anche uno dei vantaggi per cui posso parlare senza freni dell’evento La mente del Samurai, che si tiene all’ultimo piano, il quinto, dei Magazzini dell’abbondanza al porto antico.

Dicevo, a proposito della conferenza di ieri al Bìcu, che i bambini non sono fatti per i talk, gli incontri frontali, ma vogliono usare le mani, il loro corpo, sperimentare, vedere e sentire direttamente, fare esperienza. E, infatti, sul tatami de La mente del Samurai, una quarantina di bambini stamane si divertivano a provare le tecniche di Judo che i Maestri dimostravano loro con pazienza, aiutati dagli animatori.

Poco più in là, per una scolaresca liceale chiavarese, la lezione era un po’ più complessa, e sicuramente più concettuale che pratica: rapporti tra vista, cervello e riflessi, su come i nostri muscoli varino il “loro impegno” a seconda della situazione in cui ci troviamo. Nonostante ciò, e nonostante un isolato commento di chiusura “…speravo si menasse qualcuno”, i ragazzi si sono mostrati attenti e interessati, coinvolti dalla lezione - laboratorio.

Le arti marziali sono efficaci solo quando sanno sfruttare appieno i vincoli e i “trucchi” che la natura, del nostro corpo e dell’ambiente, ci offre. Sbilanciare l’avversario, legarne i movimenti sfruttando la sua spinta, la sua forza e le sue articolazioni, sono tutte tecniche che si basano su precise leggi fisiche, a partire dal baricentro corporeo sino ai vettori delle forze.

Omar è entusiasta di come sta andando quest’edizione: l’apertura del laboratorio, nonostante la gelida e piovosa accoglienza genovese, ha già visto più di trecento persone calcare il tatami, un risultato notevole che non può che sottolineare il successo di un progetto che si ripete edizione dopo edizione, grazie alla sua originalità ed eterogeneità, sia nelle arti proposte (judo, karate, aikido, ma anche molte provenienti dall’antica Cina, come il tai-chi) che nell’idea di affiancare la teoria del movimento ad un campo di applicazione affascinante ed esotico come quello delle arti marziali.

Come sempre, inoltre, non si impara un metodo per ferire e danneggiare il prossimo, bensì una maggiore consapevolezza delle potenzialità del nostro corpo e, soprattutto, un rapporto di rispetto con il nostro “avversario”, che in questo caso potremmo definire a tutti gli effetti un compagno di laboratorio.

Ancora complimenti e… Os!

25 Ottobre 2007

First time at Bìcu

Scritto da Matteo Aversano

Andrei VarlamovRotolando sotto le sferzate di vento e pioggia che assalgono via San Lorenzo si arriva al Porto Antico, con il mare opaco e lattiginoso per le intemperie, con la accogliente voce del Bigo che ti invita a vedere Genova dall’alto. O dalla sopraelevata, a voi la scelta.

L’apertura del Festival ha da subito portato con sé stuoli di ragazzini e greggi di scolaresche, tutti con i loro zainetti simil-eastpack multicromaticamente uguali, i loro piumini smanicati invernali così variegatamente neri e le loro zampine di gatto disegnate sulle tracolle, così effervescenti nella loro totale conformità.
Ma passiamo oltre.

Il Bìcu collabora con il Festival in una serie di occasioni, offrendo i suoi ampi spazi, le sue cucine fornite, le sue maestranze (e la sua fabbrica della birra) ai visitatori, accogliendoli a più riprese per conferenze, laboratori ed eventi a tema culinario.

Stamane le danze sono state aperte da La chimica e la fisica della birra e del vino, conferenza curata e presentata da Andrea Cresta, Marino Giordani, Andrei Varlamov.

Il buon Varlamov, torreggiante fisico di Madre Russia, e il più familiare Giordani conducono l’uditorio in una curiosa e interessante relazione sul mondo degli alcolici, a metà tra lo studio fisico e il divertissement di laboratorio: bere vino rosso aiuta la salute? In che modo e in che quantità, ma soprattutto con quali rischi? Oppure, i motivi per cui la vodka ha una così alta gradazione, fino agli esperimenti casalinghi, quelli sempre utili per incuriosire gli amici a cena, perché no, sulle differenze di suono tra un bicchiere colmo di vino bianco e uno di spumante. E molto altro, ovviamente, che sarà possibile ripercorrere anche nei laboratori correlati, sempre ospiti del Bìcu.

Siccome questo blog vuole anche essere una sorta di cartina tornasole a favore delle edizioni future, è bene far notare che, purtroppo, la conferenza è stata più volte interrotta dagli schiamazzi del pubblico studentesco; e, francamente, viene da domandarsi cosa ci facessero scolaresche delle elementari a presenziare un evento culinario su sostanze che in molti paesi sono persino vietate al di sotto della maggior età; inevitabile, quindi, la distrazione collettiva dei ragazzini e dei ragazzi più grandi, intenti a più riprese a curiosare le proprie agende, i propri sms, mms e a divorare come piccoli Conti Ugolino panini insaccati in silenziose buste di plastica e carta d’alluminio. Per la serie: tutto quel che è fuori da scuola è una grossa e pacchiana ricreazione.

Insegnanti distratti, videofonini senza freni, chiacchiericcio sì infantile ma pur sempre evitabile: sarebbe bastata una più oculata scelta degli eventi in sede scolastica (magari affollando i laboratori, più che le conferenze, come si spera accada nei prossimi giorni…) e qualche controllo in più per badare alla folla under 15 che presenziava in massa ma che difficilmente seguiva l’evento.

Un piccolo peccato di ingenuità, forse, ma da osservatore non posso che pensare che se si fosse ridotto il numero di prenotazioni, evitato di far affollare il temibile tavolo a ferro di cavallo e i punti più distanti dal palco, forse il controllo della situazione sarebbe stato più semplice, anche per i pazienti Animatori.
Fortunatamente il pubblico veramente interessato era nelle prime due file, libero di dibattere con il buon Andrei, pur con qualche screzio, condivisibile, con accompagnatori e insegnanti degli scienziati del futuro.

25 Ottobre 2007

Partiti!

Scritto da Federico Fasce

Il nastro!
Con il più classico dei tagli del nastro si apre il Festival della Scienza. Peccato non essere riusciti a fotografare il momento topico a causa dell’assembramento dei giornalisti, a volte un filo ingombrante.

Presenza in pompa magna delle autorità, dal Ministro Mussi, che non ha mancato di evidenziare come la ricerca in Italia, pur continuando a rimanere una Cenerentola, stia lentamente riprendendo il posto che le compete, al presidente della Regione Burlando, alla sindaco Vincenzi, elegantissima come sempre.

Molta la gente presente nel cortile maggiore del palazzo, nonostante una pioggia torrenziale. La notizia rilevante è la promessa del Ministro Mussi di assegnare al Festival della Scienza la targa di Festival Nazionale, permettendo così nuovi spazi di crescita alla manifestazione e magari una ancora maggiore spinta verso l’internazionalità.

Credo che il Festival abbia un grande merito, spesso trascurato da altri eventi in città. Ed è la capacità di guardare non solo agli elementi caratterizzanti di Genova e della genovesità, ma anzi di offrirsi come manifestazione di ampio respiro, europea e ancor più mondiale.

I coriandoli esplodono coreograficamente all’ingresso di Palazzo Ducale. Si parte. Ora cominciamo davvero a girare per la città.