La matematica dei popoli
Le sale che ospitano Etnomatematica sono accoglienti e ben allestite. Affascinanti luci verdi illuminano una serie di corde mentre mi accodo a un gruppo di ragazzini delle elementari (o forse prima media, chi può dirlo) che ascoltano l’animatrice Veronica spiegare come gli egizi rappresentassero i numeri.
L’etnomatematica è una scienza relativamente giovane che studia i movimenti culturali e il modo di utilizzare la matematica delle popolazioni del mondo.
E il laboratorio ne incarna l’idea, con spiegazioni sull’origine indiana dello zero, sull’intuizione cinese, ben prima di Pitagora, del famoso teorema e sul modo di rappresentare i numeri nelle civiltà antiche della terra. La spiegazione scorre fluente, i bambini ascoltano con interesse e si dimostrano svegli e intelligenti. È confortante vedere un biondino che avrà avuto undici anni spiegare ai compagni come si costruisce un nastro di Möbius. Non è mica una cosa che vedi tutti i giorni.
Gli allestimenti curati da DESIGNa3 sono semplicemente perfetti. Semplici, non invasivi, ma nello stesso tempo capaci di creare atmosfera, sanno valorizzare un laboratorio che conta più sulle idee che sugli effetti speciali. Un ottimo lavoro.
Accanto a Etnomatematica è presente “Mettiamoci in gioco”, nel quale i visitatori possono cimentarsi con una serie di giochi da tavolo basati sulla logica. Purtroppo non ho potuto cimentarmi con i giochi, ma devo dire che la scelta di un gioco non così conosciuto, ma dalla storia affascinante, come Mancala fa capire che gli organizzatori (i ragazzi del museo tridentino di Scienze Naturali) la sanno lunga.
Etnomatematica è stato realizzato da Matefitness, un progetto giovane che si propone, attraverso un laboratorio permanente, di divulgare i concetti della matematica in modo divertente.

La notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre è la notte delle streghe. Si ritiene che
Al giorno d’oggi dipingere è un’arte che può avvalersi di numerosi strumenti: in campo digitale tavolette grafiche e software per professionisti riescono a replicare una quantità sterminata di strumenti e gradazioni cromatiche, mentre i colori sintetici ormai dominano le tavolozze della maggiorparte degli artisti.
La mia generazione è cresciuta con il mito del robottone. I cartoni animati giapponesi dei primi anni ottanta hanno popolato l’immaginario dei bimbi di allora e innestato un pezzo delle fisime e delle contraddizioni tipiche del popolo del Sol Levante. Intro a base di sociologia spicciola per dire che i robot, a noi di quella generazione, affascinano non poco. E quindi un laboratorio sugli automi non poteva che interessarmi.
Insetti Robot
Selezione naturale
Banana musicale
Qui gioco in casa, lo so, e non sono nemmeno del tutto imparziale, guidato da una passione decennale per il mondo delle arti marziali. Ma, diciamocela tutta, è anche uno dei vantaggi per cui posso parlare senza freni dell’evento La mente del Samurai, che si tiene all’ultimo piano, il quinto, dei Magazzini dell’abbondanza al porto antico.








