6 Novembre 2007

La matematica dei popoli

Scritto da Federico Fasce

sculturaLe sale che ospitano Etnomatematica sono accoglienti e ben allestite. Affascinanti luci verdi illuminano una serie di corde mentre mi accodo a un gruppo di ragazzini delle elementari (o forse prima media, chi può dirlo) che ascoltano l’animatrice Veronica spiegare come gli egizi rappresentassero i numeri.

L’etnomatematica è una scienza relativamente giovane che studia i movimenti culturali e il modo di utilizzare la matematica delle popolazioni del mondo. animazioneE il laboratorio ne incarna l’idea, con spiegazioni sull’origine indiana dello zero, sull’intuizione cinese, ben prima di Pitagora, del famoso teorema e sul modo di rappresentare i numeri nelle civiltà antiche della terra. La spiegazione scorre fluente, i bambini ascoltano con interesse e si dimostrano svegli e intelligenti. È confortante vedere un biondino che avrà avuto undici anni spiegare ai compagni come si costruisce un nastro di Möbius. Non è mica una cosa che vedi tutti i giorni.

Gli allestimenti curati da DESIGNa3 sono semplicemente perfetti. Semplici, non invasivi, ma nello stesso tempo capaci di creare atmosfera, sanno valorizzare un laboratorio che conta più sulle idee che sugli effetti speciali. Un ottimo lavoro.

Accanto a Etnomatematica è presente “Mettiamoci in gioco”, nel quale i visitatori possono cimentarsi con una serie di giochi da tavolo basati sulla logica. Purtroppo non ho potuto cimentarmi con i giochi, ma devo dire che la scelta di un gioco non così conosciuto, ma dalla storia affascinante, come Mancala fa capire che gli organizzatori (i ragazzi del museo tridentino di Scienze Naturali) la sanno lunga.

Etnomatematica è stato realizzato da Matefitness, un progetto giovane che si propone, attraverso un laboratorio permanente, di divulgare i concetti della matematica in modo divertente.

31 Ottobre 2007

La notte (e la cucina) delle streghe

Scritto da Marina Rossi

StregaLa notte tra il 31 ottobre e il 1 novembre è la notte delle streghe. Si ritiene che Halloween sia originaria degli Stati Uniti, ma in verità, questa festa ha profonde radici europee e deriva dalla celebrazione celtica e pagana di Samhain, diffusa in particolare nel Regno Unito. Perfino la ricorrenza cristiana di Ognissanti è stata assegnata al 1 novembre, per opera di Papa Gregorio III, in seguito alla festività pagana. Durante questa notte, le diverse tradizioni regionali sono accomunate da cerimonie in onore dei defunti e del regno dell’oltretomba, con candele e feticci che rappresentano streghe o fantasmi.

Un rito di passaggio che richiama le antiche celebrazioni di fine estate e inizio della stagione invernale, nonché il capodanno celtico. Secondo questo calendario, infatti, l’anno è diviso in due parti: una metà di luce e una metà di oscurità, cioè Samhain.

Se ieri si è parlato della cucina delle streghe al Ristorante-Fabbrica della Birra Bìcu, questa è la notte giusta per festeggiare. Ci sono proposte?

29 Ottobre 2007

[video] La Fisica al Volo

Scritto da Marina Rossi

Grazie a Luca Caridà, ecco il video de La Fisica al Volo! E qui il nostro precedente articolo.

28 Ottobre 2007

Il colore, la sua storia e i suoi segreti

Scritto da Matteo Aversano

GiottoAl giorno d’oggi dipingere è un’arte che può avvalersi di numerosi strumenti: in campo digitale tavolette grafiche e software per professionisti riescono a replicare una quantità sterminata di strumenti e gradazioni cromatiche, mentre i colori sintetici ormai dominano le tavolozze della maggiorparte degli artisti.

Eppure un tempo dipingere non era un’impresa semplice, e non soltanto per l’abilità tecnica e la sensibilità artistica richiesta: la mostra Colori proibiti esplora proprio il mondo dei pigmenti utilizzati nell’arte pittorica nel corso dei secoli. Colori preziosi provenienti da luoghi lontani diventavano veri e proprio gioielli che l’artista lasciava indossare ai soggetti sacri e nobiliari dei dipinti.

Il titolo della mostra, allestita presso le stanze del Palazzo del Principe, si riferisce proprio alla difficoltà di reperimento di alcuni pigmenti naturali, specialmente quelli di origine minerale, che richiedeva per l’artista un notevole dispendio di denaro e anche una raffinata arte nella preparazione del colore, in quanto, con un tocco di alchimia, spesso i pigmenti rozzi andavano depurati a più riprese prima di poter essere impastati con collanti e solventi naturali ed esser quindi stesi sulla tela o sull’intonaco.

Grazie a grandi pannelli illustrati il visitatore è guidato attraverso la storia dei principali pigmenti naturali, con diversi livelli di lettura per ognuno: dalla composizione chimica alle curiosità storico-artistiche correlate, il tutto accompagnato dalla presentazione di diversi campioni minerali conservati con cura in piccole teche.

Animatori e animatrici seguono gli interessati di ogni età spiegando la storia e le curiosità del colore, e per i più pratici due tavoli allestiti offrono la possibilità di cimentarsi nella pittura, per provare con mano le qualità dei colori artigianali. Oltre al lato artistico la mostra offre, come già accennato, diversi approfondimenti scientifici sul tema, con tanto di discorsi sulla percezione del colore per noi umani e una postazione dotata di microscopio che rivela i dettagli infinitesimali dei pigmenti.

Una semplice ma buona occasione per scoprire quanta storia si celi dietro ogni goccia di colore e quanti significati scorrano tra le sfumature del lapislazuli o della malachite.

27 Ottobre 2007

Niente nuvole

Scritto da Federico Fasce

Questa mattina avrei dovuto seguire “La Scienza tra le Nuvole”, un viaggio tra scienza e fumetti in compagnia di Sergio Bonelli, Giulio Giorello e del leggendario Gionni Galassia di Jacovitti.

Avrei dovuto. Avrei dovuto recarmi ai Magazzini del Cotone, sala Scirocco e Libeccio, Modulo Nove, Terzo Piano.

Avrei dovuto. Sì perché le sale Scirocco e Libeccio, Magazzini del Cotone, Modulo Nove, Terzo Piano erano totalmente irraggiungibili. Le scale esterne terminano in una porta chiusa. L’accesso interno è transennato. Nessuno degli animatori lì intorno sapeva nulla. Nessun cartello forniva informazioni in merito. Dal programma sembra che la conferenza non sia stata cancellata. Eppure, garantisco, non mi è stato possibile capire come arrivarci.
aereo
Un vero peccato. La prossima volta, qualche informazione logistica in più sarebbe molto gradita.
In ogni caso ho dato un’occhiata veloce a “La Fisica al Volo“, laboratorio sugli aerei piccolo ma grazioso, al centro del quale campeggia un bell’aereo da turismo (non chiedetemi quale). I numerosi monitor al fondo della sala attirano la mia attenzione. Mi viene presentato un simulatore sperimentale che servirà alla formazione sui campi più disparati.

Caratteristica del progetto è di essere modulare: più computer possono condividere lo stesso scenario, ognuno dei quali simula un singolo mezzo. Questo permette la realizzazione di scenari anche molto complessi. Immaginate di avere un mezzo che scarica i container dalla nave, un altro che li prende e li carica su un camion il quale, a sua volta, li porta a destinazione.
In questo modo è possibile simulare non solo il mezzo in sé, ma la sua relazione con l’ambiente e l’interazione con gli altri lavoratori.

Se voleste saperne di più, qui trovate il sito di riferimento.

27 Ottobre 2007

Rock’n'roll Robot

Scritto da Federico Fasce

Robot intelligentiLa mia generazione è cresciuta con il mito del robottone. I cartoni animati giapponesi dei primi anni ottanta hanno popolato l’immaginario dei bimbi di allora e innestato un pezzo delle fisime e delle contraddizioni tipiche del popolo del Sol Levante. Intro a base di sociologia spicciola per dire che i robot, a noi di quella generazione, affascinano non poco. E quindi un laboratorio sugli automi non poteva che interessarmi.

Figuratevi la mia totale esaltazione quando nel laboratorio ho visto tutto un fiorire di Lego Mindstorm, il giocattolo geek definitivo che mette assieme la robotica con un altro mito dell’infanzia. I mattoncini Lego.

Federico, il mio omonimo simpaticissimo animatore nonché studente di informatica mi guida attraverso le attrazioni del laboratorio. Si parte con i robot insettiformi che reagiscono alla luce per proseguire in un piccolo viaggio verso l’intelligenza artificiale.

gerrideInsetti Robot
Questi piccoli oggetti utilizzano come cervello una sim simile a quelle che ogni giorno mettiamo nei telefonini. La loro intelligenza è di tipo azione-reazione: illuminati con una torcia si muovono a scatti, quasi fossero dei cybergerridi. Carini.

Il rover fatto in casa
Questo robot radiocomandato ha una telecamera che inquadra quello che ha davanti. L’immagine viene inviata, Via Bluetooth, a un monitor, permettendo così all’operatore di guidarlo in un labirinto.

selezione naturaleSelezione naturale
Un software simula i movimenti di una serie di robot all’interno di un’arena irta di ostacoli. Ad ogni “generazione” vengono scelti i tre individui che si sono comportati meglio e che costituiranno la base genetica della generazione successiva. In questo modo si arriva, per selezione artificiale, ad isolare l’intelligenza migliore. Che viene trasferita nel cervello di silicio di un robot reale. Quest’ultimo sarà quindi in grado di evitare gli ostacoli di un’arena fisica.

Il Totti meccanico
Il passo successivo nell’intelligenza artificiale è, ovviamente, prendere i robot e farli giocare a calcio. Il software permette di regolare alcuni parametri relativi all’aggressività, alla velocità, alla raffinatezza del giocatore. La partita a cui ho assistito mi ha ricordato più gli scontri tra Zidane e Materazzi che i leziosi tocchi di palla della nazionale Carioca.

BananathereminBanana musicale
Non propriamente un robot, è vero. Ma questo oggetto che riproduce suoni manipolando una buccia di banana collegata a un piccolo altoparlante ha divertito un po’ tutti. Dovessi dire, lo chiamerei Theremin a banana.

Se vi interessasse, i ragazzi del laboratorio “Giochiamo con i Robot” sono presenti tutti i giorni fino al 6 Novembre, ai magazzini del Cotone. Qui maggiori informazioni.

26 Ottobre 2007

La mente del Samurai

Scritto da Matteo Aversano

OndaQui gioco in casa, lo so, e non sono nemmeno del tutto imparziale, guidato da una passione decennale per il mondo delle arti marziali. Ma, diciamocela tutta, è anche uno dei vantaggi per cui posso parlare senza freni dell’evento La mente del Samurai, che si tiene all’ultimo piano, il quinto, dei Magazzini dell’abbondanza al porto antico.

Dicevo, a proposito della conferenza di ieri al Bìcu, che i bambini non sono fatti per i talk, gli incontri frontali, ma vogliono usare le mani, il loro corpo, sperimentare, vedere e sentire direttamente, fare esperienza. E, infatti, sul tatami de La mente del Samurai, una quarantina di bambini stamane si divertivano a provare le tecniche di Judo che i Maestri dimostravano loro con pazienza, aiutati dagli animatori.

Poco più in là, per una scolaresca liceale chiavarese, la lezione era un po’ più complessa, e sicuramente più concettuale che pratica: rapporti tra vista, cervello e riflessi, su come i nostri muscoli varino il “loro impegno” a seconda della situazione in cui ci troviamo. Nonostante ciò, e nonostante un isolato commento di chiusura “…speravo si menasse qualcuno”, i ragazzi si sono mostrati attenti e interessati, coinvolti dalla lezione - laboratorio.

Le arti marziali sono efficaci solo quando sanno sfruttare appieno i vincoli e i “trucchi” che la natura, del nostro corpo e dell’ambiente, ci offre. Sbilanciare l’avversario, legarne i movimenti sfruttando la sua spinta, la sua forza e le sue articolazioni, sono tutte tecniche che si basano su precise leggi fisiche, a partire dal baricentro corporeo sino ai vettori delle forze.

Omar è entusiasta di come sta andando quest’edizione: l’apertura del laboratorio, nonostante la gelida e piovosa accoglienza genovese, ha già visto più di trecento persone calcare il tatami, un risultato notevole che non può che sottolineare il successo di un progetto che si ripete edizione dopo edizione, grazie alla sua originalità ed eterogeneità, sia nelle arti proposte (judo, karate, aikido, ma anche molte provenienti dall’antica Cina, come il tai-chi) che nell’idea di affiancare la teoria del movimento ad un campo di applicazione affascinante ed esotico come quello delle arti marziali.

Come sempre, inoltre, non si impara un metodo per ferire e danneggiare il prossimo, bensì una maggiore consapevolezza delle potenzialità del nostro corpo e, soprattutto, un rapporto di rispetto con il nostro “avversario”, che in questo caso potremmo definire a tutti gli effetti un compagno di laboratorio.

Ancora complimenti e… Os!