Memori del bel pomeriggio trascorso a chiacchierare con Marc, Ruurd e Kees, a base di aneddoti divertenti e di focaccia genovese – amata dai nostri ospiti – siamo tutti in febbricitante attesa per l’arrivo di Federica Migliardo, una tra le più premiate fisiche italiane, e di Mafe De Baggis e Luca Vanzella, i maestrini della rete Mafe e Vanz. Nell’attesa dell’incontro, cerchiamo di immaginare i racconti che si intrecciano, le esperienze che si mostrano, tutto all’insegna della contaminazione. Siamo blogger – qualsiasi cosa questa voglia dire –, e a noi piace l’idea di osservare il mondo a testa in giù, cercando spunti e punti di vista strani. L’occasione di un faccia a faccia tra due mondi certamente distinti, beh, ci è da sempre piaciuta. È l’atmosfera delle chiacchierate in Loggia: scienziati ed esperti della rete che si sovrappongono e si ispirano a vicenda. Mafe e Luca sono due persone straordinarie, ma oltre ad amici, ieri erano veri ospiti alla pari di tutti gli altri. Federica Migliardo è annata ‘75, la consideriamo coetanea e la guardiamo con con un misto di rispetto e di ammirazione. Nulla poteva farci immaginare che la giornata non sarebbe stata piacevole.
Federica interrompe sul nascere la conversazione intorno al tavolo. Chiede se possiamo attendere ancora qualche minutoperché sta aspettando una troupe della Rai.
La parola passa allora ai maestrini che si mostrano disponibili e interessati. La domanda sorge spontanea per tutti noi che la rete la viviamo e Mafe si fa portatrice della nostra curiosità. Negli altri paesi ci sono molti esempi di eccellenza in cui gli scienziati decidono di parlare direttamente con il pubblico, senza intermediari, facendo così anche divulgazione. Per quale motivo la comunità scientifica in Italia non usa lo strumento blog?
La risposta è semplice. Non c’è tempo libero e, in quanto scienziata, le ricerche vengono tenute segrete fino alla pubblicazione, quando cioè ha effetto il copyright. Prima di quel momento i dati sono liberi, renderli pubblici sarebbe un rischio. Il blog non va bene per lei, chiude frettolosamente Federica. Nessun appello.
Eppure, proprio il web è stato creato per condividere la conoscenza della comunità scientifica. Lo stesso Robert Cailliau lo ha raccontato un mese fa. La condivisione permette lo sviluppo della ricerca.
Fin dalla prima frase – da quella parola troupe –, qualcosa si è spezzato. Una camera fissa, una steadycam, un tecnico delle luci e uno del suono. Spostamenti di scena, non così a destra che non viene la ripresa, tutti intorno al tavolo: Guido, Samuele, Vittorio, Enrico, Marco, Andrea, Federico, Marina.
Federica viene microfonata personalmente, mentre una periferica a gelato è dedicata a tutti gli altri che vogliono farle domande. La Loggia diventa un triste set pubblicitario e gli animi si surriscaldano, mentre l’atmosfera si ghiaccia all’istante. Nemmeno le battute sulle scimmie di mare servono a rallentare la tensione.
È tutto surreale, e quasi non ci crediamo. Le conversazioni in Loggia ci sfuggono di mano e si trasformano in un sottoprodotto della televisione. L’imbarazzo regna sovrano e la situazione precipita. Ora la discussione ha veramente inizio. Ora le telecamere stanno riprendendo, prima di questo momento non è mai esistito nulla. Tranne che per noi, ovviamente. Ora si può iniziare. Enrico, stimato chairman, dà il via alla danza. Federica parla dei premi che ha vinto, della scienza in Italia e in Europa, di pressioni che la spingono all’estero perché è una donna, giovane e pluripremiata e non c’è posto per lei nella comunità scientifica italiana, lei che guadagna come ricercatrice 850 euro al mese. Bisogna promuovere il talento, la competizione, incrementare la qualità e assegnare quei pochi posti disponibili nella scienza a chi è più meritevole.
Della rete si occupi chi fa divulgazione, i ricercatori hanno giusto il tempo di fare ricerca nei laboratori; ma quando i giornalisti parlano con loro, interpretano studi in modo sensazionalista, attirando lettori e travisando le parole della scienza, sia per incompetenza che per scelta. Serve una comunicazione diretta con il pubblico. Ma no, non si ha tempo per un blog. Neppure collaborativo, perché non si è rappresentativi di una categoria come quella di scienziati. Intanto, gli altri due ospiti, Mafe De Baggis e Luca Vanzella, continuano ad attendere pazientemente il proprio turno.
Le domande rivolte a Federica cercano di aprire spiragli di dialogo, ma la ribalta non può essere condivisa, non questa volta. Ha 104 pubblicazioni all’attivo, si occupa di spettroscopia neutronica, ma anche di organismi che sopravvivono in ambienti ostili e queste parole riecheggiano in Loggia Banchi.
Ambiente ostile.
La Loggia è quasi come fosse casa nostra e in meno di venti minuti ha cambiato pelle e si è rivoltata contro di noi, annullando la chiacchierata informale che ci eravamo promessi l’un l’altro. Il giorno prima, tre ricercatori premiati da Harvard si sono seduti accanto a noi, e ci hanno raccontato storie, ci hanno ascoltato, trattandoci da pari, nonostante noi fossimo estremamente consapevoli delle grandi menti che stavamo incontrando. Hanno condiviso un pomeriggio con noi. Ci hanno raccontato di come la rete abbia permesso loro di avvicinarsi alle persone, di come in questi diciassette anni sia cresciuto l’ambiente scientifico nel web.
Un’ora interminabile, forse un’ora e mezza. La percezione di un tempo che non trascorre. La troupe se ne va e ci porta via ogni cosa. Resta solo la delusione di un vuoto nella Loggia. Abbiamo perso il controllo, non so come. Abbiamo perso il controllo e alla fine del carrozzone, Mafe De Baggis e Luca Vanzella – due nostri ospiti, chiamati a condividere con noi conoscenza ed esperienza pluriennale – non hanno avuto modo di intervenire. Nessuno si aspettava una giornata del genere.
Beh, non proprio nessuno.