[video] La Fisica al Volo
Grazie a Luca Caridà, ecco il video de La Fisica al Volo! E qui il nostro precedente articolo.
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La Scienza si annida e si cela in ogni aspetto della nostra vita; negli interruttori che premiamo, negli strumenti che utilizziamo e anche nei boccali che alziamo. Sì, anche lì.
Alla relativa semplicità con cui si ottiene il vino si affiancano, infatti, la scienza e la tecnica della produzione della birra: se nel primo caso la pigiatura dell’uva e la fermentazione rappresentano la sostanza del procedimento, nel caso della birra la questione si fa più complessa, a partire dagli ingredienti: frumento, mais, riso… E poi lievito, sino a comprendere l’intera strumentazione dal look steampunk necessaria perché tutti questi elementi si tramutino nella bevanda in questione.
Ma se l’alcol della birra incontrasse l’alcol del vino? Se, ad esempio, si tentassero di incrociare birra e moscato? È proprio questa la sfida lanciata dal Festival della Scienza: con un incontro svoltosi il primo ottobre presso le distillerie del Bìcu, Magazzini del Cotone, sì è dato il via a un curioso esperimento che unisce “il sacro e il profano” dell’enogastronomia: creare una birra al moscato.
Il compito è arduo, e per nulla banale. La chimica sancisce che da tutto ciò che contiene zuccheri si possa ricavare alcol; il problema, però, è che nel caso del vino, e nel nostro caso specifico del Moscato, la fermentazione dei mosti è esclusivamente una questione di tempo, ma lo stesso non può dirsi dei cereali dai quali si ottiene la birra: luppolo, malto e simili non fermentano autonomamente, bensì è l’intervento umano a dare il via a questa trasformazione. Calibrare, quindi, le due variabili dell’equazione alcolica è la difficoltà maggiore che ci si trova ad affrontare.
Per riuscire nell’impresa è stato messo assieme un team che riunisce entrambe le anime oggetto dell’esperimento: Giuseppe Merlino e Giampiero Marrone. Il primo è il proprietario del Ristorante - Fabbrica della Birra Bìcu, mentre il secondo è produttore di vino moscato del comune di La Morra; il dinamico duo è stato inoltre supportato dall’esperienza di Marino Giordani, Presidente dell’Associazione Italiana Sommelier Liguria, e David Mc Kenzie Bell, un solare personaggio di origine scozzese, una persona con una storia alle spalle, una storia che ci porta sino in Arabia Saudita. Laggiù, nelle cantine dell’ambasciata britannica, Mc Kenzie produsse birra per sé e per i compagni della squadra di rugby, importando legalmente il luppolo, distillando (e bevendo) fino a 150 litri di birra alla settimana.
I locali del Bìcu sono la sede dell’esperimento, che durerà diciotto mesi; al termine del periodo necessario per la fermentazione, circa venticinque giorni, sarà lo stesso pubblico del Festival a giudicare se il tentativo di creare una birra dal forte profumo di moscato sia andato a buon fine. Accanto a questa sfida troviamo anche un’altra curiosità: la creazione di una birra tutta al femminile, dedicata alle donne; la birra così prodotta avrà una minore gradazione alcolica ma anche un gusto più dolce e un profumo più ricco, con il quale confrontare la “birra moscata” e valutarne il successo.
L’attesa terminerà con l’inizio del Festival e, sicuramente, il 27 ottobre, in concomitanza con una festa rock che si preannuncia già grande, le due birre sperimentali made in Bìcu vedranno la luce.
Nel laboratorio sulla birra, inoltre, gli animatori illustreranno al pubblico le fasi della preparazione e della lavorazione che porteranno al risultato dell’esperimento.
Non resta che attendere e preparare i boccali, magari scherzando sulle parole di Marino Giordani che hanno così concluso l’incontro d’avvio dell’esperimento:
“Chi beve birra campa cent’anni” “E chi beve vino?” “Non muore mai!”
La Birra sarà protagonista del Festival in tre eventi:
La birra del Festival
La chimica e la fisica della birra
La chimica e la fisica della birra e del vino
Proprio in questi giorni, si sta svolgendo in Romania la prima edizione nazionale del festival della scienza. La manifestazione, inaugurata lo scorso 2 ottobre, fa parte della rete europea WONDERS – acronimo per Welcome to Observations, News & Demonstrations of European Research and Science – che riunisce i festival dedicati alla scienza organizzati dalle varie nazioni.
L’idea alla base di WONDERS, organizzato dall’associazione europea di eventi scientifici EUSCEA, è quella di creare una rete dei festival con l’obiettivo di consolidarne le relazioni attraverso lo scambio reciproco di eventi. Il nostro direttore Vittorio Bo ripete spesso che il Festival della Scienza è un medium, un modo per comunicare una parte importante del pensiero e della ricerca attraverso altri mezzi, mettendo in relazione chi produce conoscenza con chi vuole recepirla. Perciò, in quest’ottica, Wonders accentua le potenzialità del mezzo superando i confini territoriali e culturali.
Quest’anno a Bucarest, viene ospitato l’evento tutto italiano Dynamic Tango che unisce al sensuale ballo argentino le teorie fisica. Abbiamo così chiesto a Giovanni Filocamo, ideatore di Dynamic Tango, una testimonianza diretta della sua esperienza romena. Ecco la sua risposta.
Bucarest, 3 ottobre 2007
Genova-Bucarest, non è stato un viaggio facile. Partiti alle 3 del mattino, poi l’aereo con controlli di sicurezza blindati e infine il tassista che ci ha fregato 90 euro per un viaggio da 9…Ad ogni modo ci siamo, siamo al “festival della scienza” rumeno, e devo dire che mi aspettavo una cosa molto diversa: tanto per cominciare è organizzato interamente nella fiera (molto più grande della nostra), ma soprattutto è un evento dedicato al mondo dell’industria e della ricerca industriale. Mi è stato spiegato che è la prima esperienza per loro.
Così, fra un macchinario per levigare e un Oring in lega speciale, si odono le note suadenti di Astor Piazzolla, quelle più decise di Carlos di Sarli o quelle giocose di Juan D’Arienzo. Siamo qui con Dynamic Tango, un laboratorio/spettacolo dove si spiega lo stretto rapporto fra il tango argentino e la fisica.
E così non mancano i curiosi, irrimediabilmente in giacca e cravatta, che di tanto in tanto fanno capolino al nostro stand (molto, molto diverso dagli altri) a vederci ballare o spiegare come mantenere l’eleganza grazie alla proiezione del baricentro o come fare meglio il giro grazie alla conservazione del momento angolare.
I nostri ospiti sono gentili e premurosi, ieri ci hanno fatto assaggiare un dolce tipico veramente buono (ne avevamo un bisogno!), e stasera ci porteranno a mangiare in un tipico ristorantino.