Il ruolo dell’Animatore Scientifico
di Paolo Degiovanni
Il mio turno è appena iniziato. Il mio primo turno. Sono le nove e qualche minuto di un giovedì mattina. È una bellissima giornata ed il sole caldo mi ha tenuto compagnia fino all’ingresso dell’exhibit. Ho fatto la strada con altri due animatori, si scherza, si ride, sono tranquillo. Sistemo zaino e giacca nel ripostiglio e poi mi vesto. Maglietta bianca manica lunga con asterisco rosso del Festival. Mi sento un supereroe. Tipo quando Clark Kent lascia i vestiti mortali e si imbacucca nel costume azzurro e rosso. Saluto i colleghi. Ci dividiamo i compiti e le postazioni. Un breve ripasso mentale del filo logico da seguire e… Via! Si parte!!
Il primo gruppo è una classe di un Istituto Alberghiero, una terza.
Sarò il primo a parlare. Vabbè, cosa vuoi che sia… Ho studiato la parte. Me la sono ripetuta. Mi piace l’argomento. Al massimo taglio le parti che non ricordo. Sono pronto. Datemi pure l’orda barbarica che la trasformo in tanti piccoli agnelli. E per giunta attenti. Quando mi accorgo che quaranta e più occhi mi stanno già fissando da circa dieci secondi ed io non ho ancora neanche trovato le parole per presentarmi, forse comincio a preoccuparmi un po’. Colori di Paolo: rosso, rosso pompeiano, viola, viola addobbo funebre, blu tenebra, tanto per citare il buon vecchio Fantozzi.
Tutti ricordano la loro prima, disastrosa, volta. Credo che solo dopo quattro o cinque spiegazioni si cominci ad ingranare. Ma comunque, quando si parla ad un gruppo di visitatori, di solito ci si gioca tutto nel primo minuto, anche qualcosa meno. Bisogna subito cercare di apparire divertenti ma non stupidi, semplici ma non banali. Io sono lì per appassionarli di qualcosa che altrimenti, forse, o sicuramente, neanche leggerebbero. Molte volte arrivano per giunta già stanchi perché le maestre hanno imposto tour de force spaventosi, per vedere tutto e alla fine capire poco o niente. Devono anzitutto considerarmi come un amico e per farlo devo conquistarmi la loro fiducia. Mettermi alla loro pari. Creare un terreno fertile su cui costruire il mio monologo, sperando che possa convertirsi a tratti in un dialogo.
Non bisogna sembrare un tuttologo e neanche uno che ripete bene la lezione che ha studiato. Si deve creare una specie di colla invisibile, un feeling di attenzioni ricambiate tra quello che dico io e quello che riescono a capire loro. Pertanto, il registro del mio discorso va valutato e modificato continuamente, si deve rimediare quando l’attenzione comincia a calare e, viceversa, diventare più tecnici quando si riesce a leggere partecipazione nei loro occhi. Intanto si cerca di passare con lo sguardo uno ad uno, senza fissarli troppo, ci si muove, per non essere un palo parlante, si gesticola indicando, se si può, quello che si sta spiegando. Ogni tanto ci si interrompe, lasciando spazio alla loro immaginazione, specialmente dopo un bell’esempio. E gli esempi devono essere sempre concreti, reali, tangibili, ripetibili. In questo modo, si cerca di rendere visibile un concetto o un’idea altrimenti troppo volatili.
Si deve essere quindi anche in grado di saper recitare, per riuscire a coinvolgere soprattutto i bambini, proprio come gli attori di teatro. Ed è per questo che spesso ci sentiamo degli animattori scientifici, animiamo la scienza con un pizzico di teatro.

Il mio turno è appena iniziato. Il mio primo turno. Sono le nove e qualche minuto di un giovedì mattina. È una bellissima giornata ed il sole caldo mi ha tenuto compagnia fino all’ingresso dell’exhibit. Ho fatto la strada con altri due animatori, si scherza, si ride, sono tranquillo. Sistemo zaino e giacca nel ripostiglio e poi mi vesto. Maglietta bianca manica lunga con asterisco rosso del Festival. Mi sento un supereroe. Tipo quando Clark Kent lascia i vestiti mortali e si imbacucca nel costume azzurro e rosso. Saluto i colleghi. Ci dividiamo i compiti e le postazioni. Un breve ripasso mentale del filo logico da seguire e… Via! Si parte!!
Venerdì scorso Carlo Penco, Alberto Greco e Cristiano Castelfranchi hanno tenuto un incontro su “Curiosità e sorpresa nella scienza e nella vita quotidiana – La spiegazione delle scienze cognitive”. Impegnati negli incontri in Loggia, non abbiamo potuto essere presenti e sfortunatamente non c’è stata la possibilità di organizzare una chiacchierata qui nell’area blogger. A rimediare ha pensato lo stesso Alberto Greco che ci ha gentilmente inviato un riassunto della discussione.
Memori del bel pomeriggio trascorso a chiacchierare con
Così, fra un macchinario per levigare e un 








